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Dichiarazione della Campagna Internazionale sulla Spesa Militare (GCOMS) in occasione delle Giornate Mondiali sulle Spese Militari (GDAMS)

La necessità di un'azione globale contro le spese militari

Fonte: Campagna Internazionale sulla Spesa Militare (GCOMS)

Spese militari In tutto il mondo i Governi stanno insistendo per aumentare la loro spesa militare. Negli Stati Uniti il presidente Donald Trump ha annunciato un aumento di 54 miliardi di dollari –10% del bilancio militare annuale precedente – che inciderà sulle spese legate alla diplomazia e agli affari esteri. Tutti i governi europei aderenti alla NATO hanno concordato in due occasioni, in Galles e a Varsavia, di spendere il 2% del PIL nazionale in difesa e parallelamente stanno creando un nuovo sistema di fondi per lo sviluppo e la ricerca militare. Dall’altra parte del mondo la Cina ha dichiarato di incrementare il suo budget militare del 7% nel 2017. Tra gli altri Stati che sono in cima alla lista dei Paesi che maggiormente spendono nell'ambito militare troviamo l’Arabia Saudita e il Giappone che hanno seguito la scia degli aumenti. A questo si aggiungono le pressioni di Trump e di tutta l’Amministrazione americana, sebbene la crescita nella spesa militare degli Stati non sia del tutto un nuovo fenomeno di questi mesi.

Con questo scenario abbiamo molte buone ragioni per rinnovare la nostra determinazione nel richiedere un taglio nella spesa militare di tutti i governi (che calcoliamo a partire dai dati SIPRI) e di avvicinarci maggiormente alla prospettiva della sicurezza umana che molti vorrebbero vedere.

La Campagna mondiale sulla spesa militare (GCOMS) é una mobilitazione internazionale nata nel dicembre 2014 e promossa dall’International Peace Bureau. L’obiettivo della Campagna é quello di far pressione sui governi affinché investano nei settori della salute, dell’educazione, dell’impiego e dell’ambiente invece che in quello militare. GCOMS include al suo interno anche le giornate di azione globale sulle spese militari (GDAMS), che quest’anno celebrano la loro settima edizione.

Di recente Donald Trump ha detto: "Dobbiamo ricominciare a vincere le guerre", noi dichiariamo che dobbiamo invece ricominciare a costruire la pace. E' fondamentale che si costruiscano in tutto il mondo strutture che favoriscano la sicurezza umana, e allo stesso tempo che vengano interrotte guerra e distruzione. Iraq, Afghanistan e Libia sono esempi di guerre che hanno distrutto interi Paesi e devastato le loro popolazioni. Quello che sta avvenendo in Yemen e Siria é sotto i nostri occhi ogni giorno e presto o tardi qualcuno ci chiederà: “e tu cosa hai fatto?”.

La maggioranza del genere umano desidera vivere in un mondo pacifico. Gli investimenti di guerra favoriscono i fatturati delle imprese belliche, ma non fanno niente per assicurare un lavoro dignitoso, una buona sanità ed educazione per tutti. Riducendo drasticamente il budget della difesa in tutti i Paesi avremmo due effetti: si ridurranno i livelli di militarizzazione e violenza contro i civili e, se i soldi verranno redistribuiti intelligentemente, si potranno trovare risorse per finanziare meccanismi di peace building per proteggere i diritti umani e per affrontare il cambiamento climatico in corso.

In aggiunta va ricordato come quest’anno potrebbe essere il più mortale degli ultimi tre decenni dal punto di vista delle vittime della malnutrizione e fame. Oltre 20 milioni di persone sono a rischio di morte in Yemen, Somalia, Sud Sudan e Nigeria. Cinque anni dopo una carestia che ha ucciso 25 mila persone la Somalia é di nuovo sull’orlo della catastrofe con 6 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza. Decine di migliaia di persone in altre parti del mondo, come lo Sri-Lanka, hanno bisogno immediato di assistenza e cibo. Come comunità internazionale stiamo fallendo nel rispondere alla minaccia mortale data dalla fame: le Nazioni Unite stimano che siano necessari 5,6 miliardi di dollari per risolvere questa crisi.

É tempo per i principali Governi donatori di rivedere le priorità e spostare i fondi dalle armi ai reali bisogni umani. Secondo il recente rapporto pubblicato da Oxfam “Un’economia a servizio dell’1%” le 62 persone più ricche del mondo hanno accumulato più ricchezza dei 3.6 miliardi di persone più povere e, negli ultimi 5 anni, la “ricchezza” di questa metà più povera del mondo si é ridotta del 41%

Quello che vediamo è un sistema predatorio di avidità e di potere, un sistema che sfrutta le risorse naturali e l'energia della maggior parte del mondo, e per garantire questa situazione quello militare é lo strumento principale. Per questo motivo la spesa militare deve essere ridotta, se vogliamo garantire una distribuzione equa delle risorse naturali e un efficace decolonizzazione mondo. Da anni, come GCOMS, proponiamo un taglio del 10% delle spese militari e secondo i dati analizzati dal SIPRI questo sarebbe sufficiente per raggiungere importanti obiettivi per le popolazioni, quali l'eliminazione della povertà estrema e della fame.

I flussi di rifugiati e altri spostamenti forzati delle popolazioni civili sono una delle conseguenze dirette della guerra, della disuguaglianza e della violenza: la crisi dei rifugiati é stata militarizzata in tutto il mondo. Invece di costruire muri, militarizzare le frontiere e ignorare i diritti umani, dovremmo offrire le “armi pacifiche” della tolleranza, della cooperazione, della giustizia globale e dell’integrazione. Invece di un bilancio militare, abbiamo bisogno di un bilancio sociale globale per affrontare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDG Goals). Invece del business degli armamenti e la militarizzazione dei confini, dobbiamo rispondere all’attuale crisi umanitaria con un vero e proprio budget per proteggere e promuovere i diritti umani.

Abbiamo bisogno di coinvolgere ancora di più i cittadini e le organizzazioni in un dibattito aperto e forte sui risultati controproducenti delle spese militari. Più che mai, abbiamo bisogno di nuovi partner per lavorare sulla campagna globale sulla spesa militare (GCOMS) e per rendere i giorni di azione globale sulla spesa militare (GDAMS) un grande successo!

GCOMS 2017 spese militari


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