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Spese militari mondiali 2012: una vera riduzione?

L'analisi dell'Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo
Fonte: Archivio Disarmo - 16 aprile 2013

Per la prima volta dal 1998, le spese mondiali per la compravendita di sistemi d’arma fanno registrare una lieve flessione. Così comunica il Sipri, lo Stockholm International Peace Research Intitute, sostenendo che la spesa mondiale per gli armamenti relativa al 2012 si attesta al 2,5% del prodotto interno lordo globale, circa 1753 miliardi di dollari in valori reali.

spese militari La flessione è sicuramente generata dalle “spending review” di cui si sono resi protagonisti molti degli Stati occidentali. Il grosso del decremento riguarda infatti macroregioni come il Nord America, l’Europa Centrale e Occidentale e persino l’Australia. Diversa, invece, la situazione dei paesi in via di sviluppo che ammortizzano, in un certo senso, la caduta delle spese mondiali. In particolare, la Russia fa segnare un incremento delle spese per la compravendita di sistemi d’arma.

Nonostante questo decremento sfiori lo 0,5% rispetto al 2011, i livelli di spesa della maggior parte degli Stati mondiali rimangono alti. Si tratta di livelli di spesa ancora molto vicini a quelli della Guerra Fredda. A riprova di ciò, bisogna considerare che i 15 maggiori acquirenti di sistemi d’arma del 2012 sono gli stessi del 2011 e che i primi 5 posti di questa speciale classifica sono occupati dai medesimi Stati nelle medesime posizioni. Insieme questi 15 Paesi sono responsabili dei quattro quinti delle spese militari mondiali e gli Usa, al primo posto sia nel 2011 sia nel 2012, coprono da soli i due quinti delle spese globali.

Non a caso, benché le spese degli Usa abbiano subìto, in un solo anno, un decremento del 6%, il livello di spesa è più alto del 69% rispetto al 2001, quando cominciò la guerra globale al terrorismo. Gli States rimangono il maggiore acquirente di sistemi d’arma al mondo e anche se la quota globale di spesa, per la prima volta dal crollo dell’Unione Sovietica, scende nel 2012 sotto il 40%, essa rimane maggiore della spesa complessiva dei successivi dieci Paesi al mondo.

La situazione dell’America Latina è ben diversa. L’incremento regionale è del 3,8% nonostante il Brasile, maggiore potenza regionale, spenda lo 0,5% in meno del 2011. Incrementi significativi si hanno in Paraguay, Venezuela e Colombia (rispettivamente 43%, 42% e 11%). Ancora meglio fa l’Argentina (+ 132%, ma dal 2003).

Archivio Disarmo In Europa centrale e occidentale si certifica una flessione delle spese sin dal 2010. Fra il 2008 e il 2012, 20 dei 37 paesi della macroregione hanno ridotto le spese militari per una quota che supera il 10% totale. L’anno che rompe la tendenza del decennio 2003-12 è il 2008, quando la crisi finanziaria mondiale ha costretto i governi statali a ridurre i bilanci destinati alle spese militari. Infatti il Regno Unito, dal 2008, taglia le spese del 5,2% e la Francia del 3,8%, mentre la sola Germania spende il 2,6% in più. Ma fra il 2011 e il 2012 la spesa complessiva della macroregione europea si riduce dell’1,6%, con un -6,9% totale dal 2008, anno dello scoppio della crisi finanziaria.

Un discorso a parte va fatto per la Russia. L’incremento di spese militari nel 2012 è molto significativo (16%) e sono in corso progetti che porteranno progressivamente la quota di PIL destinata alle spese militari dal 4,4% del 2012 al 4,8% entro il 2015. Le cause di tale incremento è il cosiddetto “2011-20 State Armaments Plan”, che prevede una spesa complessiva di 705 miliardi di dollari entro il 2020 di cui 647 destinati al solo Ministero della Difesa. Questi fondi saranno usati per il rinnovamento e la modernizzazione delle forze armate russe.

