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Al via da La Spezia le mobilitazioni nazionali contro i caccia F-35

Sabato 28 gennaio dalle ore 16.00 in piazza Beverini (davanti a Zara) a La Spezia
27 gennaio 2012 - Francesco Vignarca

Prende il via dalla Spezia il mese di mobilitazioni nazionali per chiedere al Governo di rinunciare all’acquisto di 131 caccia F-35 e cominciare a investire i 15 miliardi di euro risparmiati nella effettiva sicurezza del territorio, nella difesa dell’ambiente e nella protezione delle fasce sociali più deboli sempre più minacciate dalla crisi economica.

“E’ stato spontaneo iniziare da La Spezia perché crediamo che un segnale forte e chiaro contro un investimento così ingente e insensato debba venire dalla nostra città e provincia: un territorio che ha basato il proprio modello di sviluppo sulla produzione militare dimenticando altre – e quanto mai urgenti priorità – come purtroppo l’alluvione dell’ottobre scorso ci ha dimostrato” – spiega Felicita Saccani, rappresentate del Gruppo di azione nonviolenta che insieme con numerose associazioni locali fa parte del “Comitato spezzino No F-35”.

Non a caso l’evento “La Spezia in piazza contro gli F35” – che si terrà sabato 28 gennaio dalle ore 16.00 in piazza Beverini (davanti a Zara) – si colloca proprio a tre mesi dall’alluvione che ha colpito numerose zone dello spezzino. “Le ferite del disastro sono ancora profonde sia nelle persone che nell’ambiente e, in un momento in cui l’attenzione si va affievolendo, è importante non dimenticare le popolazioni e manifestare solidarietà e vicinanza” – afferma Antonello Pellegrotti, Sindaco di Pignone, uno dei paesi duramente colpiti dall’alluvione. “In un momento come questo in cui è impossibile per gli enti locali trovare da soli i fondi necessari per la ricostruzione è quanto mai urgente che il Governo ridefinisca le proprie priorità senza timore di tagliare quelle spese che non sono certo prioritarie” – conclude Pellegrotti che ha annunciato la sua partecipazione all’evento in piazza.

Ma c’è un altro motivo che collega la città con la mobilitazione nazionale contro gli F-35. “Dal 7 febbraio associazioni e gruppi locali si attiveranno in tutta Italia a sostegno della campagna ‘Taglia le ali alle armi’: la data è stata scelta perché proprio quel giorno di cinque anni fa (nel 2007 - ndr) l’allora Sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, firmava a Washington il “Memorandum of Understanding” (protocollo d’intesa) per la partecipazione alla seconda fase del programma F-35” – spiega Giorgio Beretta, esponente della Rete Italiana per il Disarmo che insieme con la Tavola della Pace e Sbilanciamoci! hanno dato vita alla campagna che ha già raccolto oltre 45.000 adesioni. “Dopo che abbiamo svelato che i documenti ufficiali non prevedono alcuna penale in caso di rinuncia, il Ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola è stato finalmente incalzato dai media riguardo all’acquisto dei 131 cacciabombardieri F-35. Il Governo deve decidere a breve e chiediamo che in Parlamento vi sia un ampio dibattito su tutta la faccenda” – conclude Beretta.

L’evento di sabato in piazza Beverini si annuncia creativo e colorato. “Sarà esposta una gigantografia del caccia F-35 e, sollevandone le parti, saranno mostrati i costi di ogni singola componente” – spiega Jacopo del Comitato spezzino. “E avremo intrattenitori d’eccezione che spiegheranno i colossali affari e tutti i flop che ruotano attorno a questo mastodontico sistema d’arma. Ma ci sarà intrattenimento anche per i più piccoli, mentre ai più grandi presenteremo le nostre alternative a questa spesa folle di 15 miliardi”.

L’Italia dal 2002 ha in programma di acquistare 131 caccia F-35 per una spesa complessiva stimata prudenzialmente sui 15 miliardi di euro. Come partner di secondo livello del progetto Joint Strike Fighter, il nostro Paese ha già speso 2 miliardi di euro per l’intera prima fase di “progettazione e sviluppo” e 800 milioni per lo stabilimento di assemblaggio a Cameri, ma non è stato finora firmato il contratto per gli ordinativi. Si è passati da una previsione di spesa nel 2001 di 50 milioni di dollari a esemplare ai 113 milioni del marzo 2010, fino agli attuali 146 milioni di dollari: i costi si sono già triplicati, mentre il Pentagono riporta “ritardi nella produzione, scarso numero di collaudi e molti incidenti e difetti nei pezzi collaudati”.

Il caccia F-35 Lightning II è un caccia multiruolo (cioè un aereo da ricognizione, intercettore, cacciabombardiere e per l’attacco al suolo) progettato per il “bombardamento tattico e missioni di superiorità aerea” in grado di trasportare bombe nucleari.. “Un fatto quest’ultimo da non sottovalutare: non solo questo tipo mezzo militare è costoso, ma saremmo curiosi di capire in quale tipo di missioni militari si pensa di utilizzarlo visto che la nostra Costituzione ci ricorda che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” – conclude Beretta.

NO F35 JSF

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