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Intervento del viceministro Sentinelli

“Più cooperazione e meno spese militari”

Tommaso Vaccaro
Fonte: Rossodisera.info - 15 gennaio 2008

Presentato ieri a Roma il volume “Amicizia - La Cooperazione Italiana in Afghanistan 2002-2007”. L’Italia al 9° posto tra i donatori bilaterali dopo USA, GB e Germania. La Viceministra Patrizia Sentinelli: “Aver impegnato e speso interamente i fondi stanziati nei cinque anni degli interventi di emergenza, rappresenta un importante traguardo”. L’ obbiettivo resta quello di riequilibrare quanto si spende in interventi militari le spese per la cooperazione.

L'Italia dal 2002 ad oggi ha già speso 11 milioni 128mila euro, e cioè ben il 99,81 per cento dei fondi stanziati, per programmi destinati all’emergenza in Afghanistan. Questo dato particolarmente incoraggiante si accompagna ad una peculiarità che rende un ulteriore merito alla formula di cooperazione italiana rispetto a quella di altre nazioni: il supporto, volto a garantire diritti fondamentali quali la tutela della salute e il diritto allo studio, privilegia le istituzioni pubbliche rispetto ai privati. Ciò avviene “in difformità ai criteri dominanti della comunità internazionale- sottolinea la vice ministro agli Esteri Patrizia Sentinelli - improntati, in molti casi, alla privatizzazione dei servizi, delegando ad un’ong per ogni provincia la gestione delle iniziative di supporto al sistema sanitario, esautorando così in notevole misura il ruolo delle istituzioni pubbliche locali”.
L’educazione dei giovani afghani, l’aiuto alle donne, la collaborazione nello sviluppo dell’agricoltura locale sono solo alcune delle voci riportate nel volume presentato ieri pomeriggio a Roma, alla presenza dell’attuale responsabile della cooperazione italiana, la Viceministra Patrizia Sentinelli: “Amicizia - La Cooperazione Italiana in Afghanistan 2002-2007”, edito dalla Direzione Generale per la Cooperazione a cura di Vincenzo Racalbuto, esperto UTC del ministero degli esteri e con i testi del giornalista di Lettera 22 Emanuele Giordana, di Arif Oryakhain e di Pietro de Carli della cooperazione italiana.
Il capitolo principale resta, tuttavia, quello riguardante le attività sanitarie. Queste, infatti, hanno rappresentato l’elemento prioritario su cui l’ufficio della cooperazione italiana di Kabul ha investito il maggior numero delle proprie risorse e delle proprie energie. In un Afghanistan martoriato da una guerra civile permanente, il nostro contributo in campo sanitario ha cercato di coprire gran parte del territorio nazionale, individuando – sempre in accordo col Ministero della Sanità afghano e le autorità locali - i luoghi dove era prioritario intervenire. Nove province del Paese, infatti, hanno potuto beneficiare di programmi d’emergenza che hanno permesso la ristrutturazione di quattro importanti centri ospedalieri e la riattivazione di otto unità sanitarie di base collocate nelle province più sperdute. Un significativo esempio del lavoro italiano è rappresentato dall'ospedale Esteqlal di Kabul, del quale non restava che un cumulo di macerie. Oggi l'Esteqlal, grazie al lavoro della nostra cooperazione, è l’unico ospedale pubblico di Kabul ad offrire l’assistenza medica gratuita ad un’utenza di circa 800mila persone.
“L’aver impegnato e speso pressoché l'intero ammontare dei fondi stanziati nei cinque anni di operatività degli interventi di emergenza - ha spiegato Sentinelli, soddisfatta per l’impegno bipartisan di questi anni - rappresenta un importante traguardo. Non si tratta di un dato scontato quando si opera in aree geografiche dominate da conflitti, come nel caso dell'Afghanistan, dove col passare del tempo le condizioni di sicurezza sono divenute sempre più precarie”. Un impegno, quello dell’Italia, che ci colloca al 9° posto tra i donatori bilaterali dopo USA, GB e Germania.
Restano, tuttavia, alcune forti perplessità su come il nostro Paese ha investito negli anni scorsi ed intende investire in futuro per aiutare le zone del pianeta che vivono uno stato di crisi. “Mi è arrivata una voce: che nel prossimo decreto missioni si vorrebbero diminuire i fondi destinati in quell’ambito alla cooperazione”. Con queste parole, la Sentinelli, ha azionato un campanello d’allarme rivolto all’azione del governo italiano che, secondo la viceministra, dovrebbe “riequilibrare quanto spende in interventi militari, con quanto dovrebbe investire in cooperazione e oggi non fa”. A questo proposito, sempre secondo la responsabile alla cooperazione internazionale della Farnesina, il libro presentato ieri è di particolare importanza per “far capire anche a casa nostra che il degrado si combatte non con la guerra ma con le armi dell'amicizia e della solidarietà”.

Note: Articolo al link http://www.rossodisera.info/index.php?option=com_content&task=view&id=1545&Itemid=36
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