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Approfondimenti

Le agenzie di stampa sul lancio di Control Arms fatto a Roma da Amnesty Italia

23 marzo 2005
Fonte: ANSA - APCom - SIR - Redattore Sociale - 23 marzo 2005

AMNESTY: VIDEO E SPOT, PARTE IN ITALIA CAMPAGNA DISARMO/ANSA

PER ADOZIONE TRATTATO SU COMMERCIO ARMI ENTRO 2006

(ANSA) - ROMA, 23 MAR - Un video di 15 minuti, uno spot tv di 30 secondi,
una foto-petizione e una lettera al premier Silvio Berlusconi: parte oggi
in Italia la campagna 'Control arms', lanciata a livello internazionale
nell'ottobre 2003 da una coalizione formata da Amnesty International,
Oxfam e la rete internazionale di azione sulle armi leggere (Iansa) con
l'obiettivo di fare pressione per l'adozione in sede Onu, entro il 2006,
di un trattato mondiale sul commercio degli armamenti. "L'Italia - ha
sottolineato il presidente della sezione italiana di Amnesty, Marco
Bertotto, presentando la campagna - é al settimo posto nel mondo per
l'esportazione di armi e al secondo per quella di armi leggere e di
piccolo calibro. Nel 2003, ha venduto 1,3 miliardi di euro di armamenti,
con un incremento rispetto al 2002 che sfiora il 40%. Tra le armi
esportate vi sono 127 milioni di euro verso la Cina: prima ancora che il
presidente Ciampi a dicembre si recasse a Pechino e, in nome degli
interessi commerciali, annunciasse il vergognoso sostegno italiano
all'eliminazione dell'embargo del commercio di armi verso la Cina, il
nostro paese già aveva violato quell'embargo e la legislazione italiana".
Le norme che disciplinano in Italia questo commercio sono la legge 110 del
1975 - relativa alle armi per uso civile - e la legge 185 del 1990 -
relativa alle armi a uso militare - ma esse "non sono sufficienti a
sottoporre le esportazioni italiane a un controllo trasparente ed
efficace". Anche perché, come Amnesty sottolinea anche nella lettera a
Berlusconi, spesso non viene applicata in modo efficace: ad esempio,
autorizzando flussi di armi verso Paesi in conflitto (come Pakistan e
India) e Paesi in cui viene applicata la pena di morte, si pratica la
tortura o non c'é rispetto per i diritti umani. Un altro aspetto
preoccupante è che in Italia non esiste una definizione specifica di 'armi
di piccolo calibro', quindi solo poche di esse sono classificate come
'armi da guerra' e per questo non rientrano nella legge 185. La maggior
parte delle armi di piccolo calibro esportate dall'Italia è classificata
'a uso civile' e quindi rientrano nella legge 110, "più elastica e meno
trasparente". Si tratta di armi da fuoco, da caccia e sportive -
sottolineano - molto utilizzate per compiere abusi e violazioni del
diritto umanitario in tutto il mondo, aggirando gli embarghi
internazionali. Armi che - come ha precisato Maurizio Simoncelli,
anticipando dati del prossimo Rapporto dell'Archivio per il disarmo -
vanno per il 40% circa agli Usa, il 38% verso l'Ue, per il 6,5% all'Africa
e all'Medio Oriente e per il 5% verso l'Asia: "dove c'é guerra le nostre
armi leggere giungono" ha spiegato. I promotori della campagna - che in
Italia fanno riferimento alla rete per il disarmo - chiedono quindi al
governo italiano di porsi "in prima fila nella revisione del Codice di
condotta sull'esportazione di armamenti, mantenendo un costante livello di
monitoraggio sui trasferimenti europei di armi" e di "offrire un supporto
pubblico e concreto" all'adozione di un Trattato sul commercio delle armi
entro il 2006. Chiedono, inoltre - come ha sottolineato Riccardo Troisi di
Lilliput - un'efficace applicazione della legge 185, l'introduzione di una
legislazione nazionale sugli intermediari di armi e l'adozione di norme
più restrittive in materia di circolazione, commercializzazione ed
esportazione di armi leggere. Tra gli strumenti della campagna, una
foto-petizione, che intende raccogliere un milione di volti in tutto il
mondo: la galleria delle immagini sarà presentata ai governi in occasione
della seconda Conferenza dell'Onu sui traffici illeciti di armi leggere
che si terrà a New York nel luglio 2006. (ANSA).

