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Siria: Francia chiede più sanzioni ma le armi non hanno colore

Fonte: MISNA - 18 aprile 2012

Nuove e più pesanti sanzioni contro la Siria sono state chieste dai rappresentanti di una cinquantina di paesi riuniti in Francia nell’ambito della serie di appuntamenti dei cosiddetti “Amici della Siria”. A una settimana dall’entrata in vigore di un fragile cessate-il-fuoco, ieri a Parigi il ministro degli Esteri francese Alain Juppé ha accusato gli alleati del regime di continuare a fornire armi a Damasco e altri paesi di condurre una politica ambigua. Juppé non ha fatto nomi, ma secondo varie indiscrezioni raccolte dalla stampa internazionale, i suoi riferimenti erano diretti alla Russia, ma anche a Libano, Iraq e Giordania. Armi e soldati

Secondo Juppé, le sanzioni finora in vigore hanno ridotto di almeno la metà le riserve in valuta straniera della Siria; ulteriori sanzioni, ha aggiunto, sono necessarie per bilanciare gli aiuti nel frattempo ricevuti da Damasco.

Per essere corretti, riferiscono però alla MISNA fonti della società civile, bisognerebbe aggiungere che alla Siria ancora fino al 2010 sono pervenute armi di fabbricazione occidentale e che ancora nel 2011 società occidentali anche italiane hanno fornito strumentazioni per le intercettazioni telefoniche, per la lettura in tempo reale di e-mail e sms.

“Sui carri armati di fabbricazione russa T72 – dice alla MISNA Giorgio Beretta, ricercatore della Rete italiana disarmo – c’è una significativa impronta italiana: vi sono infatti installati i sistemi di puntamento e di controllo del tiro Turms-T, un sistema fornito a Damasco dalla Selex Galileo, società controllata della Finmeccanica”. Le ultime parti di ricambio di questo sistema sono state consegnate nel 2009.

Di questi giorni è invece la notizia riferita dai media tedeschi di una nave tedesca fermata a circa 50 miglia dal porto siriano di Tartous. Il sospetto è che bordo della nave si trovassero armi iraniane destinate al regime siriano. La Atlantic Cruiser (questo il nome della nave), noleggiata da una società ucraina, avrebbe trasferito a bordo armi a Gibuti, prelevando di fatto un carico lasciato in precedenza da una nave iraniana. La questione è attualmente all’esame del governo di Berlino.

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