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Il fiasco del gioco al ribasso

Fallisce il tentativo di legittimare l’uso delle bombe a grappolo capitanato dagli Stati Uniti
Fonte: Campagna Italiana contro le Mine - 25 novembre 2011

Nettamente fallito il tentativo capitanato dagli Stati Uniti e dagli alti produttori e detentori cluster bombs  di proporre  una nuova legge  che avrebbe autorizzato l’uso di queste armi già bandite dalla Convenzione di Oslo. Oltre 50 tra gli Stati partecipanti alla negoziazione delle Nazioni Uniti hanno rifiutato nettamente il cinico tentativo di dare una copertura legale all’uso futuro di queste armi. Questo risultato chiude 4 anni di negoziazioni su questo argomento e quasi una decade di discussioni.
 
Gli Stati Uniti sono stati i  promotori chiave di questa proposta di legge, fortemente supportati da Paesi grandi produttori come Cina, India, Israele, Russia.
Dodici tra gli Stati parte della Convenzione di Oslo Cluster bombs si sono, comunque, espressi a favore di una regolamentazione sotto il CCW tra questi Germania, Italia, Francia, Giappone, Svezia, Olanda, Svizzera, Croazia, Irlanda e Lituania.
 
L’opposizione a questa proposta è stata invece guidata dalla Norvegia, Austria e Messico con il  pressante supporto della Cluster Munition Coalition (CMC), della Croce Rossa Internazionale e delle Agenzie delle Nazioni Unite, UN Development Program, l’ufficio UN per il coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) e l’Alta Commissione per i Diritti Umani (UNCHR).
 
“Oltre ad esprimere immensa soddisfazione per l’esito di questa Conferenza crediamo che, come ben espresso in alcuni Statement delle Agenzie delle Nazioni Unite,  l’adozione del protocollo contenente delle normative in grado di disturbare  una precedente legge internazionale  avrebbe creato un nuovo trattato più debole dell’ antecedente già in vigore,  generando così anche un grave precedente giuridico” - dichiara  Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana Contro le Mine –  “Comprendiamo la validità di negoziare in contesti in cui anche i Paesi maggiori produttori siano disposti a partecipare e discutere alcuni temi come il disarmo umanitario, anche per non delegittimare dei percorsi diplomatici condivisi – continua Schiavello –  credo però sia lecito chiedersi anche con quali reali fini,  tempi , costi, risultati e possibilità di riconoscere almeno pari dignità alle preoccupazioni umanitarie rispetto problemi di strategia e sicurezza militare senza , però,  dimenticarsi la rilevanza che gli  interessi economici riescono ad esprimere  su alcuni temi (…)” “Sappiamo comunque che questo non sarà l’ultimo tentativo dei grandi produttori(…)”  conclude Schiavello.
 
Campagna Mine La proposta di considerare ancora il tasso di fallimento inferiore all’1% come indicatore di affidabilità di alcune cluster bombs  è  stata superata da tempo dalle evidenze,  come palese esempio abbiamo quelle lanciate da Israele in Libano le quali hanno definitivamente provato  un  tasso di fallimento reale che va oltre il 10%. Come ormai  tutti sappiamo esiste una differenza tra condizioni di lancio ideali e condizioni reali di utilizzo”- dichiara Santina Bianchini Presidente della Campagna Italiana.
Dopo il  fallimento del tentativo di creare un’ alternativa più debole alla già esistente e più forte Convenzione sulle Munizioni Cluster del 2008 - che come il Trattato di messa al bando delle mine antipersona, ha sancito  il divieto di uso, di  produzione e  di commercio di una intera categoria di arma e promuove i diritti delle vittime e dei sopravvissuti ad incidenti causati da ordigni inesplosi-  la CMC invita gli Stati che non l’abbiano ancora fatto a sottoscrivere la Convenzione di Oslo.
 
La Convenzione  sulle Munizioni Cluster è stata fermata da 111 Nazioni , inclusi alcuni dei più grandi utilizzatori , produttori e detentori degli ultimo decenni tra i quali United Kingdom, Germania, Francia  e Olanda. Ventidue su ventotto Paesi membri della NATO aderiscono alla Convenzione di messa al bando.

Note: Per maggiori informazioni www.campagnamine.org
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