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Trattato sulle armi: la lettera a Obama e una data non casuale

31 luglio 2012 - GB
Fonte: MISNA - 31 luglio 2012

“In quanto difensori del diritto degli statunitensi di tenere e portare armi, scriviamo per esprimere la nostra grave preoccupazione sui pericoli insiti nel Trattato delle Nazioni Unite sul commercio delle armi convenzionali” (Att, Arms Trade Treaty). E’ questo l’incipit di una lettera inviata al presidente statunitense il 26 luglio e firmata da 51 senatori.

Control arms La lettera è stata rimbalzata qui e lì sulla rete ma non è arrivata ai grandi media. “Eppure – dice alla MISNA Emilio Emmolo, ricercatore dell’Archivio Disarmo, istituto di ricerca con base a Roma – essa fa capire molto bene cosa si sia mosso dietro le quinte dei negoziati e quali siano gli interessi che animano in questo caso la lobby delle armi negli Stati Uniti, paese fondamentale per arrivare alla firma del trattato. Dopo tre settimane di silenzio la lobby dei mercanti di armi statunitensi ha atteso il momento cruciale per scoprire le sue carte. E’ evidente che questa lettera non è stata improvvisata in 24 ore, ma è stata il frutto delle pressioni sui senatori americani”.

La lettera fa riferimento ai negoziati svoltisi fra il 2 e il 27 luglio a New York per tentare di arrivare all’adozione di unTrattato sul commercio delle armi. Partiti a rilento, i negoziati hanno portato a una bozza di un documento finale poi non approvato. L’Onu, promotrice della conferenza di New York, considera il trattato uno strumento fondamehtale per regolamentare con regole chiare e condivise il commercio delle armi così da mettere fine a un proliferarsi di trumenti di guerra con gravi conseguenze soprattutto per i paesi del Sud del mondo.

Gli Stati Uniti hanno di fatto ostacolato l’approvazione del trattato insieme ad altre nazioni esportatrici di armi. La lettera dei senatori, che aiuta a capire alcuni fondamentali retroscena, è stata firmata da 51 senatori, 43 repubblicani e otto democratici: un numero non casuale.

“I senatori statunitensi – prosegue Emilio Emmolo, tra i più autorevoli esperti di armi leggere in Italia – indirizzano la lettera a Obama e al segretario di Stato Hillary Clinton contro l’adozione del trattato che metterebbe a rischio il secondo emendamento della Costituzione: quello che permette a ogni cittadino degli Stati Uniti di possedere un’arma. Che a firmarlo siano in 51 è un segnale decisivo: la ratifica del trattato non passerebbe mai al Senato statunitense dove per la ratifica è necessaria una maggioranza qualificata di due terzi e il Senato è composto da 100 componenti”.

Nella loro lettera i senatori avvertono Obama che il trattato comporterebbe maggiori controlli federali poiché prevede verifiche sui trasporti anche all’interno del territorio degli Stati che contrasterebbero con il secondo emendamento, così come le previsioni sulla racconta di informazioni sulle importazioni e i transiti nel territorio nazionale da registrare, conservare e trasmettere alla Support Unit dell’Onu.

“I senatori – conclude Emmolo – attaccano la disposizione sulle misure per evitare la diversione delle armi importate nel mercato nero o a utilizzatori finali non voluti. E chiedono che siano escluse dall’applicazione del trattato tutte le armi leggere e di piccolo calibro per non minare il diritto alla legittima difesa delle persone, dichiarandolo un diritto umano. E’ evidente però che dietro la lettera si nascondano grandi interessi economici e politici: gli stessi che hanno ostacolato l’adozione del Trattato, con le grandi potenze più ansiose a difendere i rispettivi interessi di cortile che a guardare al rispetto dei diritti umani veri e alle violenze generate proprio dalla diffusione incontrollata di armi. Insomma, la questione del secondo emendamento è solo un cavallo di troia: alle industrie della difesa interessava solo salvaguardare il commercio dei grandi sistemi d’armi”.

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