APCOM
Apc-LETTERA DI AMNESTY AL GOVERNO ITALIANO PER ADERIRE A CONTROL ARMS
Si chiede al governo di sostenere l'adozione di trattato su armi Roma, 23
mar. (Apcom) - In occasione della presentazione in Italia della campagna
'Control Arms', la sezione italiana di Amnesty International ha reso noto
il testo della lettera inviata al governo italiano "perché sostenga in
maniera pubblica ed efficace l'adozione del trattato internazionale sul
commercio delle armi". La campagna 'Control Arms' è stata lanciata a
livello internazionale il 9 ottobre 2003 da Amnesty international, Oxfam e
Iansa (International action network on small arms) e mira ad adottare
entro il 2006 un trattato sul commercio delle armi vincolante e basato sul
diritto internazionale e sui diritti umani.
Nella lettera, inviata al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e ai
ministri degli Esteri, Gianfranco Fini, degli Interni, Giuseppe Pisanu, e
della Difesa, Antonio Martino, si legge che "Amnesty international auspica
che l'Italia sia in prima fila, all'interno dell'Unione europea, nella
revisione del Codice di condotta dell'esportazione di armamenti,
mantenendo un costante livello di monitoraggio e di analisi dei dati sui
trasferimenti europei di armi e denunciando le violazioni e le carenze del
codice per favorire l'opera di revisione".
L'Italia è tra i maggiori produttori di armi e si colloca al settimo posto
a livello internazionale per il valore di armi esportate tra il 1998 e il
2002. Le norme principali che regolano il commercio delle armi sono la
legge 110 del 1975 (relativa alle armi di uso civile) e la 185 del 1990
(relativa alle armi di uso militare), ritenute insufficienti da Amnesty
per "impedire esportazioni di armi a paesi che violano i diritti umani o
il diritto umanitario". Nella lettera inviata al governo italiano, Amnesty
sottolinea infatti "l'urgenza di un'efficace e completa applicazione della
legge 185 sulle esportazioni di armamenti, unitamente all'introduzione di
una legislazione nazionale sugli intermediari di armi e all'adozione di
norme più restrittive in materia di circolazione, commercializzazione ed
esportazioni di armi leggere".
Secondo i dati forniti da Maurizio Simoncelli, membro del Consiglio
direttivo di Archivio Disarmo, nei cinque anni compresi tra il 1999 e il
2003 l'Italia ha esportato un miliardo e mezzo di armi leggere. Di queste,
il 39 per cento è andato negli Usa, il 38 per cento verso i Paesi membri
dell'Ue, il 6,5 per cento in Africa e Medio Oriente, il 5 per cento in
Asia e il 6,5 per cento verso Paesi europei non membri Ue. Secondo la
relazione annuale della Presidenza del consiglio al Parlamento, nel corso
del 2003 l'Italia ha aumentato le esportazioni del 40 per cento,
autorizzando flussi di armi per centinaia di milioni di euro verso paesi
in conflitto (Pakistan e India) e verso paesi in cui viene applicata la
pena di morte e non si rispettano i diritti umani. Tra questi la Malaysia,
dove sono state autorizzate esportazioni di armi per 166 milioni di euro,
e la Cina, dove sono state autorizzate esportazioni per 127,1 milioni di
euro nonostante l'embargo dell'Ue sulle armi.
"Il nostro made in Italy - ha ironizzato oggi il presidente della sezione
italiana, Marco Bertotto - può sempre essere motivo di orgoglio
nazionale?" Sim 231513 mar 05

