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Traffico di armi, è allarme rosso: "Dalla Puglia verso Gheddafi"

La guardia di finanza: kalashnikov, pistole semiautomatiche e munizioni. La rotta utilizzata è sostanzialmente la stessa che oggi i clan fanno fare a sigarette e soprattutto alla droga. La triangolazione è tra ex Jugoslavia, Puglia, Grecia, Turchia e paesi del nord Africa. "Per vincere la guerra in Libia il colonnello è disposto a pagare qualsiasi cifra"
Giuliano Foschini
Fonte: Repubblica - 30 marzo 2011

L’ALLARME è stato lanciato dal secondo reparto della Guardia di Finanza, l’intelligence delle fiamme gialle. E immediatamente è stato raccolto da Servizi e antiterrorismo. L’allarme è rosso. E riguarda la Puglia: dalle nostre coste, lungo i nostri abituali canali di smercio, forse anche per le braccia di alcuni dei nostri malavitosi, potrebbero passare in queste ore armi destinate al colonnello Gheddafi. Le armi per combattere una guerra. Kalashnikov (fucili d’assalto russi Ak-47 e cinesi Type 56). Pistole semiautomatiche Makarov calibro 9, visori notturni, mortai leggeri e munizionamento. Munizioni di provenienza di paesi dell’ex Unione sovietica, Bielorussia in particolare. Ma soprattutto figlie della guerra della ex Jugoslavia e attualmente nelle mani della mafia serba, la più potente in questo momento in Europa proprio grazie all’arsenale e alla capacità economica.
Armi in Libia
La rotta utilizzata è sostanzialmente la stessa che oggi i serbi fanno fare a sigarette e soprattutto alla droga. La triangolazione è tra ex Jugoslavia, Puglia, Grecia, Turchia e paesi del nord Africa. I traffici si sono intensificati notevolmente negli ultimi anni, come da tempo denuncia il procuratore di Bari, Antonio Laudati. E come hanno dimostrato una serie di inchieste che la sua procura ha condotto negli ultimi anni e in particolare negli ultimi 24 mesi.

Il pallino del gioco è interamente nelle mani della mafia straniera che utilizza come porto principale dello smercio quello di Bar, Montenegro. E’ da lì che partono i container pieni di armi, bollati come fossero normale ferraglia. È lì che vengono allungate mazzette per evitare ogni tipo di controllo. La direzione di quei container spesso è Bari, dove la malavita locale offre (in cambio di prezzi concorrenziali sul mercato degli stupefacenti) una piattaforma logistica: la droga parte verso il nord Europa, le armi invece vengono smistate verso i porti della Grecia e della Turchia. I pugliesi sono specializzati in questo tipo di lavoro. Lo fanno da sempre, hanno imparato con le sigarette.

Lo ha raccontato anche Goran Stanjevic, ex rappresentante dell’Agenzia per gli investimenti esteri del Montenegro, proprio ai magistrati della Dda di Bari che da tempo indagano sui collegamenti tra la mafia pugliese e quella dei paesi dell’ex Jugoslavia. L’indagine era quella che ha portato al processo di otto persone per il traffico internazionale di sigarette e che ha salvato l’ex presidente del Montenegro, Djukanovic, solo per via dell’immunità diplomatica.

«Da quanto so — ha raccontato Stanjevic a verbale al sostituto procuratore Giuseppe Scelsi — a Bar ci sono magazzini pieni di armi. Le vendono alla Libia, alla Siria, ai Paesi arabi. E in quei magazzini so anche che lavorano anche trai 500 e i 600 italiani». Bar non è l’unico punto di partenza. L’intelligence atlantica sostiene che i porti di Durazzo e Valona, di fronte alla costa pugliese, ha uguale capacità di smistamento: Repubblica ha raccontato nei giorni scorsi come stipate nei container ci siano 100mila tonnellate di armi di fabbricazione cinese mal custodite nei vecchi arsenali di Enver Hoxha, sono un’altra ghiotta fonte di approvvigionamento. Appena un anno fa, per esempio, proprio da Durazzo partì un cargo con a bordo 150 mila proiettili da mortaio da 82 millimetri in direzione del porto libico di Ras Lanuf. Così come è un fatto che in questi ultimi anni, in praticamente tutte le guerre che hanno sconvolto i paesi del centro-Africa, siano state ritrovate armi di fabbricazione cinese arrivate direttamente dall’Albania e triangolate proprio da Gheddafi.

Libia, appunto. L’intelligence dei paesi atlantici ha ufficialmente ammesso che «ci sono prove di come il flusso illegale di armi verso la Libia sia un’attività che continua, e che anzi si sia intensificata proprio in questo periodo». Gheddafi ha bisogno di armi perché il tradizionale canale che si muove attraverso i deserti meridionali (Ciad e Sudan) e occidentali (Algeria) è in questo momento sostanzialmente fuori uso. Quindi l’unica via rimane al mare. E gli unici venditori possono essere serbi e russi. «Quello che non manca certo a Gheddafi è la capacità economica» spiegano gli uomini dell’intelligence. In questo momento il valore delle armi nella borsa del Mediterraneo è praticamente diventato dieci volte superiore. «E i broker dei Balcani hanno aperto i cancelli». Proprio l’esplosione dei prezzi ha sostanzialmente bloccato la rotta parallela che si era venuta a creare, e cioè quella che riforniva gli insorti di Bengasi, gli avversari del Colonnello. Le armi si vendono al miglior offerente.

Note:

Articolo al link http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/03/30/news/traffico_di_armi_allarme_rosso_dalla_puglia_verso_gheddafi-14245088/

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