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CAMPAGNA INTERNAZIONALE - Parte l’iniziativa per l’adozione in sede Onu di un trattato che regoli il commercio di armamenti

«Armi, ogni minuto una vittima»

Amnesty International e Controllarmi: ogni anno 500mila vittime, 300mila bambini soldato, 689 milioni di armi in circolazione
Luca Liverani
Fonte: Avvenire - 24 marzo 2005

Stop al commercio mondiale senza regole delle armi. Se ogni minuto sul pianeta una persona viene ammazzata, se ogni anno i morti sono 500 mila, se sono 300 mila i bambini soldato, se il 90% delle armi assassine passa comunque attraverso canali legali, c'è qualcosa che non funziona. Basta, dice Controllarmi, la rete italiana per il disarmo di cui fanno parte 32 tra enti, associazioni e sindacati. E dà il via, anche in Italia, alla mobilitazione internazionale Control Arms di pressione sui governi: per l'adozione in sede Onu di un trattato mondiale che regolamenti il commercio di armamenti, sia quelli da guerra che quelli leggeri. Perché alla resa dei conti fanno più morti i mitra che le armi di distruzioni di massa nucleari, chimiche e batteriologiche. A guidare la campagna in Italia è Amnesty International, che a livello internazionale promuove da ottobre 2003 la campagna assieme a Iansa (International action network on small arms) e ad Oxfam, grande ong britannica per lo sviluppo. Otto nazioni hanno già aderito, altri diciassette si sono dichiarate disponibili. Le prime mosse sono state una foto-petizione internazionale che intende raccogliere un milione di volti. Da noi è pronto uno spot per le tivù che ha per testimonial il calciatore della Juventus Liliam Thuram. Una lettera è stata inviata il 18 marzo al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il primo traguardo internazionale è la Conferenza Onu sulle armi a New York a luglio 2006. Spiega Marco Bertotto, presidente di Amnesty International in Italia: «Non chiediamo di vietare la produzione e l'esportazione di armi, né di introdurre elementi rivoluzionari dal punto di vista del diritto internazionale». Il primo passo sarebbe piuttosto «sistematizzare in un "contenitore" giuridicamente rigoroso i principi già presenti nei diversi trattati internazionali sui diritti umani». Il secondo sarebbe poi quello di realizzare «un sistema globale di marcatura e tracciabilità di armi e munizioni, con codici univoci e matricole standardizzate a livello internazionale». Anche per risalire, in caso di eccidi e violazioni, alla provenienza e ai passaggi delle armi. Le metodologie esistono: la tracciabilità dei prodotti alimentari pregiati, la filiera di produzione degli ogm, le procedure per recuperare i bagagli smarriti, il monitoraggio per via informatica del percorso dei plichi postali tipo "paccocelere". Terzo e ultimo passaggio, «creare meccanismi di monitoraggio, come in Italia la relazione annuale sulle esportazioni di armi», stabilita dalla legge 185. Proprio la 185 - pur se resa meno efficace dalle modifiche introdotte nel 2003 con la ratifica del Trattato di Farnborough sulle coproduzioni europee - resta un modello. Con un limite: non disciplina le esportazioni di armi di piccolo calibro, spesso protagoniste delle guerre civili e dei conflitti tribali. «Sì, serve una "185 mondiale" - concorda Riccardo Troisi di Pax Christi e Rete Lilliput - o un trattato sulla falsariga di quello di Ottawa sulle mine». Alla campagna Control Arms hanno già dato pubblicamente la loro adesione diverse nazioni. Il 15 marzo si è impegnato a sostenere i negoziati per un trattato vincolante anche Jack Straw, ministro degli esteri di un paese, la Gran Bretagna, tra i principali produttori di armi. «Per questo - spiega Troisi - anche l'adesione dell'Italia, secondo produttore mondiale di armi leggere, avrebbe un grande significato».

Note: Articolo originale al link:

http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=527270&id_pubblicazione=45
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