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Diminuiscono le vendite ma non per le zone calde

ARMI Il Governo italiano presenta i dati sulla vendita degli armamenti. Crollo di autorizzazioni ma il materiale bellico in uscita dal Paese aumenta, soprattutto verso il Nord Africa
5 aprile 2011 - Pierpaolo De Lauro
Fonte: TerraNews - 04 aprile 2011

A prima vista sembra che la crisi abbia colpito anche il florido mercato delle armi, ma a leggere i dati presentati dalla Presarmi.pngidenza del consiglio dei ministri sull’esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento si scopre che solo in apparenza il trend è negativo. Nel futuro, l’industria bellica tricolore guarda a Medioriente e America Latina e alla possibile fine dell’embargo alla Cina. In base ai dati, l’export italiano nel 2010 ha subito un contraccolpo del 40 per cento. Le autorizzazioni all’esportazione di armi si sono attestate a una quota di 2,9 miliardi di euro contro i 4,9 miliardi del 2009. Il crollo però è relativo solo ai Paesi europei e di area Nato, quelli che a causa della crisi hanno ridotto gli investimenti, nel resto del mondo invece tutto è molto più florido.

 
Inoltre, la mancanza di grandi commesse, ha svolto un ruolo di primo piano e circa il 95% delle autorizzazioni è stato rilasciato per contratti di valore minore di 10milioni di euro. In base ai dati del Governo, inoltre, si evince che le commesse diminuiscono ma allo stesso tempo le armi che l’Italia ha esportato nel 2010 sono aumentate raggiungendo i 2,7 miliardi di euro rispetto ai 2,2 dell’anno precedente. «Ci sono due parametri da tener presente - spiega Giorgio Beretta, analista di Unimondo -, il primo è quello delle autorizzazioni alle esportazioni, le commesse, e queste sono diminuite de 40 per cento, ma ciò che è in calo sono le commesse da parte dei Paesi industrializzati che hanno sofferto la crisi economica. Mentre i principali acquirenti sono stati i Paesi del Medioriente e del Nord Africa». I Paesi delle aree più calde hanno tenuto e i principali acquirenti sono stati gli Emirati Arabi, con 477,07 milioni di euro (14,67%), seguiti da Arabia Saudita e Algeria. E tra gli stati emergenti con cui l’Italia mostra di fare buoni affari si evidenzia l’India.
 
«Quest’anno a livello internazionale - spiega Beretta - l’India è il principale acquirente degli ultimi 5 anni. Nel passato acquistava armamenti dalla Russia, ora sta diversificando le sue importazioni e chiede tecnologie sempre più sofisticate. Permane la tensione col Pakistan, e se si mettono insieme i dati di cinque anni di autorizzazioni alle esportazioni di tutti i Paesi europei verso l’India e il Pakistan, si scopre che verso il primo sono stati autorizzati 5 miliardi di euro e 4,5 verso il secondo ». Un modo per non scontentare nessuno nello scacchiere asiatico. E l’attivismo dell’industria bellica italiana sembra non conoscere sosta. «La diminuzione da parte dell’Ue sta portando l’industria italiana non solo verso Medioriente e India ma anche America latina, poi c’è la grossa scommessa con la Cina. C’è un grande interesse da parte di Francia, Germania e Italia e non attendono altro che cada l’embargo. Nel futuro ci auguriamo che verso il Nord Africa, vista la situazione, siano bloccate tutte le esportazioni, non solo per l’embargo contro la Libia, ma anche Tunisia e Algeria».

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