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Giornata contro i test nucleari. Simoncelli: il disarmo atomico non c'è

Si celebra domani la Giornata mondiale contro i test nucleari, promossa dalle Nazioni Unite nel 2009. Sulle problematiche e le tensioni internazionali che lo sviluppo del nucleare bellico provoca a livello internazionale, Stefano Leszczynski ha intervistato Maurizio Simoncelli, di Archivio Disarmo
Stefano Leszczynski
Fonte: Radio Vaticana - 28 agosto 2011

Esplosione nucleare Si celebra domani la Giornata mondiale contro i test nucleari, promossa dalle Nazioni Unite nel 2009. Sulle problematiche e le tensioni internazionali che lo sviluppo del nucleare bellico provoca a livello internazionale, Stefano Leszczynski ha intervistato Maurizio Simoncelli, di Archivio Disarmo e docente di geopolitica dei conflitti presso l’Università Roma Tre

 

R. – In primo luogo è importante perché le nubi all’orizzonte, in campo nucleare, ci sono; sappiamo la questione del nucleare della Corea del Nord e la questione del nucleare dell’Iran: due grossi problemi irrisolti. C’è la questione del non-disarmo da parte delle potenze nucleari, quali Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna che, nonostante il Trattato di non proliferazione nucleare che prevede - anche da Paesi armati nuclearmente - un progressivo disarmo: questo, in realtà, non è avvenuto. Sì, hanno diminuito una parte dei loro arsenali nucleari, ma rimangono circa 10 mila testate nucleari a disposizione, per lo più delle due superpotenze, statunitense e russa. E rimane poi la questione principale, che è quella dei test nucleari. Nel momento in cui un Paese rinuncia a fare i test nucleari, vuol dire che si impegna concretamente a non perseguire più questa strada. E ad oggi, invece, questo non risulta.

D. – Tutto questo, cosa comporta anche da un punto di vista ambientale?

R. – Ovviamente, un test nucleare svolto nell’atmosfera o sul fondo marino, e così via, crea degli enormi problemi dal punto di vista ambientale. Per fortuna, nel corso degli anni, questi sono stati progressivamente eliminati: non si fanno più test nell’atmosfera. Ricordiamo i test che si facevano nell’Oceano Pacifico, come l’atollo di Muroroa con enormi danni nei confronti della popolazione e dell’ambiente. Ma una cosa è una scelta unilaterale da parte dei Paesi, di non fare più i test, altra cosa è invece un divieto internazionale che blocchi, una volta per tutte, questo passaggio.

D. – Tuttavia, se questo è l’ideale, lo scopo, l’obiettivo che bisogna raggiungere – quello dell’abolizione della produzione nucleare a scopi bellici – come fare fronte ai cosiddetti “Stati canaglia”?

R. – In primo luogo, non dando loro aiuto, non dare loro tecnologia né consulenza, non fornire loro materiali … si possono prendere una serie di provvedimenti a livello internazionale, ma poi, come si fa a dire all’Iran – per fare un esempio che conosciamo – che non deve prodursi l’arma nucleare, e gli altri Paesi invece possono averla? Questa iniziativa, questa Giornata mondiale vuole essere una spinta, una pressione su questi governi affinché si muovano, finalmente, a dare una risposta concreta rispetto ad un problema che l’opinione pubblica spesso sente lontano se non quando questa minaccia si concretizza, come è successo con l’incidente di Fukushima o magari se avviene che qualche gruppo di terroristi rischia di dotarsi di una bomba nucleare più o meno sporca, più o meno potente … L’attenzione dell’opinione pubblica e dei mass media, è un po’ intermittente su questo argomento, e la Giornata ha proprio questa finalità: far presente che c’è un grosso problema da affrontare e da risolvere e che non può essere rinviato alle calende greche …

Note: articolo al link http://www.radiovaticana.org/italiano/Articolo.asp?c=515963

per ulteriori informazioni sulle campagne che chiedono il disarmo nucleare www.disarmo.org/ican
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