Ali da tagliare

Conversazione con Maurizio Simoncelli dell’Archivio Disarmo, in merito al contestato acquisto del cacciabombardiere F-35
Roberto Fantini
Fonte: Free Lance International Press - 03 aprile 2012

Il programma del caccia F-35, che risulterebbe costatoci già ben 2,7 miliardi di euro, potrebbe condurci, nei prossimi anni, ad una spesa complessiva oscillante fra i  15 e i 20 miliardi (senza considerare i costi di mantenimento di tali velivoli). Al di là di ogni valutazione etica, civile e politica, ti sembra che il nostro Paese sia in grado di sopportare un simile impegno economico?
L'Italia, come è noto, sta vivendo da tempo una situazione economica estremamente difficile, analogamente ad altri paesi occidentali. Le politiche adottate nel corso degli anni hanno mirato a ridurre drasticamente la spesa pubblica, con pesanti conseguenze nel welfare state, cioè nelle politiche socioassistenziali, nelle pensioni, nella sanità, oltre che nel sistema dell'istruzione e d Maurizio Simoncelli ella formazione sia a livello dell'obbligo scolastico, sia superiore. Il progetto dell' F-35, che sta progressivamente sollevando numerosi interrogativi nell'intera società civile, riguarda un caccia multiruolo di quinta generazione monoposto, a singolo propulsore, con capacità stealth (invisibilità ai radar), che può essere utilizzato per supporto aereo ravvicinato, bombardamento tattico e missioni di superiorità aerea. La definizione di tale programma era stata avviata nel 1996 per iniziativa dell’allora ministro della Difesa, Beniamino Andreatta, membro del governo Prodi, e poi sostenuta da tutti i governi successivi in modo assolutamente bipartisan. Da alcuni anni, considerati i crescenti costi e i ritardi del progetto (tali da preoccupare significativamente lo stesso Pentagono), in Italia si sono levate diverse voci critiche in merito, al punto che si è costituita una campagna "Taglia le ali alle armi" che spinge per uno stop e per un ripensamento in merito al progetto.

-    Quanto le recenti dichiarazioni del Ministro Di Paola in merito alla riduzione del programma a 90 esemplari possono essere considerate una prima vittoria del movimento di opinione venutosi a creare in questi ultimi mesi? E quanto è realisticamente possibile sperare che questo ridimensionamento del programma venga ulteriormente accentuato?
Il ministro della Difesa, ammiraglio Di Paola, che a suo tempo firmò come rappresentante italiano proprio il memorandum d'intesa per il progetto F-35, ha già dovuto convenire che l'ipotesi di acquistare 131 aerei era palesemente eccessiva rispetto alle condizioni di un paese economicamente stremato. I vertici militari hanno comunque provato a confermare in toto il progetto, anche fornendo al Parlamento informazioni e cifre quanto meno poco chiare, se non errate. Si diceva che ormai era stato firmato un contratto con una penale alta da pagare in caso di rinuncia, cosa non vera. Fino a poco fa si diceva che il costo unitario sarà di 80 milioni di euro, mentre già si parla diffusamente di 150 milioni (fonti ufficiali estere, come il PBO canadese). Si parlava di oltre 10.000 occupati, mentre, secondo fonti sindacali, in termini reali si avranno al massimo 1.200 nuovi occupati. Le affermazioni dei vertici militari ed industriali, imprecise e fumose, sono state progressivamente smentite una per una dagli esperti della campagna "Taglia le ali alle armi". Per ora c'è stata una prima riduzione a 90 apparecchi, proprio in seguito alle numerose voci critiche sollevatesi sui mass media, nel mondo cattolico ed anche in Parlamento.

-    Credo sia evidente che la Campagna “Taglia le ali alle armi” non intenda limitarsi a contestare l’acquisto dei caccia F35, ma si ponga anche obiettivi ben più ampi relativi alla nostra attuale politica in ambito militare. Quali esattamente?
Preso atto che non solo i partner del progetto F35, ma anche gli Stati Uniti stanno ridimensionando tempi ed impegni in esso (ad esempio, il ministro della Difesa Naoki Tanaka  ha ipotizzato addirittura l'ipotesi di blocco del maxi-acquisto di 42 aerei F-35 qualora i prezzi dovessero salire ancora), sarebbe opportuno che il governo Monti, attento ai conti pubblici, s'impegnasse a prendersi quanto meno una pausa di riflessione rispetto ad un progetto dai costi crescenti che si prefigura come una pericolosa cambiale in bianco per i prossimi anni a carico di una società italiana in grave affanno economico. Considerato inoltre che l'Italia non ha un documento ufficiale politico aggiornato sulla Strategia della Sicurezza Nazionale (l'ultimo Libro bianco della Difesa risale al 2002) e dato che l'uso di tale aereo prefigura un certo tipo di intervento/attacco verso l'esterno con munizionamento convenzionale e/o nucleare, non sarebbe fuori luogo che il Parlamento italiano prima discutesse di quale modello di difesa si vuole adottare e poi definisse i sistemi d'arma necessari a tale modello, e non viceversa. Altrimenti ci si trova ad essere condizionati da precedenti scelte militari ed industriali, che invece dovrebbero seguire alle decisioni politiche. Realisticamente parlando, quindi, bisogna prima sospendere ogni ulteriore passo in avanti, definire il quadro del modello di difesa (minacce, rischi, alleanze, interessi geopolitici, ecc.), considerare le risorse economiche disponibili e sostenibili, poi valutare gli strumenti necessari e infine procedere all'acquisto di essi. Tutto questo non è avvenuto e ci troviamo di fronte ad un piano di spesa che rappresenta una zavorra pericolosissima per la nostra economia di oggi e ancor più di domani.

-    Cosa ritieni sia possibile fare, da parte dei singoli cittadini, per sostenere la Campagna anti F35?
Come dicevo, la campagna "Taglia le ali alle armi", sostenuta dalla Tavola della Pace, da "Sbilanciamoci" e dalla Rete Italiana Disarmo (un network di associazioni, sindacati, centri di ricerca, tra cui anche il mio Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo), sta operando proprio in questa prospettiva. Non è più accettabile che la politica della difesa venga determinata a priori dalle scelte industriali e militari e che il Parlamento venga messo solo nelle condizioni di approvare quanto deciso in altri ambiti e con criteri e modalità non sempre limpidi e trasparenti. La politica, in modo democratico e partecipato, deve riappropriarsi anche di questo importante e delicatissimo settore, sinora lasciato in gestione esclusiva a poche persone.
I cittadini, allo stesso modo, come cercano d'intervenire per un miglior funzionamento della sanità pubblica, dei servizi pubblici, ecc., devono e possono partecipare attivamente sia cercando d'informarsi, sia facendo pressione sui propri rappresentanti politici, sia sostenendo la campagna "Taglia le ali alle armi", che, tra l'altro, ha lanciato una raccolta di firme on line, giunta già a svariate decine di migliaia.

http://www.disarmo.org/nof35/

www.archiviodisarmo.it

Note:

Articolo originale al link http://www.flipnews.org/flipnews/index.php?option=com_k2&view=item&id=5185:ali-da-tagliare&Itemid=76.