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Alt alle "navi della vergogna" verso l'Africa

Fonte: Greenreport - 20 luglio 2011

Mentre l'Unicef lancia l'ennesimo appello per salvare dalla morte per fame mezzo milione di bambini nel Corno d'Africa, continua lo scandaloso del traffico di armi verso quel continente. Una vergogna dalla quale non sembra sottrarsi nessuno, uno sporco affare nel quale troppi governi africani sperperano risorse necessarie a combattere la fame, la siccità, i cambiamenti climatici ed il sottosviluppo, spesso ripagando così con gli interessi gli "aiuti" forniti dai Paesi "amici"..
armi galleggianti
Sulla questione è intervenuto Alaphia Zoyab, responsabile comunicazione online della segreteria di Amnesty International. Di seguito vi proponiamo integralmente il suo contributo.

Durante una riunione con delle organizzazioni non governative, a margine dei negoziati relativi al trattato delle Nazioni Unite sul commercio di armi, a New York, la Cina ha affermato di non procedere ad alcun trasferimento di armi in direzione degli Stati africani in preda a conflitti. Questa dichiarazione è semplicemente del tutto falsa e la Cina ha manifestamente dimenticato la tristemente celebre "nave della vergogna". Rinfreschiamole la memoria.

Nel 2008, una nave cinese, l'An Yue Jiang, è arrivata a Durban, in Sudafrica,  con a bordo un carico di più di 3 mila casse di armi. Le casse contenevano circa 3 milioni di proiettili da fucile, dei lanciarazzi, dei mortai e dei proiettili da mortaio, tutti esportati dalla società Poly Technologies Inc. di Pechino. Questo carico era destinato alle Forze di difesa dello Zimbabwe.

Questo si e svolto poco dopo le controverse elezioni del  2008 nello Zimbabwe, mentre dei membri altolocati dell'esercito dello Zimbabwe brutalizzavano, torturavano ed uccidevano chiunque fosse sospettato di aver votato per i partiti di opposizione.

E' precisamente a quell'epoca che questo pericoloso carico cinese avrebbe raggiunto lo  Zimbabwe se dei semplici cittadini del Sudafrica non avessero protestato. Quando il cargo ha fatto scalo a Durban, dei sindacati hanno rifiutato di scaricare il carico ed hanno anche esortato i lavoratori dei trasporti di altri Paesi africani a fare lo stesso. Dei responsabili religiosi e degli avvocati sudafricani hanno ottenuto che il cargo fosse bloccato per decisione della giustizia. Grazie a queste azioni, l'affaire ha suscitato un protesta internazionale e anche gli operai dei trasporti che lavorano nei porti del Mozambico, della Namibia e dell'Angola hanno respinto questa nave cinese. Alla fine dei conti, anche se una  parte ha potuto essere scaricata a Luanda, in Angola, la nave sembra essere ritornata in Cina con l'essenziale del suo carico di armamenti.

Intervenendo nel quadro di una manifestazione molto seguita co-organizzata da Amnesty International al seggio delle Nazioni Unite giovedi 14 luglio, Seydi Gassama, direttore della sezione senegalese di Amnesty International, ha dichiarato: «Le armi importate illegalmente fanno delle devastazioni in Africa. E' solo quando gli Stati si impegnano a dar prova di trasparenza attraverso più stringenti misure di conformità, che il trattato sul commercio delle armi potrà migliorare la vita degli uomini e delle donne nel Continente».

Se gli Stati si impegnano ad osservare e ad applicare il trattato sul commercio delle armi (Tca), allora saranno tenuti a sottoporre un rapporto annuale su questo tipo di trasferimenti e sulle importazioni di armi e munizioni. «La trasparenza aiuterà a rafforzare la fiducia tra Stati, a ridurre il rischio di esportazioni illegali ed a permettere un controllo da parte della società civile»,h a aggiunto Seydi Gassama.

Numerosi Stati affermano però di non essere in grado di riunire e far emergere le informazioni relative a queste transazioni, per mancanza di risorse ed a causa degli  "appesantimenti amministrativi"  che questo rappresenterebbe. Ma il fatto è che ogni Stato dispone di servizi doganali che raccolgono già queste informazioni. Sarebbero tenuti, in virtù del Tca, a renderle pubbliche in un rapporto annuale dei dati relativi ai trasferimenti internazionali.

E' solo quando gli Stati si impegneranno a dar prova di maggiore trasparenza che saranno più responsabili riguardo le loro esportazioni e transazioni relative alle armi e che la nostra sicurezza sarà collettivamente miglio assicurata. I piccoli Stati dei Caraibi, vittime di lunga data della violenza armata, così come numerosi Stati europei, aderiscono in maniera molto più entusiasta al concetto di trasparenza di questi dati che grandi potenze quali gli Stati Uniti, la Cina, l'India o la Russia. Molti restano indecisi. See gli Stati edulcorano i termini della trasparenza e l'obbligo di rendere conto all'interno del Tca, si distolgono dal loro dovere, consistente nel salvare delle vite, in Africa e nel resto del mondo.

Note: Articolo al link http://www.greenreport.it/_new/index.php?lang=it&page=default&id=11443
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