SIR

COMMERCIO ARMI: AMNESTY INTERNATIONAL, CAMPAGNA MONDIALE PER CONTROLLARE
LE ESPORTAZIONI CON APPELLI AL GOVERNO E FOTO-PETIZIONI

700 milioni di armi in circolazione nel mondo e 8 milioni prodotte ogni
anno. E nello stesso anno almeno 500.000 persone vengono uccise da queste
armi e 300.000 bambini soldato sono costrette ad imbracciarle. Un business
da 28 miliardi di dollari all'anno che coinvolge 1135 industrie ed è in
mano principalmente ai cinque Paesi membri del Consiglio di sicurezza Onu
(Usa, Russia, Cina, Francia e Regno Unito) che vendono le armi, per il
67,6% del valore, ai Paesi in via di sviluppo, sottraendo risorse allo
sviluppo: per provare a disinnescare le conseguenze drammatiche del
traffico di armi nel mondo Amnesty international ha lanciato oggi a Roma
la Campagna "Control arms", una mobilitazione mondiale che chiede
l'adozione di un trattato sul commercio delle armi da adottare in sede Onu
entro il 2006. La Campagna consiste in una serie di appelli al governo
italiano "per sostenere in maniera pubblica ed efficace l'adozione del
trattato e chiedere norme più restrittive nell'esportazione di armi
leggere", ha spiegato Marco Bertotto, presidente della sezione italiana di
Amnesty international, e in una originale "foto-petizione" per raccogliere
un milione di volti in tutto il mondo, da presentare ai governi in
occasione della seconda Conferenza delle Nazioni Unite sui traffici
illeciti di armi prevista a New York nel luglio 2006. "Una iniziativa ? ha
precisato Riccardo Troisi, della Rete italiana per il disarmo ? che mette
in gioco non solo la firma ma l'intera persona". Al governo italiano viene
chiesto, in particolare, "il rigoroso rispetto della legge 185/90" per
migliorare la propria capacità di controllo sui trasferimenti di armi. La
Campagna Control arms denuncia infatti che, nel corso degli anni, "la
legge 185 è stata disapplicata dai vari governi che si sono succeduti con
una serie di decreti o con interpretazioni non conformi al dettato
legislativo". Ad esempio l'embargo dell'Ue alla Cina "è stato ritenuto
applicabile
solo ad alcuni tipi di armi" mentre l'Italia ha esportato armi a
"Zimbabwe, Eritrea, Algeria, Nigeria, Colombia, India, Pakistan,
Indonesia, Israele,Russia". "E' una fuoriuscita incontrollata di armi
dall'Italia", ha denunciato Maurizio Simonelli, dell'Archivio disarmo: "E
nel 2003 la legge 185 è stata modificata in senso peggiorativo per
facilitare le coproduzioni con i Paesi dell'Ue e della Nato", con il
rischio che "componenti italiane di armi vengano assemblate e vendute a
destinatari verso cui dall'Italia non sarebbe possibile esportare".

REDATTORE SOCIALE
ARMI
16.39  23/03/2005

Al via ''Control arms'', campagna per un trattato internazionale sul
commercio delle armi entro il 2006, promossa a livello internazionale da
Amnesty International, Oxfam e Iansa

