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Le armi perdute di Gheddafi

Che cosa resta dell'arsenale del raìs.
Marco Todarello
Fonte: Lettera43 - 24 agosto 2011
Tripoli. Un sostenitore di Gheddafi davanti a un carro armato governativo.Quando i ribelli hanno fatto irruzione nel bunker di Muammar Gheddafi, la sera del 23 agosto, hanno scoperto, in mezzo a molti cimeli, anche gli arsenali privati del raìs. E deciso di approfittarne.

Hanno portato via munizioni e armi, tra cui molti fucili nuovi ancora conservati nelle casse. Gruppi di rivoluzionari sono stati visti uscire dal compound con mitragliatori e pistole, e tra loro c'è chi ha varcato i cancelli alla guida di veicoli con armamenti contraerei.
IL BOTTINO DEGLI INSORTI. Un bottino per garantirsi la continuità della propria forza militare ma anche, come ha detto un ribelle, «per restituirlo al popolo libico».
Ciò che restava, dunque, della scorta privata di Gheddafi è ora in mano ai ribelli. Almeno per quanto riguarda le armi presenti nel bunker, perché altri arsenali si trovano nascosti in altre zone del Paese. E, probabilmente, serviranno a prolungare la resustenza dei lealisti.

Missili e carri armati: la resistenza del raìs

Dopo sei mesi di conflitto con gli insorti, aggravato dai bombardamenti Nato, non è chiaro su quanto e cosa possano contare le truppe fedeli a Gheddafi. L'aviazione è stata smantellata già con i primi attacchi degli aerei Alleati, mentre il rischio chimico è stato scongiurato dopo poche settimane di guerra. All’inizio delle ostilità si riteneva che Gheddafi disponesse di 10 tonnellate di iprite e addirittura di una tonnellata di uranio concentrato in polvere, mentre ha fatto ampiamente uso di alcune batterie di missili, come i sovietici Scud, i Frog e i terra-aria Sa-8 a guida ottica e gli Sa-6. Le truppe del raìs hanno combattuto con i carri armati T-72 e T-62, oltre ai cingolati da combattimento Bmp-1.

L'ARSENALE ALL'INIZIO DELLA GUERRA. Aerei, carri armati, missili, bombe e armamenti leggeri che Gheddafi aveva comprato da Italia e Germania. Ma anche da Parigi e Londra, i governi che più di altri avevano accelerato per l'attacco militare. E gli stessi che, nel 2004, avevano guidato il gruppo che chiese - e ottenne - la revoca europea dell’embargo alla vendita di armi alla Libia in vigore dal 1986.
GLI AFFARI CON L'ITALIA. E c’era proprio l’Italia, con 276,7 milioni di euro di armi vendute, in testa alla lista delle nazioni che tra il 2005 e il 2009 esportarono più armi verso Tripoli, permettendo così al Colonnello di sfruttare il suo patrimonio petrolifero anche per rimpolpare il suo arsenale. Da allora la Libia è diventato il quarto importatore di armi dell'Africa settentrionale.
LICENZE UE PER 834 MILIONI. Nella classifica, l'Italia era seguita dalla Francia (210,15 milioni di introiti tra il 2005 e il 2009), Gran Bretagna (119,35) e Germania (83,48).
Secondo il sito Eur Lex, che raccoglie tutti i documenti ufficiali dell’Ue, in totale l’Europa, sempre nel periodo 2005-09, ha emesso licenze di esportazioni di armi verso la Libia per un totale di 834 milioni.  

Gli armamenti di Gheddafi con il marchio dell'Europa

Un soldato delle truppe fedeli al raìs di vedetta sulla torretta di un carro armato a Zawiya, 30 chilometri a nord di Tripoli.

A conti fatti, i governi del nucleo storico dell’Unione europea prima hanno incassato cifre astronomiche da Gheddafi, e poi hanno speso più o meno lo stesso denaro per distruggere l’arsenale che gli avevano venduto.
Un giro di affari con il raìs che Roma ha consolidato nel 2008 con il Trattato di cooperazione e amicizia italo-libico che, all’articolo 20, prevedeva «un forte e ampio partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari».
Solo in quell’anno la Libia pagò alle nostre fabbriche di armi 93,2 milioni di euro, e l’anno successivo Finmeccanica siglò un accordo con la  Lybian investment authority (Lia, il fondo sovrano libico) per vari investimenti per la Difesa in tutto il Medio Oriente.
RUSSIA PRIMO FORNITORE. Quasi nulla, comunque, rispetto agli acquisti che Gheddafi fece dall’industria bellica russa: tra il 2008 e il 2010, il raìs e Dmitrij Medvedev firmarono accordi per 3,4 miliardi di euro in carri armati, in sofisticati sistemi di difesa antiaerea e soprattutto in caccia Sukhoi, grazie ai quali l’esercito libico è riuscito a prolungare di qualche settimana la resistenza davanti all’aviazione della Nato.
SISTEMA DI COMUNICAZIONE USA. Tra i fornitori di Gheddafi non potevano mancare gli Stati Uniti, depositari del più grande arsenale del mondo.
In questo caso l’accordo non riguardava le armi, ma un moderno sistema di comunicazione destinato a una brigata speciale agli ordini di Khamis Gheddafi, uno dei figli del raìs. L’appalto andò all'azienda americana General dynamics per 150 milioni di euro.
LE CLUSTER BOMB SPAGNOLE. Fanalino di coda del bazar del Colonnello si collocava la Spagna che, pur avendo venduto armi e strumenti alla Libia per soli 14,4 milioni, aveva in Tripoli il primo cliente della propria industria bellica. Madrid vanta anche un triste primato: erano di produzione spagnola le bombe a grappolo Mat-120 in dotazione all’esercito libico che sono state usate dai miliziani di Gheddafi durante la battaglia di Misurata, in barba alla convenzione di Oslo del 2008 che ne vieta la produzione, il commercio e l’uso.  

Note:

Articolo al link http://www.lettera43.it/economia/aziende/22681/le-armi-perdute-di-gheddafi.htm

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