Anche l’Asia, in controtendenza con il mondo occidentale, incrementa le proprie spese militari. La Cina spende il 7,8% (166 miliardi di dollari) in più per l’acquisto di sistemi d’arma. L’incremento del colosso asiatico è del 175% nel decennio 2003-12, il più significativo fra i 15 maggiori acquirenti del mondo. Altri paesi che si fanno notare per incrementi importanti nel decennio in questione sono il Vietnam (+130%) e l’Indonesia (+73%).

Incrementi di spesa interessanti riguardano anche il Medio Oriente (+8,3%) e il Nord Africa (+7,8%). In Oman, in Arabia Saudita e in Kuwait le spese sono aumentate rispettivamente del 51%, 12% e 10%. In ribasso le spese dell’Egitto (-2,6%), mentre sono sempre in incremento i fondi destinati all’acquisto di sistemi d’arma dell’Algeria che fa segnare un +5,2% (+189% se si considera il decennio 2003-12).

Altro incremento (3,2%) vede protagonisti i Paesi dell’Africa sub sahariana, nonostante i dati a disposizione del Sipri non siano molti e attendibili, mentre decrescono le spese militari dell’Uganda e del Sud Sudan che, invece, negli anni passati erano in aumento.

L’America centrale, che ha avuto in anni passati livelli di spesa non molto alti, ha rapidamente incrementato le quote di PIL dedicate all’acquisto di armamenti per favorire la lotta al traffico illecito di droga e ai gruppi armati che imperversano nella zona. Così, le spese militari nel 2012 sono aumentate dell’8,1% pari a 8,5 miliardi di dollari in valuta corrente. Nel decennio 2003-12, invece, l’incremento totale è stato del 70% con protagonisti il Messico (+10% fra il 2011 e il 2012 e +81% fra il 2003 e il 2012), e il Nicaragua (+24% nel 2011-12). Belize, Honduras ed El Salvador, invece, tagliano le loro spese.

Focus Italia. Secondo il Sipri, il nostro paese rientra nella top ten mondiale dopo esserne venuto fuori fra il 2010 e il 2011. Tuttavia, la flessione delle spese è evidente sia nel breve periodo (-5,9% nel 2011-12) sia nel medio periodo (-19% nel decennio 2003-12). È interessante notare come quella italiana sia la flessione più significativa dopo quella degli Stati Uniti fra i quindici paesi più “spendaccioni” al mondo. Rimane il fatto che il -6% degli States è sicuramente meno significativo del -5,9% dell’Italia in quanto Washington investe comunque una quota del PIL pari al 4,4% (680 miliardi di dollari) e l’Italia spende il solo 1,7% (34 miliardi di dollari in valuta reale). Occorre rilevare, tra l’altro, che questa quota non secondaria del PIL italiano appare costante negli ultimi cinque anni, pur in presenza di una gravissima crisi economica., anche se il ministro della difesa ha pubblicamente affermato che le nostre spese sono circa la metà di quanto rilevato sia dal SIPRI sia dalla stessa NATO.

Va sottolineato inoltre che il SIPRI, nella sua banca dati, presenta i dati dell’Italia come stime, in quanto i bilanci della difesa non sono assolutamente chiari e trasparenti, essendo divisi su più ministeri, nonché da integrare con i rilevanti finanziamenti per le missioni di peacekeeping.

Si tratta comunque di dati da prendere con le dovute precauzioni per diversi motivi. Prima di tutto è chiaro che ci sia una flessione delle spese militari mondiali, ma si tratta solo di un leggerissimo decremento nel breve periodo 2011-12. Nel lungo periodo e in termini reali, invece, le spese superano ancora quelle del periodo della Guerra Fredda. Quindi non si può parlare di una repentina e inesorabile diminuzione delle spese militari nel mondo. A questo si aggiunge che grossa parte della flessione è dovuta, come si diceva in precedenza, al decremento delle spese militari dei Paesi del blocco occidentale. Questo è ulteriormente dimostrato dal fatto che Russia, Cina e Arabia Saudita non fanno registrare flessioni particolari. 

Note: Scheda curata da Fulvio Nibali
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