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Dopo l’assalto alla nave pacifista diretta a Gaza serve una presa di responsabilità anche da parte del nostro Paese

Rete Disarmo: l’Italia sospenda tutte le vendite di armi verso Israele

Fonte: Rete Italiana per il Disarmo - 01 giugno 2010

Israeli soldier Le notizie che ieri hanno sconvolto l’opinione pubblica mondiale, con l’assalto in acque internazionali dei reparti speciali israeliani alla nave pacifista con aiuti umanitari diretta verso Gaza, devono far riflettere e soprattutto indurre a nuove modalità di approccio alla questione mediorientale.
Con l’ovvio pensiero alle vittime dello scontro ed alle vittime quotidiane (dell’una e dell’altra parte) di una situazione di conflitto e guerra che favorisce i potenti e schiaccia le fasce deboli della popolazione, la Rete Italiana per il Disarmo chiede con forza che anche il nostro Paese si assuma delle responsabilità con gesti forti ed importanti. In particolare, così come fatto in passato per altre situazioni di crisi, la richiesta della Rete Italiana per il Disarmo (rete che raccoglie oltre 30 organismi italiani impegnati sul tema del controllo degli armamenti) è quella di una sospensione immediata e totale della vendita di armi italiane ad Israele.
Nel corso degli ultimi due anni le vendite autorizzate di armamento verso il governo di Tel Aviv hanno superato complessivamente i due milioni di euro, ed hanno riguardato in particolare armi di calibro superiore ai 12,7mm e aeromobili, sistemi d’arma ad energia diretta e apparecchiature elettroniche.
Tra le imprese coinvolte in queste operazioni di vendita troviamo Simmel Difesa, Beretta, Northrop Grumman Italia, Galileo Avionica, Oto Melara ed Elettronica spa.

“Il commercio di armi italiane nel mondo - sostiene Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo - sta diventando sempre più strategico e non per nulla nell’ultimo anno è cresciuto del 61% raggiungendo i 5 miliardi di euro di controvalore di autorizzazioni. Per questo può davvero diventare uno strumento per intervenire nelle situazioni di crisi e modificarle al meglio. Continuare ad inviare armi e sistemi d’arma nelle aree più calde del globo non è’ sicuramente il metodo migliore per contribuire alla Pace, condizione che invece il nostro paese dovrebbe perseguire per convinzione e per scelta Costituzionale”.

Un altro punto importante riguarda gli accordi di cooperazione militare bilaterale, che il parlamento sta ratificando, uno dei quali riguarda proprio l’intesa con lo Stato di Israele.
Come gli altri anche questo accordo definisce in termini generici, la cornice della cooperazione militare nei seguenti aspetti: misure per favorire gli scambi nella produzione di armi, trasferimento di tecnologie per la produzione di armamenti, formazione ed addestramento, manovre militari congiunte, peacekeeping, talvolta ricerca e sviluppo nella produzione militare. Il risultato finale è ovviamente quello di facilitare la collaborazione dell'industria per la difesa italiana con quella israeliana rendendo più difficile il controllo degli armamenti e favorendone la proliferazione. Con un grosso problema di raccordo con la legge 185/90 che disciplina il commercio delle armi «made in Italy»: infatti, c'è il rischio che agli interscambi militari adottati in base agli accordi stessi si applichino meno controlli.
Cosa che non possiamo permetterci in aree “calde” come la Palestina, in cui succedono eventi luttuosi e gravi come quello di ieri. Per questo la Rete Italiana per il Disarmo chiede l’immediata sospensione dell’esecutività dell’accordo militare stipulato con Israele.

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