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"Control Arms", Amnesty si schiera ancora per la vita

New York 2006, l'Italia può essere artefice della richiesta all'Onu di un trattato internazionale per fermare la vendita illegale di orrendi strumenti di offesa
Maria Caridi
Fonte: l'Avanti! - 27 marzo 2005

Questa volta si affronta "lace to lace" un ostacolo al ripristino del diritto umano per eccellenza: la vita, Ogni minuto, infatti, un essere umano muore nel mondo per il colpo di un'arma illegalmente venduta e, "in una corsa contro il tempo», precisa Marco Betiotto, presidente della sezione italiana di Amnesty international, bisogna impegnarsi a trovare un rimedio. "Control aims" propone quello ambizioso, ma sicuramente incisivo, dell'adozione di un Trattato internazionale sul commercio di armi. E per sostenere una causa così seria, precisa Riccardo Troisi di "Rete italiana per il disarmo", non è sufficiente un'anonima raccolta di firme, ma bisogna esporsi personalmente e prestare anche la faccia. Per "Control arms", infatti, è prevista la petizione "The milion faces" che raccolga 500mila foto le quali saranno presentate ai governi in occasione della seconda conferenza delle Nazioni Unite, nel luglio 2006 a New York. Attraverso la campagna presentata a Roma da Ai, ma sostenuta anche da oxfam e iansa l'opinione pubblica deve essere messa al corrente dell'orrore conseguente alla vendita illegale di armi perché il suo giudizio abbia un peso nelle decisioni governative. Infatti, l'obieitivo finale che si persegue è l'adozione di un trattato internazionale sui trasferimenti di armi. Sono già stati rivolti degli appelli al nostro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e ai ministri Fini, Martino e Pisanu, e, intanto, si pubblicizzano i dati tremendi e per certi versi paradossali del fenomeno.
Ogni anno sono illegalmente vendute 700milioni di armi nel mondo e i Paesi poveri investono nello stesso periodo 22miliardi di dollari nella corsa agli armamenti. Due dati inconciliabili e che lasciano inebetiti se si pensa che in quei Paesi una cifra minore viene destinata a risolvere la carenza di cibo e acqua.
E' importante, però, che il fenomeno non venga letto solo in termini numerici per non dimenticare che è la vita ad essere messa in gioco e, purtroppo, come è logico nelle situazioni di violenza, è la vita dei più deboli: donne e btmbini. Le prime rimangono vittime spesso anche dei propri familiari, soprattutto, mariti che proiettano sull'arma il loro senso di potenza. Insieme a Marco Bertotto, Riccardo Troisi della "Rete italiana per il disarmo" e Maurizio Simoncelli di "Archivio disarmo" assistiamo alle testimonianze di donne scampate alla morte rispetto alle quali rimane senza risposta perché e com'è che si possa essere così umiliate: anche questo è negazione della vita.
Molto più toccante il dramma dei bambini, indifesi per eccellenza. Non solo da attacchi espliciti, ma soprattutto da quelli subdoli dell'educazione, Mentre, infatti, noi riteniamo le scuole la normale realtà dei nostri figli, nel mondo globalizzato, per altri figli le armi sono l'unica palestra di vita. Per educare un soldato non bisogna neanche aspettare tanto, visto che gli oggetti incriminati possono essere smontati da un bambino di appena dieci anni.
Le armi del traffico sono "le leggere" che per definizione sono quelle non destinate ufficialmente agli eserciti e maneggiabili da una, al massimo, due persone. Si distinguono in tre tipi: pistole, esplosive, fucili. I bambini, dunque, sono vittime delle armi che imbracciano per sparare ad altri bambini, oppure sono vittime delle mine. A questo proposito veniamo a conoscenza di una realtà tutta italiana: vengono fabbricate delle particolari bombe, le plaster, dagli stabilimenti della Simmel di Colleferro le quali in quanto bombe, cioè predisposte ad esplodere con il lancio, possono essere esportate. Però, in molti casi di mine che hanno ucciso o reso handicappati uomini e bambini, alcune di queste si sono rivelate essere proprio le bombe incriminate. E' chiaro, dunque, che anche nel caso di commercio legale si possono verificare seri problemi, magari arginabili da controlli più severi. Per questo tra le proposte che sono state avanzate vi è quella di pensare una sorta di "tracciabiità" delle armi in modo da seguirne il percorso. Insomma, il problema armi è una violazione ai diritti umani che necessita l'intervento istituzionale per essere risolto. Complessivamente la legislazione italiana sull'argomento è molto migliore che in altri Paesi, ma denuncia i! presidente di Amnesty in Italia: "In un periodo generalmente caratterizzato da una crisi generale dei mercati un solo settore ha mostrato capacità di performance incredibili: quello delle armi". Discreta la legislazione sull'esportazione di armamenti, ossia armi destinate ufficialmente all'impiego bellico. Alla legge 110 dei 1975 si è aggiunta la 185 del 1990 che, in accordo con l'art il della nostra costituzione, prevede il divieto di esportazione verso quei Paesi in cui sono in atto guerre, o la cui politica sia responsabile di accertate gravi violazioni alle Convenzioni sui diritti umani. Inoltre il rispetto di questa legge è garantito dal controllo parlamentare. Il commercio delle armi leggere invece è sottoposto ad una disciplina meno severa e eon pene minori di quelle previste dalla 185.
In definitiva Control Arms chiede alle istituzioni un serio riesame del loro operato non sottovalutandone le conseguenze implicite. Ha già ottenuto l'appoggio del segretario di Stato per gli Affari Esteri britannico, Jack Straw, e, sicuramente, l'adesione ed il sostegno dell'Ue renderà più autorevole la richiesta del Trattato alla conferenza Onu del 2006, Noi abbiamo fatto informazione, ma vorremmo non si dimenticasse che riguarda vicende umane il cui dramma difficilmente si racconta. Più giusto sarebbe ascoltare chi lo ha vissuto, come nel caso di Jack, bimbo arruolato in Uganda: "Mi presero nel 1995, quando avevo dieci anni. Ci portarono in Sudan per addestrarci e dopo due tre mesi mi diedero una pistola. Ecco dove ho imparato ad usarla. Avevo paura e non potevo scappare, altrimenti mi avrebbero preso ed ucciso. Ho dovuto uccidere altri bambini, e se non lo avessi fatto mi avrebbero ammazzato loro".

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