ControllArmi

ControllArmi

RSS logo

Approfondimenti

Il trattato NPT

Dopo 60 anni... mettiamo al bando
le armi nucleari!

Cos’è l’NPT?

Il testo italiano del trattato

Il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare, approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1968, è entrato in vigore nel 1970. E’ ratificato da 188 Stati membri, in pratica da tutti tranne Israele, India e Pakistan.
Gli Stati parte sono classificati in due categorie: Stati nucleari (Cina, Francia, Regno Unito, Russia, Stati Uniti) e Stati non dotati di armamenti nucleari. In base agli articoli del Trattato, l’impegno è duplice: gli Stati nucleari si impegnano a perseguire un disarmo nucleare generalizzato e totale; gli altri Stati si impegnano a non sviluppare né dotarsi di armi nucleari.
Con le sue 188 ratifiche, l’NPT è il trattato di controllo degli armamenti con la più ampia adesione. Per accedervi, Israele, India e Pakistan, hanno l’obbligo di smantellare i loro arsenali nucleari e porre tutti i materiali fissili sotto il controllo internazionale, poiché il trattato limita lo status di “Stato nucleare” a quei Paesi “che hanno sviluppato e fatto esplodere armi nucleari prima del 1 gennaio 1967”. Questo, per esempio, è stato il percorso seguito dal Sud Africa, che è stato ammesso nell’NPT nel 1991.
Discorso a parte merita la Corea del Nord. I giuristi sono tuttora in disaccordo sull’adesione o meno di quel Paese al trattato. Il 10 gennaio 2003, la Corea del Nord annunciò il suo ritiro dall’NPT, effettivo dal giorno seguente. In base all’articolo X del trattato, però, ogni Stato membro deve dare un preavviso di 3 mesi. La Corea del Nord sostiene, tuttavia, di aver dato quel preavviso il 12 marzo 1993, sospendendo la decisione del ritiro il giorno prima della sua entrata in vigore. La questione è irrisolta.

Sintesi degli articoli del trattato

In base agli articoli I e II, gli Stati nucleari si impegnano a non aiutare gli Stati non-nucleari a sviluppare o acquisire armi nucleari, mentre gli Stati non-nucleari si impegnano a rinunciare per sempre al possesso di tali armi. Al fine di verificare il rispetto degli impegni, nell’articolo III si affida all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica il compito di effettuare ispezioni negli stabilimenti nucleari degli Stati non-nucleari. Inoltre, l’articolo III stabilisce il regime in base al quale materiali fissili, per uso non militare, possono essere trasferiti tra gli Stati nucleari e gli altri.
L’articolo IV riconosce il diritto inalienabile degli Stati non-nucleari di sviluppare e usare la tecnologia nucleare a scopi non militari. L’articolo V, a tutti gli effetti obsoleto, permette agli Stati non-nucleari di accedere alle informazioni scientifiche, utili per scopi pacifici, derivanti dalle sperimentazioni nucleari degli Stati nucleari. Poiché, ormai, tutti gli Stati nucleari hanno firmato la Comprehensive Test Ban Treaty (Trattato per la Messa al Bando delle Sperimentazioni Nucleari) questo articolo dovrebbe essere soppresso.
L’articolo VI impegna gli Stati nucleari a condurre negoziati, “in buona fede”, per arrivare alla cessazione della corsa al riarmo, e in seguito al disarmo nucleare, e per la ratifica di un trattato che porti ad un disarmo totale e generalizzato sotto controllo internazionale. Riconoscendo la necessità di prevedere delle fasi intermedia nel processo di disarmo globale, l’articolo VII prevede la costituzione di Zone regionali libere da armi nucleari.
Infine, l’articolo VIII prevede un sistema laborioso e complesso per emendare il trattato, che in effetti blocca qualsiasi modifica in assenza di un consenso. L’articolo X prevede la procedura per uno Stato che voglia recedere dal trattato, con un preavviso di 3 mesi, e solo nel caso in cui “eventi straordinari” mettano a repentaglio gli interessi nazionali

Durata dell’NPT

Alla ratifica, nel 1970, furono previste conferenze di revisione/verifica ogni 5 anni, ed una decisione da prendere dopo 25 anni sul prolungamento del trattato. Nel 1995 fu deciso di rendere il trattato permanente, cioè di prolungarne la durata all’infinito, e di potenziare le conferenze di revisione quinquennali dando loro il mandato di verificare il rispetto degli obblighi e di rafforzare i meccanismi stessi dell’NPT.

La VI Conferenza di Revisione, nel 2000

I famosi 13 punti, firmati da tutti gli Stati membri dell’NPT. Il più importante di questi è senza dubbio il punto 6, nel quale i cinque Stati nucleari “assumono un impegno inequivocabile all’eliminazione totale dei propri arsenali nucleari, per realizzare quel disarmo nucleare globale al quale sono obbligati in base all’articolo VI dell’NPT”.

Il nucleare militare oggi

Attualmente si stima che siano circa 36.000 le armi nucleari negli arsenali del mondo, principalmente nei cinque Paesi che sono “ufficialmente” Stati Nucleari: Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina. Le armi nucleari di questi Paesi rappresentano circa 2.667 volte l’intera potenza di fuoco utilizzata nei sei anni della Seconda Guerra Mondiale. Una sola testata nucleare dei sottomarini Trident (USA e GB), ad esempio, ha una potenza 8 volte superiori alla bomba che distrusse Hiroshima, causando nell’immediato circa 140.000 morti: su ogni Trident stanno 48 di queste testate. Uno solo dei sottomarini rappresenta una potenza distruttrice 384 volte superiore alla bomba di Hiroshima! Al culmine della Guerra Fredda le testate nucleari possedute da USA e URSS erano più di 60.000, sufficienti a distruggere totalmente 25 volte l’intero pianeta Terra.
USA: 12.070 testate negli arsenali e 1.030 test nucleari effettuati.
Russia: 22.500 testate, 715 test.
Cina: 400 testate, 45 test.
Gran Bretagna: 260 testate, 45 test.
Francia: 450 testate, 210 test.
Inoltre, altri tre Paesi, che non sono Stati membri del Trattato di Non-Proliferazione Nucleare, detengono armamenti nucleari
Israele: circa 100-200 testate, numero di test effettuati sconosciuto.
India: circa 65 testate, 6 test.
Pakistan: 39 testate, 6 test.
Oltre a questi, si ritiene che altri Stati, firmatari del NPT, abbiano programmi di costruzione di armamenti nucleari. Nel 2003 la Corea del Nord ha annunciato di voler recedere dal trattato.

.