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Tutte le armi del subcontinente

Luciano Bertozzi
Fonte: Lettera 22 - 03 novembre 2010

L’India si è trasformata nell’Eden dell’industria bellica. Il gigante asiatico, a differenza dei Paesi occidentali e degli Stati Uniti che a seguito della crisi economica stanno tagliando la spesa militare, prevede di aumentare il proprio budget del 4%, portandolo alla ragguardevole cifra di 32 miliardi di dollari. Non solo, il ministro della difesa di New Delhi ha affermato recentemente che una rilevante percentuale degli apparati militari è obsoleto. Il governo indiano sta dunque avviando un piano di ammodernamento che interessa un po’ tutti i settori, dagli aerei da caccia agli elicotteri, ai radar e così via.
India e Pakistan
In un tale contesto si è scatenata la lotta fra le principali industrie belliche mondiali ed i loro sponsor politici per ritagliarsi la fetta di torta più ampia possibile.
Nei giorni scorsi il consiglio di amministrazione del consorzio europeo che produce gli aerei Eurofighter e composto dalle principali industrie europee (Finmeccanica, Bae Systems,, Eads Casa ed Eads Deutchland) è volato al gran completo nel Paese asiatico per convincere le autorità indiane a comprare il loro velivolo. Ma ovviamente neanche la concorrenza sta ad aspettare le decisioni. Nelle prossime settimane il Presidente Obama andrà in India per firmare un accordo del valore di 3,5 miliardi di dollari per l’acquisto di velivoli militari.
L’uomo più potente del mondo sarà seguito da altri leader: il ministro della Difesa di Londra, il presidente francese Sarkozy, il premier russo Medvedev. Tutti con il medesimo obiettivo, quello di favorire l’industria militare del proprio Paese. In tempi di crisi evidentemente per molti l’industria bellica rappresenta un fattore di sviluppo e di rilancio occupazionale. La preoccupazione di molti osservatori è, invece, che rafforzare l’apparato militare indiano, potenza nucleare non dichiarata e da sempre in lotta con il Pakistan rafforzerà i falchi e, quindi, rischia di rendere ancora più instabile una zona del mondo già assai calda. Inoltre, rafforzerà la volontà del governo iraniano di proseguire sulla strada del nucleare. Del resto, come molti in Asia fanno notare, Teheran è sottoposta a sanzioni, mentre New Delhi che possiede l’atomica da anni (come il Pakistan e Israele) non è messa all’indice dalla comunità internazionale.
Infine l’India non è di sicuro un Paese privo di un esercito ben armato. Secondo le recenti statistiche dell’autorevole Centro studi del Congresso di Washington New Delhi nel periodo 2006-2009 è stato il terzo importatore assoluto con acquisti di armi per un valore di oltre 6 miliardi di dollari.Il principale fornitore è la Russia.

Non solo, il Paese asiatico non brilla nemmeno sul versante dei diritti umani, come denuncia da tempo Amnesty International. In particolare, secondo l’Associazione con sede a Londra,la legislazione antiterrorismo varata dopo gli attentati di Mumbai del 2008 è stata collegata alle notizie di detenzioni arbitrarie tortura. Non bisogna dimenticare, inoltre, che è l’India il Paese con il maggior numero di poveri, stimabili in centinaia di milioni. Dirottare una parte dei notevoli investimenti nel settore militare per la lotta alla povertà consentirebbe di restituire la dignità umana a tanti.
In Italia la legge 185 del 1990 che regolamenta il commercio delle armi vieta le esportazioni ai Paesi belligeranti, responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e per quelli beneficiari della cooperazione allo sviluppo (come l’India) con spese militari superiori alle proprie necessità di difesa. Di conseguenza le armi italiane non potrebbero essere esportate a New Delhi. I diversi esecutivi hanno ignorato la legge e l'attuale governo, per non avere più problemi, intende stravolgere l’attuale normativa mediante un decreto legislativo, che prossimamente sarà sottoposto all’esame del Parlamento

Note: Articolo al link http://www.lettera22.it/mondo/asia/6904-tutte-le-armi-del-subcontinente-31110.html
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