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II ministro Martino lamenta pesanti tagli. In realtà la spesa bellica cresce

I generali rialzano il tiro: per il 2005 ci servono più soldi

Paolo Andruccioli
Fonte: Il Manifesto - 13 ottobre 2004

Il ministro della difesa, Antonio Martirio, ha annunciato che i sui uffici sono pronti a fare grandi sacrifici per la patria. La frase non va intesa nel senso eroico dei termini, ma in un più prosaico significato economico. Il ministro Siniscalco ha infatti respinto le richieste troppo esose di Martirio e dei militari italiani abituati a sorvolare sui risparmi obbligati per altri e ha «tagliato» il bilancio della difesa del prossimo anno di ben 1.357 milioni di euro, virgola 96. All'apparenza è uno dei sacrifici più pesanti
richiesti alla schiera dei ministri in ossequio alla nuova regola del tetto del 2%. Un sacrificio ancora più vistoso di quello richiesto alle forze di polizia che saranno «tagliate» (sempre rispetto alle richieste e non ai bilanci effettivi) di circa 113 milioni di euro.
Che cosa succede? Il governo che ha appoggiato la guerra in Iraq e ha investito for di risorse nelle operazioni internazionali è diventato improvvisamente pacifista? Non la pensano così i pacifisti italiani e non la pensano così i promotori della Campagna Sbilanciamoci che ci hanno abituati alla loro «controfinanziaria» basata sull'uso alternativa delle risorse finanziarie. Alla vigilia della presentazione della nuova controfinanziaria, la contromanovra economica per ii 2005 (sarà presentata domani alle 10 nella sala del Cenacolo della Camera dei deputati), i promotori della Campagna hanno fatto un po' di conti e qualche considerazione. «Da anni i tagli alla spesa pubblica - dice per esempio Giulio Marcon, coordinatore della Campagna - riguardano sanità, scuola e assistenza, ma mai la difesa. Si tagliano investimenti al Sud, ma non quelli per nuove portaerei e caccia bombardieri come gli Eurofighter». Quest'anno viene richiesto un sacrificio alle forze armate solo formalmente, perché nei fatti il bilancio del loro ministero aumenterà. Si calcola, confrontando le tabelle specifiche inserite nel testo della legge finanziaria, che il bilancio militare avrà un incremento almeno del 5%. «Per dare un giudizio sulle scelte militari - dice Mario Pianta, docente di economia a Urbino e fondatore della Campagna sbilanciamoci - si deve tener presente il sistema usato dal ministero. In genere tra la previsione e l'assestamento il bilancio è in positivo, ovvero i militari spendono sempre più di quello che avevano preventivato». Anche le cifre per il prossimo anno lo confermano. Le spese per la difesa del 2004 saranno infatti 14,148,9 milioni di euro. Per il 2005 è prevista una cifra di 15.208,4 milioni, in netta crescita quindi. I sacrifici di cui parla Martino sono solo virtuali.
C'è poi un altro elemento che non viene mai considerato. Nel bilancio della difesa (che pure è in crescita) non viene considerato la cifra stanziata dal governo per le missioni all'estero. Per l'anno scorso sono stati investiti 1 miliardo e duecento milioni di euro, divisi tra tutte le missioni in cui è coinvolta l'Italia, anche se la parte del leone l'ha fatta l'operazione in Iraq. Anche per quest'anno è stata stabilita
la stessa cifra, sensa limature o tagli: un altro miliardo e duecento milioni per la guerra. In vista, nel prossimo futuro non ci sono solo le missioni all'estero, spacciate quasi sempre sotto la formula di peacekeeping. C'è anche un sistema di armamento e di riarmo che sta riprendendo a girare dopo la crisi degli ultimi anni. Il governo italiano è infatti impegnato in una serie di progetti come la costruzione della portaerei e l'acquisizione degli Eurofighter. Non c'è un calcolo preciso dì queste operazioni, ma saranno molto salate. E a proposito di spese, il ministero potrà contare anche su altre entrate straordinarie, come quelle che saranno rese disponibili dalla vendita degli immobili militari: è al via la grande vendita delle caserme.
