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La legge 185/90 è tra le migliori al mondo, se si deve cambiare va migliorata e non depotenziata

Rete Disarmo al Governo: le modifiche della legge sull'export di armi devono essere migliorative e condivise

Nel Consiglio dei Ministri odierno in discussione preliminare il decreto legislativo sulla legislazione che regola l'esportazione di armi italiane
Fonte: Rete Italiana per il Disarmo - 09 marzo 2012

Il Consiglio dei Ministri convocato per oggi venerdì 9 marzo sta discutendo dell'esame preliminare di due decreti legislativi che comporteranno modifiche alla legge n. 185 del 1990, tendendo a semplificare le modalità dei trasferimenti di armi all’interno della Comunità Europea. La legge 185 del 1990 (pur con le modifiche avvenute nel 2003) è considerata una delle leggi migliori a livello europeo ed internazionale in relazione ai controlli e ai divieti di export militare nel caso in cui vi sia il rischio che le a Export italiano rmi possano essere esportate in zone di conflitto. Senza dimenticare l'alto grado di trasparenza previsto, grazie innanzitutto all’obbligo di presentare ogni anno una relazione del Governo al Parlamento con tutti i dati sull'export.

La Rete Italiana Disarmo evidenzia la necessità di aumentare gli standard di controllo dei trasferimenti di armamenti partendo dall’esperienza e dal buon impianto della legislazione esistente adeguandola alle normative internazionali. Il che significa sottoporre anche tutte le armi leggere ad uso civile attualmente normate dalla legge 110/75 (notoriamente inadeguata in tema di esportazione) alla legge 185/90 ed accogliere finalmente la posizione comune UE sui broker (i trafficanti) di armi.

Le organizzazioni aderenti alla Rete Disarmo ritengono che non sia possibile approvare queste mo Relazione export armi difiche senza una discussione politica trasparente ed il coinvolgimento delle organizzazioni e gli istituti di ricerca da anni impegnati nel garantire la trasparenza nel delicato settore della sicurezza interna ed internazionale. I decreti legislativi in esame sarebbero poi adottati sulla base di una legge delega approvata dal Parlamento su proposta del Governo Berlusconim che in molti casi aveva già adottato gravi provvedimenti a favore della lobby delle armi. Su questi temi l’approvazione di un decreto legislativo senza un vero confronto è un rischio per la democrazia e la sicurezza.

Chiediamo al Governo Monti di dare un chiaro segnale di discontinuità mettendo in campo gli opportuni provvedimenti per un confronto aperto e trasparente. La Rete Italiana Disarmo è pronta a dare un contributo.

 

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In occasione dell'approvazione nel 2011 della Legge Delega (punto di partenza dei Decreti discussi oggi in Consiglio dei Ministri) la Rete Italiana per il Disarmo e la Tavola della Pace avevano chiesto che la direttiva europea fosse recepita nel rispetto dei principi contenuti nella Posizione comune UE del 2003 sul controllo della intermediazione delle armi leggere e di piccolo calibro e della Posizione comune UE del 2008 che definisce “norme comuni per il controllo dell’esportazione di armamenti” .

Ecco le dieci proposte, ancora attuali:

1. Mantenere inalterati i principi che regolano l’esportazione di armamenti

Tutte le operazioni devono essere regolamentate dallo Stato “secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali

2. Mantenere i controlli dello Stato sul regime di autorizzazioni

Le norme siano estese anche alle previste nuove modalità di licenza (generale e globale) affinché sia certa la effettiva destinazione finale degli armamenti.

 

3. Promuovere la conversione a fini civili delle industrie militari

Il Governo predisponga “misure idonee ad assecondare la graduale differenziazione produttiva

e la conversione a fini civili delle industrie nel settore” attraverso la necessaria riorganizzazione delle industrie militari italiane.

4. Migliorare i divieti all’esportazione

Il divieto di esportazione di armamenti verso paesi “in stato di conflitto armato” si applichi a tutti gli Stati che pongono in atto interventi militari non avallati da una specifica risoluzione da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il divieto di esportazione di armamenti si applichi anche nei confronti degli Stati che abbiano violato gli embarghi di vendita di armamenti stabiliti dalle Nazioni Unite, dall’Unione europea e dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Siano meglio accertati “i paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani” tenendo conto delle osservazioni delle principali associazioni internazionali per la tutela dei diritti umani.

5. Estendere i divieti ai Paesi che presentano alti livelli di spesa militare

Il divieto ad esportare armamenti sia esteso nei confronti dei paesi che dall’Undp (United Nations Development Programme) sono segnalati come “Low or Medium Human Development” e che contemporaneamente presentano alti livelli di spesa militare. Vengano vietate le esportazioni di armamenti verso tutti quegli Stati al di fuori dell’Ue che presentano un alto livello di spesa militare.

6. Estendere i divieti ai paesi che non rendono pubbliche le proprie esportazioni e importazioni di armamenti.

Considerato che “la trasparenza sulle questione militari è un elemento essenziale per la costruzione di un clima di fiducia e di confidenza tra gli Stati” (Risoluzione Onu 64/22 del 2 Dicembre 2009) venga vietata l’esportazione di armamenti a tutti gli Stati al di fuori dell’Ue che non presentano ai propri Parlamenti e agli organismi internazionali una relazione annuale sulle importazioni ed esportazioni di armamenti.

7. Estendere il regime di autorizzazioni e controlli anche alle armi “non a specifico uso militare”

Le cosiddette “armi leggere e di piccolo calibro” nei recenti conflitti si sono dimostrate reali “armi di distruzione di massa”. Queste armi sono le più facili da trafugare e triangolare, ma la regolamentazione nazionale sulla loro esportazione risale ad una legge inadeguata rispetto al mutato scenario internazionale (la legge n. 110 del 1975). Chiediamo perciò che tutte le armi leggere e di piccolo calibro e il loro munizionamento (per uso militare e non, civile e sportivo) vengano inclusi nel campo di applicazione della nuova normativa.

8. Controllare gli intermediari di armamenti

Le nuove norme sugli intermediari di armamenti vengano estese anche agli intermediari di armi leggere e di piccolo calibro.

9. Non estendere le licenze globali e generali a paesi al di fuori dell’Ue.

Le nuove tipologie di autorizzazione previste dal Disegno di legge in attuazione della Direttiva europea che vanno disciplinate secondo principi di semplificazione (cioè l’autorizzazione generale e globale) non vengano estese ad altri Stati al di fuori di quelli dell’Ue.

10. Migliorare la Relazione al Parlamento e la trasparenza.

Un punto fondamentale per il controllo parlamentare dell’attività del Governo su tutta la materia è la Relazione al Parlamento della Presidenza del Consiglio. Al riguardo chiediamo che tutte le autorizzazioni all’esportazioni (licenza globale, generale e specifica) vengano puntualmente riportate nella Relazione annuale.





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