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Armi, Simoncelli: "Le fabbriche italiane vendono secondo legge, ma le armi finiscono in rivoli inquinati"

Intervista al Vicepresidente dell'Istituto di Ricerca Archivio Disarmo
Paolo Salvatore Orrù
Fonte: Tiscali Notizie - 04 dicembre 2015

La pace non può essere garantita dalle armi. A dimostralo, secondo Maurizio Simoncelli, vicepresidente e cofondatore dell'Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo (IRIAD), “è la storia Delle guerre di ieri e di oggi”. I conflitti di tipo tradizionale attualmente in corso in Afghanistan, Iraq, Libia e che ora ci si appresta a fare in Siria, “non sono mai stati risolutivi”. Più di ogni altra cosa, stanno lì a dimostrare che i raid aerei non servono a granché: per risolvere, dicono i militari, c’è bisogno di “boots on ground”, di corpi d’occupazione dotati di armi convenzionali.

Simoncelli, in definitiva, i bombardamenti non bastano?
”Le incursioni aeree dovrebbero sempre essere il preludio di un’occupazione territoriale; servono per terrorizzare e per uccidere indiscriminatamente, una Ong siriana ha fatto sapere che in un mese i raid russi hanno ucciso 400  civili, di cui 97 bambini: in sostanza, i tre quarti delle vittime sono civili”.

Armi occidentali sono ste utilizzate anche nella strage di Parigi.
“Sì, ma non va anche detto che  nel 2014 il 90% delle vittime del terrorismo sono state registrate fuori dall’Europa: Boko Haram, l’organizzazione di estremisti islamici che opera in Africa, ha fatto vittime più dell’Is”.

armi Sparano solo a Parigi e in Africa?
“Il Pakistan sta pagando un prezzo altissimo: nello scontro tra musulmani moderati e musulmani estremisti, 400 bambini massacrati in una scuola pakistana. A queste dobbiamo sommare le vittime dell’Afghanistan: le notizie che giungono dalle Nazioni Unite ci dicono che ci sono stati più di 3000 morti militari occidentali a fronte di 25mila civili afghani dal momento dell’intervento ad oggi. L’Occidente si pone il problema delle sue vittime, ma non si pone il problema delle ‘vittime di serie B’ degli altri paesi”.  

Con quali triangolazioni giungono nei teatri di guerra?
“Le aziende, anche quelle italiane, vendono le armi secondo legge, ma molti di queste vanno a finire per rivoli inquinati”.  

Un rivolo inquinato rifornisce anche l’Is? 
“Lo stato maggiore russo, la Turchia ha fatto transitare verso il Califfato tonnellate di armi. Ma chi le fabbrica? La Turchia non è un grande produttore. Chi, dunque, le ha fatte arrivare sin lì? Tutti reticenti”.

Magari le ha vendute l’Italia?
“Il nostro Paese ha una legge nata per controllare questi commerci. Ma a questo controllo sfuggono le armi leggere: pistole, fucili a pompa, mitragliatori, munizioni, viaggiano praticamente senza alcun controllo. E l’Italia è il secondo esportatore mondiale di questo tipo di armamento”.

Insomma, molto più difficile vendere, aerei, elicotteri e carri armati.
“Tutto sommato, la compravendita di carri armati, arei e artiglierie pesanti è abbastanza improbabile possa avvenire attraverso triangolazioni clandestine. Probabilmente all’inizio si stipulano contratti regolari, poi chissà con quali triangolazioni raggiungono i campi di battaglia”.  

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