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L’esercito di Israele spara anche con armi italiane

Stefano Pasta
Fonte: Il Fatto Quotidiano - 17 luglio 2014

A Gaza si bombarda anche con le nostre armi. “L’Italia – denuncia la Rete Disarmo – sospenda immediatamente l’invio di armi e sistemi militari in Israele”. Sì, perché, secondo la XV Relazione Ue sul controllo delle attrezzature militari, siamo il più importante fornitore europeo di sistemi militari e armi leggere del governo di Tel Aviv: nel solo 2012 ne ha acquistate per 473 milioni di euro, su un totale di 613. Il made in Italy stacca nettamente il secondo classificato di questo triste podio, la Germania, che si ferma a 49 milioni.

M346 aermacch Non solo: il 9 luglio, nei primi giorni dei raid, l’azienda Alenia Aermacchi del gruppo Finmeccanica ha inviato i primi due aerei addestratori M-346 alla Forza aerea israeliana. I nuovi velivoli servono per l’addestramento a caccia di nuova generazione, ma possono anche essere armati e utilizzati per bombardare. In particolare, grazie alla loro maneggevolezza, potrebbero essere usati in aree urbane e di conflitti a basso dispiegamento di forze armate e di contraerea.

Secondo la Rete per il Disarmo, che raggruppa le principali organizzazioni impegnate sul tema, “tutto ciò avviene in aperto contrasto con la nostra legislazione relativa all’export di armamenti”. Effettivamente la legge 185 del 1990 prevede, proprio al primo articolo, l’impossibilità di fornire armi a Paesi “in stato di conflitto armato o i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani”. Il legame tra l’industria militare italiana e quella israeliana non è nuovo. Con la Legge 94 del maggio 2005, il governo Berlusconi III ratificò l’“Accordo generale di cooperazione tra Italia e Israele nel settore militare e della difesa” che definiva la collaborazione: misure per favorire gli scambi nella produzione di armi e il trasferimento di tecnologie, formazione, manovre militari congiunte e “peace – keeping ”. Nel luglio 2012, fu firmato un nuovo accordo sulla esportazione dei sistemi militari italiani verso Israele, tra cui appunto gli aerei M-346, definito “storico” dalla Difesa italiana e “un salto di qualità” dal premier Monti, che si era impegnato in prima persona. Salto di qualità mai discusso in Parlamento.

E ora cosa potrebbe fare il governo? Tramite l’Uama (Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento), la Farnesina ha la facoltà di decidere sull’esportazioni di armi. Secondo la Rete Disarmo, il ministro Mogherini dovrebbe immediatamente impedire la fornitura di nuovi M-346 e, a livello europeo, promuovere un embargo di armi e sistemi militari

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