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Armi: in 5 anni export italiano di "leggere" per 1,5 miliardi

14 aprile 2005
Fonte: ANSA - 14 aprile 2005
ROMA, 14 APR - Nell'arco di cinque anni, l'Italia ha esportato armi comuni - come fucili, pistole e munizioni - ed esplosivi per un totale di oltre 1,5 miliardi di euro. Di queste, un'alta percentuale ha raggiunto anche i Paesi con gravi violazioni dei diritti umani o conflitti in corso o sottoposti a embarghi, come Cina, Federazione russa, Israele, Turchia, Malaysia e anche Afghanistan. «Non è stata quindi rispettata la legislazione nazionale ed internazionale che impone precise misure restrittive all'export di materiali di armamento, la cui vendita è vietata a Paesi con particolari situazioni politiche e sociali». È quanto contenuto nel libro «Le armi del Bel Paese. L'Italia e il commercio internazionale di armi leggere» (edizioni Ediesse), scritto da Elisa Lagrasta, ricercatrice presso l'Istituto di ricerche internazionali Archivio disarmo, che oggi ne ha ospitato la presentazione. All'incontro hanno partecipato Gabriele Eminente, direttore della sezione italiana di Amnesty International, Maurizio Simoncelli, dell'Archivio disarmo e docente al master in Educazione alla pace dell'Università di Roma Tre, e Riccardo Troisi della Rete Lilliput e membro della campagna Control Arms. L'Italia, è stato sottolineato, dopo gli Stati Uniti, è il secondo produttore mondiale di armi piccole e leggere. Inoltre, mentre il settore delle armi per uso militare è sottoposto ad una normativa «abbastanza restrittiva» con la legge 185/90, nel campo civile le disposizioni della legge 110/75 «continuano ad essere drammaticamente inadeguate», è stato detto. Delle armi leggere vendute tra il 1999 e il 2003 dall'Italia, secondo i dati contenuti nel libro, il 39% è andato all'America settentrionale, il 38% all'Unione europea, il 5,5% all'Africa settentrionale e al Medio Oriente ed il 5% all'Asia. Complessivamente, sempre nell'arco dei cinque anni, le esportazioni italiane sono state costituite da pistole e fucili per oltre 1 miliardo di euro (il 66% dell'importo totale); le munizioni hanno rappresentato il 31% del totale (480 milioni di euro) e gli esplosivi il 3% (49 milioni di euro). Tra i Paesi importatori di armi civili italiane, ha sottolineato Lagrasta, vi sono anche Paesi in cui vi è un'accertata violazione dei diritti umani o che vivono conflitti armati o sono sottoposti ad embargo seppure non vincolante: «per esempio, ha proseguito, ne sono state vendute per 45 milioni alla Turchia, 32 milioni alla Malaysia, 14 milioni alla Federazione russa, 8 milioni a Israele, 1 milione all'Afghanistan (solo nel 2003)». La legge 110/75, secondo Simoncelli, «costituisce pertanto un grosso buco nella nostra legislazione, un cavallo di Troia per far uscire certe armi». Nel mondo, ha detto Eminente, «si stima che circolino 650-700 milioni di armi, un mercato che vale all'incirca 28 miliardi di dollari, mentre stime diverse indicano tra 200 mila e 500 mila persone che ogni anno muoiono a causa di queste stesse armi, ossia una ogni minuto; circa 300 mila sono i 'bambini soldatò. Una situazione che richiede una mobilitazione urgente e globale». A questo proposito è stata ricordata la campagna internazionale Control Arms che ha l'obiettivo di arrivare all' adozione, entro luglio 2006 e con la raccolta di un milione di 'voltì e non solo di firme, di un trattato mondiale sul commercio degli armamenti. In Italia, nel 2004, ha aggiunto Troisi, citando alcuni dati dell'ultimo rapporto parlamentare sulla legge 185/90 «sono aumentate del 16% le autorizzazioni all'export e del 72% dal 2001 all'anno scorso. Si tratta di dati molto preoccupanti. Anche se c'è da sottolineare - ha concluso - come nel 2004, le armi esportate verso la Cina hanno segnato un importo di 2 milioni di euro, a fronte dei 127 milioni dell'anno precedente». (ANSA).


ARMI: BULGARELLI(VERDI),UNICO MADE IN ITALY CHE SFUGGE CRISI
(ANSA) - ROMA, 14 APR - ''Il solo comparto industriale che pare sfuggire alla crisi del made in Italy e' quello delle armi''. Lo afferma il deputato dei Verdi Mauro Bulgarelli. ''Le esportazioni di armamenti italiani sono in netto aumento - aggiunge Bulgarelli facendo riferimento ai dati dell'ultima relazione sul mercato degli armamenti - con un introito di circa 1,5 miliardi di euro, pari al 16% in piu' rispetto al 2003. Negli ultimi 3 anni, poi, l'aumento e' stato del 60%. L'economia italiana, dunque - dice - e' sempre piu' di guerra''. ''Sono anche quasi raddoppiate le transazioni bancarie, pari a oltre 1300 milioni di euro - prosegue il deputato - e tra i destinatari delle nostre esportazioni continuano ad esserci Paesi che violano i diritti umani, come la Turchia, la Malaysia, l'India, il Pakistan e la Cina. Spiccano, inoltre, i quasi 100 milioni di euro derivanti dalla vendita di armi agli Stati Uniti e i 230 dalla vendita di armi al Regno Unito, paesi notoriamente in guerra, checche' ne dica la presidenza del Consiglio''. Insomma, conclude il deputato del Sole che Ride, ''il solo comparto industriale che pare sfuggire alla crisi del made in Italy e' quello delle armi e questo la dice lunga sul ruolo che il nostro Paese va assumendo nel contesto internazionale. Occorre mobilitarsi contro questo trend criminale, che offende il popolo italiano, in stragrande maggioranza contrario a ogni coinvolgimento bellico del nostro Paese''.(ANSA).
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