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Appello per una Quaresima davvero disarmata

Lanciata nel 2000 da Missione Oggi, Mosaico di pace e Nigrizia
Mauro Oricchio
Fonte: Il Settimanale di Como - 21 marzo 2015

quaresima disarmataChiediamo alle diocesi, alle parrocchie, alle comunità religiose e ai singoli credenti, e anche i non credenti, di accogliere il nostro invito a verificare se la banca di cui si servono ha emanato direttive sufficienti per un’effettiva limitazione delle operazioni di finanziamento e d’appoggio alle esportazioni di armi”. Lo riportano in un comunicato le tre riviste promotrici della Campagna di pressione alle “banche armate”: Missione Oggi, Mosaico di pace e Nigrizia.

Lanciata nel 2000 in occasione del Grande Giubileo da tre riviste (Missione Oggi, Mosaico di pace e Nigrizia), la Campagna di pressione alle “banche armate” compie quindici anni. Ed è arrivato quindi tempo di fare un bilancio, ma soprattutto di rinnovare alcune proposte oggi ancor più necessarie ed urgenti, come quella della “Quaresima disarmata e oltre”.

Il comunicato riporta infatti che “La Quaresima è fin dalle sue origini tempo di revisione della propria esistenza e di conversione dei cuori. Un tempo propizio, dunque, anche per ripensare alle proprie scelte, sia individuali che comunitarie, in campo economico a cominciare dalla scelta della banca in cui teniamo i nostri risparmi”.

Sono due gli obiettivi della campagna. Anzitutto cercare di portare gli istituti di credito ad emanare direttive restrittive, rigorose e trasparenti sulle operazioni in appoggio alle esportazioni di armi e, più in generale, riguardo a tutte le attività di finanziamento alle industrie militari. In secondo luogo, mantenere alta l’attenzione del mondo politico e delle associazioni, laiche e cattoliche, sulle autorizzazioni rilasciate dall’esecutivo per le esportazioni di armamenti.

Se il primo obiettivo si può dire sufficientemente raggiunto, almeno da parte dei principali gruppi bancari italiani, per quanto riguarda il secondo va invece segnalato il recente forte incremento di esportazioni di sistemi militari dall’Italia soprattutto verso i paesi in zone di conflitto, a regimi autoritari, a nazioni altamente indebitate che spendono rilevanti risorse in armamenti e alle forze armate di governi noti per le gravi e reiterate violazioni dei diritti umani” così ci spiega Giorgio Beretta che svolge da anni attività di ricerca sui temi del commercio di armamenti e sul ruolo degli Istituti bancari, pubblicando diversi studi per l’Osservatorio sul commercio delle armi di Ires Toscana e per l’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia, oltre che numerosi contributi per il sito Unimondo.org.

Continuando poi nella riflessione “nel contempo, e anche questo è un fatto quanto mai preoccupante, è venuto meno il controllo parlamentare ed è stata erosa l’informazione ufficiale tanto che oggi è impossibile conoscere con precisione dalla Relazione governativa le operazioni autorizzate e svolte dagli istituti di credito per esportazioni di armamenti. Il mese scorso la Campagna ha perciò promosso con la Rete italiana per il Disarmo una lettera a tutti i gruppi parlamentari chiedendo di riprendere il controllo delle esportazioni di armamenti e di attivarsi affinché nella Relazione governativa venga ripristinata la completa informazione richiesta dalla legge che regolamenta questa materia (la legge n.185 del 1990).”

Nell'affrontare poi il discorso sulla reazione dei gruppi bancari alle richieste della campagna Giorgio Beretta di spiega che “possono essere suddivise in quattro categorie: Alla prima categoria appartengono i gruppi bancari che hanno emesso direttive che escludono tutte o buona parte delle operazioni di esportazione di armamenti e che hanno dato una precisa comunicazione e dettagliato reporting in merito a tali operazioni. Alla seconda categoria appartengono le banche che hanno emesso direttive che limitano con chiarezza e rigore le operazioni di esportazione di armamenti e che hanno dato una costante e dettagliata comunicazione in merito a tali operazioni. Alla terza categoria appartengono le banche che pur avendo emanato direttive interne non le hanno rese pubbliche e/o non comunicano adeguatamente le operazioni che svolgono in appoggio al commercio di armi. Alla quarta categoria appartengono le banche che non hanno emanato direttive o che, pur avendolo fatto, risultano gravemente insufficienti ed inadeguate per esercitare un efficace controllo sul commercio di armamenti nei paesi in cui operano. 

I consigli della campagna “Quaresima disarmata” sono semplici e alla portata di tutti: anzitutto, promuovere nella propria associazione, parrocchia, gruppo culturale un momento di approfondimento sul tema delle spese militari e del ruolo delle banche nel commercio di armamenti; inoltre, chiedere di verificare se la banca della propria associazione o parrocchia ha emanato direttive sufficienti per un’effettiva limitazione delle operazioni di finanziamento e d’appoggio alle esportazioni di armi e, in caso contrario, chiedere di rivedere i criteri e le priorità nella scelta della banca; infine, attivarsi presso il proprio Comune chiedendo che nella scelta della tesoreria vengano introdotti criteri di responsabilità sociale per appurare il coinvolgimento delle banche in settori non sostenibili e in attività finanziarie a sostegno dell’industria militare e delle esportazioni di armamenti.

Le tre riviste si rendono disponibili per promuovere a livello locale momenti di approfondimento e di sensibilizzazione sul tema delle spese militari e sul ruolo delle banche nel commercio di armamenti e a seguire le iniziative locali.

 

Articolo Settimanale di Como


Note: Per contatti
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