ROMA - Al via "Control arms", campagna per un trattato internazionale sul
commercio delle armi entro il 2006, promossa a livello internazionale da
Amnesty International, Oxfam e Iansa (International action network on
small arms), e in Italia dalla Rete italiana per il disarmo. La campagna è
stata presentata alla stampa questa mattina, presso la Sala Igea
dell'Istituto della Enciclopedia Treccani. La sensibilizzazione vuole
contribuire alla grande mobilitazione internazionale sul commercio di armi
e migliorare allo stesso tempo gli strumenti legislativi e di trasparenza
esistenti in Italia. Il nostro Paese, infatti, è il quarto produttore ed
il secondo esportatore mondiali di armi leggere. "Nel mondo in cui
viviamo, sono in circolazione quasi 700 milioni di armi e altri otto
milioni vengono prodotte ogni anno. Ci sono aziende che le fabbricano,
intermediari che le mettono in commercio, governi e privati che le
acquistano e le vendono, persone che le utilizzano. E, in fondo a questa
catena, le persone che ne muoiono, una al minuto", ha dichiarato questa
mattina Marco Bertotto, presidente della Sezione Italiana di Amnesty
International. "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />

"In questo stesso mondo, con queste stesse armi, ogni anno almeno 500.000
esseri umani vengono ammazzati, 300.000 bambini soldato sono costretti a
imbracciarle e usarle in guerra come se fossero giocattoli, decine di
conflitti vengono sostenuti e alimentati dal traffico incontrollato dei
prodotti dell'industria militare ? ha denunciato Bertotto -. Milioni di
persone pagano a caro prezzo le scelte sbagliate dei rispettivi governi,
che preferiscono investire risorse e ingigantire il loro debito estero
nella corsa agli armamenti piuttosto che sostenere programmi virtuosi, e
spesso meno costosi, di sviluppo economico e lotta alla povertà". Secondo
Amnesty International, uscire da questo cortocircuito non è impossibile,
ma richiede una mobilitazione costante e coordinata; le soluzioni concrete
sono da tempo alla portata dei governi e della comunità internazionale:
rafforzare i meccanismi di controllo nazionali, regionali e a livello
globale sui trasferimenti irresponsabili di armi ed attrezzature militari,
di sicurezza e di polizia; impedirne in ogni caso il commercio verso paesi
in stato di conflitto o responsabili di gravi violazioni dei diritti
umani; adottare quanto prima un sistema globale di identificazione e
tracciatura che consenta di risalire ai paesi che gestiscono la produzione
e l'intermediazione illecita di armi.
Alla Rete italiana per il disarmo aderiscono Acli, Amnesty International,
Archivio Disarmo, Arci, Arci Servizio Civile, Ass. Obiettori Nonviolenti,
Ass. Papa Giovanni XXIII, Associazione per la Pace, Attac, Beati i
Costruttori di Pace, Campagna Italiana contro le Mine, Campagna di
Obiezione alle Spese Militari, Centro Studi Difesa Civile, Conferenza
degli istituti Missionari in Italia, Coordinamento Comasco per la Pace,
Fim Cisl, Fiom Cgil, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Gruppo
Abele, Ics, Libera, Movimento Internazionale della Riconciliazione,
Movimento Nonviolento, Oscar, Pax Cristi, Peacelink, Rete di Lilliput,
Rete Radiè Resch, Traduttori per la Pace, Un ponte per?
A livello europeo la campagna agirà di concerto con la rete europea sul
disarmo, per una revisione del Codice di Condotta Europeo sull'export di
armamenti, che attualmente non è vincolante e risulta piuttosto debole
sotto molti aspetti, come ha ricordato Riccardo Troisi, della Rete
italiana per il disarmo. Maurizio Simoncelli, ricercatore di "Archivio
disarmo" e docente di "Mediazione dei conflitti" al Master in Educazione
alla pace presso l'Università Roma Tre, ha rilevato che nel mondo esistono
"50 aree di conflitto e di crisi" e che tra il 1999 e il 2003 l'Italia ha
esportato circa un miliardo e mezzo di euro in armi leggere ad uso civile,
di cui il 39% negli Usa, il 38% nei Paesi dell'Unione europea, il 6,5% in
Africa e Medio Oriente, il 5% in Asia. "Ma la fuoriuscita incontrollata di
armi va a finanziare guerre senza confini", ha concluso Simoncelli. (lab)

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