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Necessaria azione contro i droni armati

Il quadro esposto nel seminario internazionale di Roma del 24 novembre spinge la società civile a pungolare la politica per arrivare ad un quadro chiaro di riferimento
Fonte: Archivio Disarmo - Rete Disarmo - 24 novembre 2016

Droni armati Droni armati: il quadro generale

A testimoniare la crescente importanza strategica dei droni in ambito militare (ricognizione e attacco) sono gli stanziamenti. Nel 2016 gli Stati Uniti, detentori di un arsenale di circa 10.000 droni di vari tipi e dimensioni, hanno stanziato per i droni 2,9 miliardi di dollari. Anche l’Italia ne è attualmente dotata: 7 droni MQ-1C Predator A+ e 6 MQ-9 Predator B Reaper, modello per il quale ha chiesto agli USA le attrezzature da combattimento. 

I problemi posti dai droni armati non sono di natura tecnica né militare. Infatti costano (relativamente) poco e, a differenza dei bombardieri, non mettono a repentaglio la vita dei piloti, dato che fanno tutto le macchine e la loro guida avviene a migliaia di chilometri di distanza. I problemi, piuttosto, sono giuridici, morali e politici.

La legittimità dell’utilizzo dei droni armati

I giuristi sono impegnati, soprattutto in America, in un'accesa discussione sulla legittimità delle cosiddette "esecuzioni mirate", cioè condanne a morte senza processo, senza prove pubbliche, senza testimonianze e senza contraddittorio. Anche l'argomento che ad essere presi di mira sono solo pericolosi terroristi non è sempre vero.  Ad aggravare l'assenza di garanzie per gli "imputati", ma anche la casualità delle operazioni, vi è il progressivo scivolamento dell'impiego dei droni da attacchi "personali", effettuati sulla base di indizi a carico di personaggi noti ai servizi segreti, ad attacchi "sigla", effettuati sulla base di comportamenti "sospetti", tipo improvvisi assembramenti di persone nel deserto. Dalla "guerra al terrorismo" alla tragedia il passo è breve quando (come è accaduto) il gruppo attaccato non era formato da affiliati di Al Qaeda o dell'Isis ma da famiglie che festeggiavano un matrimonio. 

Le vittime “civili” dei droni armati

È difficile quantificare i “danni collaterali” rappresentati dalle vittime civili; pari al 3-4% delle morti secondo il governo degli Stati Uniti, mentre altre fonti le stimano tra l’11 e il 15%.  "Con l'elevato tasso di mortalità tra i civili  - osserva Maurizio Simoncelli, vicepresidente di Archivio Disarmo – i droni portano alle estreme conseguenze le tendenze delle guerre contemporanee, il cui teatro è sempre più spesso concentrato nelle aree urbane".

La frequenza di “danni collaterali” impone una regolamentazione che rispetti i diritti umani. Anche i cittadini americani, che pure con maggioranze tra il 50 e il 60% approvano il ricorso all'ultima ratio dei droni, ritirano il loro consenso quando si verificano perdite tra i civili innocenti. "Ancora una volta - commenta il presidente di Archivio Disarmo, Fabrizio Battistelli - l'unica forza in grado di far cambiare idea ai governi è l'opinione pubblica, quella che ai tempi della guerra di Bush in Iraq il New York Times ha definito "la seconda superpotenza mondiale".  

Droni armati: l’atteggiamento dell’Italia

Il Generale Vincenzo Camporini, vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) già capo di Stato Maggiore dell’Aereonautica e della Difesa, formula per la prima volta i tempi di realizzazione di droni armati italiani autorizzati dagli Stati Uniti: “operativi entro uno o due anni”.

Spiega Camporini: “nessuno può pensare che il nostro Paese utilizzerà questi mezzi per operazioni come gli omicidi mirati, che si pongono totalmente al di fuori dal nostro quadro giuridico”.

Rimane il problema del controllo dei possibili obiettivi dei droni. “Per esempio – afferma Camporini – un ufficiale italiano che stava monitorando i bersagli dei droni alleati in Libia ha alzato il «cartellino rosso», per impedire che venisse colpito un impianto dell’Eni erroneamente segnalato chissà da chi”.

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