Una delle novità del prossimo anno sarà proprio questa, le caserme in vendita, Il 2005 sarà un anno storico per le forze armate italiane. Dal primo gennaio finirà la leva obbligatoria, si chiude un'epoca. Nessun ragazzo partità più per la naja. Partiranno solo i nuovi professionisti. Tutto è in gran movimento dunque e le novità saranno anche di ordine finanziario. Una delle norme che per ora è passata inosservata nel gran calderone della manovra di Siniscalco riguarda proprio la vendita delle caserme. Il contenzioso dura già da anni e Siniscalco ha solo ereditato un vecchio braccio di ferro tra ministero del Tesoro e Difesa. I militari chiedono di incassare i ricavi della privatizzazione delle caserme, Il Tesoro risponde che quegli immobili non appartengono solo ai militari, ma a tutto lo Stato: il ricavato della vendita deve andare quindi al Tesoro. Ora il tira e molla si è trasformato in un accordo. Nello schema della finanziaria è previsto infatti che dovranno essere individuati gli immobili da vendere per un importo massimo intorno ai 950 milioni di euro. Dal ricavato della privatizzazione, il ministero della Difesa potrà incassare il 50%. Il resto andrà nelle casse del Tesoro.
I militari sono abituati a far valere il loro peso e spesso si lamentano. Quest'anno però, nonostante il taglio di Siniscalco che vorrebbe applicare a tutti il famoso tetto alla Gordon Brown, il ministro inglese delle finanze, i militari non possono lamentarsi troppo. Se si somma l'aumento dell'1,5% del bilancio della Difesa per il 2005 alle risorse destinate per le missioni all'estero (6%), ecco che si ottiene la cifra del 7,5% di aumento delle risorse complessive. I militari non potranno neppure obiettare che si stanno facendo dei calcoli sbagliati, della serie mele più pere. Basta infatti andare a vedere la destinazione reale delle risorse investite dall'Italia per le missioni all'estero per rendersi conto della preponderanza del «militare» sull'umanitario. Nel decreto del gennaio 2004 il costo previsto per la missione in Iraq era di 209.017.084 euro, mentre i soldi per le missioni umanitarie sono stati fissati a 11.627.450. Infine nell'ultimo decreto approvato si prevedono 290.349.823 euro per la missione in Iraq nel suo complesso, di cui circa 250mila per la missione strettamente militare e 115.934.733 per l'Afghanistan. Nonostante i grandi proclami e nonostante le rassicurazioni del governo contro la guerra (siamo andati solo in appoggio, non abbiamo partecipato alla guerra vera e propria e via dicendo), quello che cresce, dal punto di vista dell'impegno organizzativo e finanziario è proprio l'aspetto militare.
Al contrario è in netta flessione la parte che riguarda gli aiuti umanitari. Anche qui le cifre parlano molto di più di tante parole pronunciate a ruota libera nei talk show o nei dibattiti parlamentari. La cifra che era stata destinata agli aiuti umanitari è stata «tagliata» a 9 milioni di euro, che comprendono anche i 5 milioni versati alla Croce Rossa guidata dal supercommissario Scelli. Cinque su nove, per la Croce Rossa italiana è una bella cifra. Complessivamente queste missioni, sia dal punto di vista umanitario, ma soprattutto dal punto di vista delle spese militari vere e proprie sono un gran peso per le finanze pubbliche italiane che si vorrebbero risanare. Nel bilancio fino ad oggi ci sono infatti più di 630 milioni di euro per la missione in Iraq. Se a questi si sommano le risorse destinate all'Afghanistan arriviamo e forse superiamo il miliardo di euro.
Con la fine della leva cambieranno parecchie cose, ma non è affatto detto che cambieranno in meglio. Dal punto di vista delle spese c'è infatti da considerare che già ora la metà del bilancio della Difesa va alle spese per il personale. E siccome non sono certo i soldati semplici ad avere cospicui stipendi, il problema finanziario e organizzativo si porrà per gli ufficiali di ogni grado. La spesa per il personale militare per il 2005 è stata fissata in 8.028 milioni di euro, con un incremento del 6,5% rispetto all'anno in corso. Ovviamente sono in netta crescita i soldi da destinare al personale in «ferma prefissata»: si passa da 807 milioni di euro a 994 milioni. Il salto è notevole, perché siamo a un più 23,1%. Anche sugli stipendi militari scatta un'anomala scala mobile. Con l'esercito professionale le spese cresceranno.

AL TOP GLI USA
Il Sipri è il centro studi svedese forse più accreditato nel mondo. Il Sipri ha calcolato che senza le ultime guerre in Afghanistan e in Iraq l'aumento delle spese militari nel 2003 sarebbe stato del 4%, anziché dell'11% come effettivamente è successo. Sempre il Sipri mette a confronto le spese militari dei principali paesi nel mondo. In vetta alla classifica ci sono, come è ovvio, gli Usa, con 417,5 miliardi di dollari, che equivalgono a 1419 dollari di spesa procapite, con ben il 47% sul totale mondiale. Tutti gli altri stanno su cifre molto più basse: 5% per il Giappone, 4% per Gran Bretagna, Francia e Cina, 3% per la Germania, 2% per l'Italia.

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