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Science for Peace, Umberto Veronesi: meno armi, più asili

«Non esistono guerre giuste, né alibi per farle: la guerra è contraria al nostro Dna». Lo sostiene Umberto Veronesi, fondatore di Science for peace, che organizza a Milano una conferenza mondiale
Isabella Mazzitelli
Fonte: Vanity Fair - 10 novembre 2010

Il professor Umberto Veronesi usa parole e concetti semplici, essenziali: poche gocce intense distillate da un pensiero complesso, filosofico, scientifico, etico, reso comprensibile a chiunque. Dice Veronesi: «La guerra è contraria al nostro Dna, che ci obbliga a conservare noi stessi e la specie. L'uomo primitivo è stato spinto a esercitare l'aggressività per sfuggire alle carestie, ma parliamo degli albori dell'umanità. Da lì in poi la guerra è stata una questione di potere, perché il potere si esercita spesso con la violenza. Ma qualunque guerra non è altro che una forma di assassinio collettivo e non dobbiamo stancarci di dirlo, di batterci per la pace. Io sono profondamente laico ma condivido quanto già l'enciclica Pacem in Terris di Giovanni XXIII diceva, ossia che non esistono guerre giuste e non esistono alibi per farle, e il Papa lo scriveva negli anni in cui il mondo si è trovato davvero a un passo dalla guerra nucleare. Oggi la scienza è un linguaggio universale, senza barriere politiche, etniche, religiose, quindi è lo strumento principale per promuovere la pace. Science for Peace non predica obiettivi irraggiungibili come il disarmo totale del mondo, ma lavora per spostare porzioni anche piccole di fondi dagli investimenti militari ad altri, come ricerca scientifica e sviluppo economico e sociale». Creare una cultura di pace anche attraverso soluzioni scientifiche: è questo il senso del movimento Science for Peace - al quale ha Logo Science for Peace nno aderito 21 premi Nobel, tra cui l'iraniana Shirin Ebadi, ospite quest'anno (vedi a pag. 196) - creato dalla Fondazione Veronesi nel 2009, che il 18 e 19 novembre, con l'Università Bocconi, organizza a Milano la sua seconda conferenza mondiale. Partecipano scienziati, medici, studiosi ed esperti di economia, politica, relazioni internazionali, personalità religiose. Ma la partecipazione è gratuita e aperta a chiunque: basta iscriversi online sul sito www. fondazioneveronesi.it, e allo stesso indirizzo prenotare un posto per il concerto speciale gratuito che due artiste come l'israeliana Noa e l'araba cristiano-palestinese Mira Awad dedicano alla pace, la sera del 19. «Attraverso l'informazione e la sensibilizzazione delle persone, soprattutto delle donne, che sono le nostre grandi alleate - le donne odiano la guerra, che porta via i mariti e i figli, e porta distruzione - si può far molto», dice Veronesi. «Per esempio, la gente spesso ignora quante risorse i governi destinano ad armamenti che restano per lo più inutilizzati».

Con questa premessa Science for Peace ha commissionato alla Bocconi uno studio da cui emerge che, riducendo solo del 5% la spesa militare dei 27 Stati della Ue, si risparmierebbero 4,05 miliardi di euro (245,8 milioni in meno per il governo italiano). Non solo: con una mozione presentata sia al Senato che alla Camera (da Savino Pezzotta) Veronesi si batte per fermare il progetto - al quale partecipa l'Italia - per la realizzazione di 2.700 cacciabombardieri JSF-F35, spesa complessiva 250 miliardi di dollari. Se il nostro Paese comprasse 50 di questi aerei, il costo sarebbe di 5 miliardi di dollari: Science for Peace ha calcolato che con questa cifra si possono costruire 50 nuovi ospedali e più di 5 mila asili nido. Il professore ne fa prima ancora una questione di principio - «Acquistare i caccia è anticostituzionale, perché la nostra Carta acconsente solo a strumenti militari di difesa, e non ci possono essere dubbi che questi siano invece micidiali mezzi d'attacco» - ma poi approfondisce i conti: «Per la ricerca sul cancro, che causa ogni anno 150 mila morti, l'Italia spende circa 225 milioni di dollari, mentre ne destina 30 miliardi per le spese militari. Abbiamo più a cuore le armi dei malati?». Science for Peace sa da che parte stare, per esempio con la task force medica itinerante Together for Peace, che attraverso équipe di volontari fa formazione e training in ambito oncologico nelle zone di guerra o nelle regioni in grave stato di necessità. In Palestina, per esempio, l'intervento è già a buon punto, come racconta Lorenza Meneghetti, vice direttore della Radiologia senologica dell'Istituto europeo di oncologia di Milano: «Nel maggio scorso siamo stati in missione a Gerico e ci siamo resi conto della situazione, che è abbastanza grave. A fronte di un'incidenza molto rilevante dei tumori della mammella, pari al 25% di tutte le neoplasie nell'area, prevenzione e controllo sono inesistenti, il personale specialistico è carente e purtroppo le donne arrivano a curarsi quando già il cancro è molto avanzato, e ci sono anche metastasi. Quindi dal 14 al 28 novembre ospiteremo e formeremo per la diagnosi precoce due medici radiologi palestinesi, mentre a febbraio andremo noi a verificare preparazione e macchinari in un loro ospedale». Più in generale, la progressiva riduzione delle spese militari a favore di maggiori maggiori investimenti in ricerca e sviluppo è l'obiettivo di Science for Peace, con cui collabora la Rete italiana per il disarmo (www.disarmo.org), di cui è coordinatore per le attività nazionali Francesco Vignarca. «La pace non solo è giusta, è anche conveniente: spostare gli investimenti dall'ambito militare a quello civile sviluppa un beneficio economico e sociale maggiore. Si dice sempre che per interventi sociali, di spesa pubblica e per il riavvio dell'economia non ci sono soldi? Bene, conteggiando tutto, e non solo il mero bilancio della Difesa, abbiamo stimato in 23,5 miliardi di euro la spesa militare nel solo 2010. E quanto valgono i tagli alla scuola, all'università, alla cooperazione internazionale? Solo centinaia di milioni. «A chi oppone conti economici e occupazione dell'industria militare, diciamo che è già dimostrato che in Europa dal 2001 i fatturati delle aziende sono cresciuti ma l'occupazione è diminuita, e che diversi studi dimostrano come gli investimenti siano più produttivi ed efficaci in ambito civile: è stato stimato, per esempio, che per 1 miliardo di dollari di investimento pubblico si generano 8.500 posti di lavoro in ambito difesa, contro i 12.800 in ambito sanitario, 17.600 in ambito educativo e 19.700 per infrastrutture e trasporti. Per l'Italia, lo studio della Bocconi promosso da Science for Peace dimostra che una contrazione del 5% delle spese militari comporterebbe solo 300 posti di lavoro in meno e non sarebbe problematica per la nostra struttura produttiva. Bisogna solo avere il coraggio di dirlo».

Note: da Vanity Fair 45/2010

link http://www.style.it/news/le-notizie-del-giorno/2010/11/9/umberto-veronesi-ha-fondato-il-movimento-science-for-peace-meno--armi--piu-asili.aspx?page=1
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