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Nuclear-sharing: Cosa significa? E, soprattutto, come venirne fuori?

Lisa Clark


La novità più importante venuta fuori dalla VII Conferenza di Revisione del Trattato di Non-Proliferazione in corso all'ONU a New York, riguarda in realtà un tema che si è tentato per decenni di tenere fuori dal percorso che ha come obiettivo finale quello di liberare l'umanità dagli strumenti di morte che sono le armi nucleari.

Infatti, gli accordi interni alla NATO che prevedono che i Paesi non-nucleari dell'Alleanza possano godere della protezione dell'ombrello nucleare delle grandi potenze, non sono mai rientrati sotto la giurisdizione del Trattato di Non-Proliferazione Nucleare. Giuridicamente discutibile, questo stato di cose, definito appunto "nuclear-sharing", è stato però difeso finora da tutti i Paesi NATO. Significa, in pratica, che testate atomiche USA sono dispiegate, con funzioni difensive (così si dice), anche nei territori di Paesi che hanno assunto decenni addietro l'impegno a non dotarsi mai di armi nucleari. Ce ne sono a centinaia nei Paesi europei della NATO e anche in Turchia. Inoltre, in anni recenti si è andati anche oltre in violazione agli accordi previsti nell'Articolo II dell'NPT (in base al quale gli Stati non-nucleari si impegnano a non produrre armi nucleari e a non acquisirne in alcun modo). In Italia a Ghedi, in Germania a Buchel, in Belgio a Kleine Brogel, ad esempio, decine di testate nucleari USA sono custodite in basi militari dei Paesi ospitanti; per il loro uso sono predisposti mezzi militari (in Italia i bombardieri Tornado) sempre del Paese ospitante. Se una o più bombe atomiche possono essere montate su un aereo italiano, pilotato da militari italiani, come può l'Italia considerarsi più un Paese in regola con le sue obbligazioni nel quadro del Trattato NPT?

Non sappiamo di preciso da quanto tempo esiste tale situazione. A gennaio 2005 un rapporto del NRDC rivelava la presenza delle testate atomiche a Ghedi. Anche in Germania e in Belgio, i pacifisti si sono attivati per chiedere con forza di liberare l'Europa dalle bombe USA. Infatti risulta che, delle cinque potenze nucleari, solo gli Stati Uniti abbiano dispiegato le proprie armi sul suolo di altri Paesi. L'indignazione è tanto forte che è risorto un movimento teso a liberare il territorio europeo da tutte le armi nucleari.

In Belgio, a fine aprile, una risoluzione del Senato ha deciso (senza neanche un voto contrario) di chiedere che tutte le testate atomiche USA lascino il suolo belga. L'esempio è stato seguito pochi giorni dopo in Germania. Prima è comparsa un'intervista con Joschka Fischer su un importante quotidiano (FAZ) dal titolo: "Le armi nucleari USA devono scomparire dal territorio tedesco". Poi, il Ministro della Difesa Struck ha rincarato la dose.

Insomma, si sta muovendo qualcosa di insperato. La spiegazione sta tutta nella mobilitazione dei movimenti e della società civile organizzata in vista della VII Conferenza di Revisione dell'NPT. In Belgio, il paese che più massicciamente ha aderito alla Campagna Globale per la Messa al Bando delle Armi Nucleari, negli ultimi tre mesi più di 200 sindaci (sui 589 in totale del Paese) hanno firmato l'appello dei sindaci di Hiroshima e Nagasaki per il Progetto 2020 Vision, anno entro il quale il pianeta dovrà essere liberato da questi strumenti mortiferi. In Germania sono 240 i sindaci della Campagna.

Anche dai Paesi NATO che non ospitano armi nucleari USA arriva altro sostegno. In Norvegia, una dichiarazione del Partito Cristiano Popolare pone la stessa richiesta. La forza della posizione antinuclearista sta anche nel fatto che sono schieramenti politici trasversali, di governo e di opposizione, di sinistra e di destra. In Germania, la proposta di una risoluzione parlamentare in questo senso è stata presentata dal Partito Liberale (FDP).

Nell'ambito dei movimenti e delle associazioni che seguono la VII Conferenza di Revisione si vede finalmente la possibilità reale di fare un primo vero passo verso il disarmo: eliminare tutte le armi atomiche USA dai territori dei Paesi alleati.

Anche in Italia deve crescere un movimento che liberi il territorio da queste illegali bombe. Illegali perché le bombe atomiche sono state dichiarate immorali ed illegali dalla Corte Internazionale di Giustizia nel 1996. Illegali perché anche la minaccia di uso delle armi atomiche è stata dichiarata illegale dalla Corte. Illegali perché l'Italia ripudia la guerra. Illegali perché sono puntate sul Medio Oriente. Illegali perché l'Italia si è impegnata con la ratifica dell'NPT a non dotarsi mai di armi nucleari. E così via.

Sharing vuol dire condividere. Parola bella e nobile. Ma sono altri i valori e le risorse che vogliamo condividere.

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