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La lobby delle armi USA e la sconfitta di Obama

Analisi di Maurizio Simoncelli (vicepresidente Archivio Disarmo) relativa al voto negativo in USA sulla riforma della legge di vendita degli armamenti
Fonte: Archivio Disarmo - 18 aprile 2013

Nonostante il tentativo del presidente Obama e l’apparente accordo bipartisan al Senato tra democratici e repubblicani per un maggior controllo nella vendita delle armi ai privati, la National Rifle Association, la potente lobby delle industrie delle armi, è riuscita ad impedire anche questo modesto tentativo di regolamentare il settore.

Archivio Disarmo Tra le più grandi aziende statunitensi del settore ricordiamo la General Dynamics Ordnance and Tactical Systems, la Remington, la Colt, l’H& R Firearms e la Smith & Wesson. I dati a disposizione per gli USA, primo esportatore mondiale (seguiti dall’Italia e dalla Germania), parlano di 715 milioni di dollari in armi piccole e leggere  esportate

L’azione della lobby si era già palesata a livello mondiale, costringendo nel luglio scorso l’amministrazione Obama a chiedere un rinvio nell’approvazione del Trattato sul Commercio degli Armamenti ATT durante la Conferenza Diplomatica dell’ONU, trattato poi approvato agli inizi di aprile in sede di Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Infatti, il 26 luglio, 51 senatori degli Stati Uniti d’America di entrambi gli schieramenti, 43 repubblicani e 8 democratici, firmarono una lettera indirizzata al Presidente Obama e al Segretario di Stato Clinton contro l’adozione del Trattato I senatori avvertirono Obama che il Trattato avrebbe potuto comportare maggiori controlli federali poiché prevedeva controlli sui trasporti anche all’interno del territorio degli Stati che avrebbero contrastato con il secondo emendamento, così come le previsioni sulla raccolta di informazioni sulle importazioni e i transiti nel territorio nazionali da registrare, conservare e trasmettere alla Support Unit dell’ONU.

In particolare, i senatori attaccarono la disposizione sulle misure per evitare la deviazione delle armi importate verso il mercato nero o utilizzatori finali non voluti. I Senatori chiedevano che fossero escluse dall’applicazione del trattato tutte le armi leggere e di piccolo calibro per non minare il diritto alla legittima difesa delle persone (definendolo un diritto dell’uomo).

Purtroppo, come era facile prevedere, la NRA, se ha dovuto incassare il colpo a livello di normativa internazionale con l’ATT, ha operato per vanificare ogni tentativo di regolamentazione interna, nonostante le stragi continue a cui cinicamemente la stessa lobby ha risposto sollecitando il personale della scuola ad USA armarsi per rispondere in tal modo ai folli attacchi perpetrati in questi mesi. Va ricordato che la Brady Campaign to End Gun Violence stima circa 30.000 vittime all’anno nei soli USA (uno ogni 10.000 abitanti circa, a fronte di un tasso italiano di omicidi inferiore a uno ogni 100.000).

Va inoltre sottolineato che il fallimento di questo tentativo di regolamentazione è grave anche perché notoriamente i narcotrafficanti latinoamericani si riforniscono di armi anche attraverso le numerose armerie presenti lungo i confini tra gli USA e il Messico, con un conseguente flusso di armamenti dal nord verso il sud del continente. E pertanto questa legislazione crea inevitabilmente contraccolpi non solo a livello interno, ma anche sullo scenario internazionale.

Analogamente è possibile avere preoccupazioni in merito alla prossima ratifica dello stesso ATT, che l’amministrazione Obama ha firmato, ma che per entrare in vigore delle essere poi approvato dal Congresso. L’eventuale non ratifica statunitense costituirebbe un grave vulnus all’efficacia dell’ATT, essendo gli USA il principale esportatore di armi (30% del mercato mondiale tra il 2008 e il 2012).

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