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Dalla Russia con cinismo. L'immenso business delle armi

Il cambiamento radicale della logica che ispira l'esportazione di materiale bellico, che muove 800 miliardi di dollari all'anno
Carlo Ciavoni
Fonte: La Repubblica - 20 agosto 2009

IL PICCOLO "corto circuito" durante l'incontro fra il presidente russo Dmitry Medvedev e quello israeliano Shimon Peres, scoccato con il primo che promette: "Non venderemo armi a Teheran", proprio mentre il vicedirettore della l'agenzia per le esportazioni di armi russe dichiarava alle agenzie che, tutto sommato "... se il governo di Teheran fosse interessato ad altri acquisti...." svela un antico problema irrisolto dell'establishment di Mosca, che ha radici profonde nella sua storia recente.

Il problema sta nel faticoso recupero da parte della Russia dello status di superpotenza, nel sistema delle relazioni internazionali. Status che si manifesta e si esprime anche primeggiando senza scrupoli nel floridissimo mercato delle armi. Per il quale ogni anno si spendono 800 miliardi di dollari e che vede gli Stati Uniti al primo posto, con un incremento di oltre il 70% dei fatturati delle industrie belliche di quel paese, dalla fine del 2001 ad oggi..

Negli anni '60 l'allora Unione Sovietica assunse ruoli trainanti nella produzione e nel rifornimento di armi, leggere e pesanti, distribuite a piene mani secondo criteri che a quei tempi erano eminentemente ideologici. La Guerra Fredda imponeva una rigida distribuzione delle risorse belliche, al di qua e al di là del muro.

Due noti esperti russi del business delle armi - A. K. Kislov e A. V Frolov - in un trattato sull'argomento riportano esempi che dimostrano come in passato il mercato delle armi gestito dal Cremino non avesse alcun connotato commerciale.

C'era l'Etiopia, ad esempio, che pagava i carri armati e ifucili con il caffè; Cuba, gli aerei da combattimento, con lo zucchero; la Corea del Nord con l'oro e il piombo; l'Afghanistan con l'uvetta.

Di tutt'altra ispirazione oggi è invece la politica delle esportazioni di armi dalla Russia. L'impresa statale per il commercio di armi, la Rosoboronexport, ha appena annunciato di voler aumentare la produzione di armamenti ed equipaggiamenti militari nei prossimi quattro anni, soprattutto verso l'Africa.

Un mercato permeabilissimo, per gli infiniti focolai di guerre, solo apparentemente tribali o di origine etnica, in realtà alimentati dagli interessi dei mercanti d'armi, oltre che da depredatori di ogni sorta delle enormi ricchezze del sottosuolo e provenienti da tutto il mondo, che volteggiano sul continente nero come avvoltoi affamati.

Gli armamenti russi più richiesti dal mercato mondiale sono i mitici elicotteri Sukhoi, gli altrettanto celebri MiG, carri armati, veicoli corazzati per il trasporto di persone. Ma c'è poi l'immensa produzione di armi piccole e leggere, che sfuggono ad ogni controllo e che si diffondono con una facilità incredibile, anche - e forse soprattutto - attraverso canali clandestini e paralleli a quelli "ufficiali".

Note: Articolo al link http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/esteri/russia-armi/russia-armi-2/russia-armi-2.html
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