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Approfondimenti

Spese militari e cooperazione internazionale: non ci siamo affatto

Silvia Stilli
Fonte: Arci Cultura e Sviluppo - 02 luglio 2015

Nei giorni scorsi è stato presentato il rapporto sulle spese militari italiane di Openpolis,in collaborazione con Action Aid Italia, che le mette a confronto con gli impegni finanziari per la cooperazione internazionale: per ogni 10 euro spesi per armamenti, soltanto 1 viene investito in solidarietà, volontariato, lotta alla povertà e per lo sviluppo a livello globale.

L’Istituto Svedese di Studi per il Disarmo (SIPRI) ci dice che nel 2014 ben 29,2 miliardi del budget dello Stato italiano vanno sulla difesa (80 milioni di euro al giorno) e 2,9 miliardi appunto per la cooperazione internazionale, quest’ultima con un dimezzamento registrato dal 2005 ad oggi. Occorre far circolare questi dati certi e mettere in risalto le comparazioni. E’ evidente che l’impegno sulle spese militari in paragone a quello su scuola, sanità, servizi e welfare registra altrettanti scompensi sulla bilancia, dove sta sempre molto in alto. Ma la comparazione con la solidarietà e la cooperazione internazionale è un dato di certificazione,occorre ribadirlo ancora una volta, della preminenza di indirizzo della nostra politica di difesa ed estera sull’intervento anche nei conflitti con la soluzione ‘militare’:ipotizzato, previsto e ragionato e realizzato.

Spese militari Nel nostro Paese la questione delle missioni di pace e le azioni più in generale di peacekeeping nelle aree di crisi è datata, ma non viene affrontata nei luoghi giusti e con tutti gli interlocutori coinvolti ‘de facto’: governo (ministeri interessati, Difesa ed Esteri e Cooperazione Internazionale, parlamento,agenzie umanitarie, ong, le stesse regioni che hanno investito in azioni di aiuto umanitario e cooperazione decentrata. Da quasi un anno ormai l’Italia si è dotata di una nuova legge che regolamenta il sistema della cooperazione internazionale, ma che già vanta un ritardo di attuazione e vedrà il 6 luglio prossimo la prima convocazione del Consiglio Nazionale: con gli attori pubblici e privati, profit e no profit,seduti ad un tavolo per sola mezza mattinata a presentarsi e prendere atto delle Linee Guida di indirizzo Triennali già pubblicate nel sito della Farnesina. Quello stesso Consiglio Nazionale non vedrà la presenza del Viceministro alla Cooperazione Internazionale, figura finalmente legittimata proprio grazie alla nuova Legge 125/2014, poiché non si è ancora provveduto a nominare il sostituto di Lapo Pistelli, passato all’ENI. Le ong e le osc (organizzazioni della società civile) in questi giorni stanno preparando posizionamenti e osservazioni, richieste precise relative al ‘funzionamento’ del Consiglio Nazionale e alle urgenze da affrontare,subito prevedendo la richiesta di un nuovo appuntamento ad elezione avvenuta del Viceministro per affrontare in maniera efficace e nella piena legittimità di interlocuzione il tema del futuro della nostra cooperazione internazionale. Basta spese militari folli, tutto l’impegno per lo sviluppo.

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