Messina. riciclaggio, speculazioni e traffico di armi: sedici le ordinanze. Una talpa controllava le indagini degli inquirenti
Mafia, arrestati giudici e poliziotti
Fermato anche imprenditore in contatto con un uomo di Bin Laden - LE ARMI Dal Medio Oriente all'Africa era attivo anche un canale per il traffico di armi
Francesco Viviano
Fonte: La Repubblica - 10 maggio 2005
Centinaia di milioni di dollari che viaggiavano da un punto all'altro del globo per realizzare aeroporti, porti, investimenti insmobiliari ma anche traffico di armi. La centrale operativa era a Messina. Era dalla città dello stretto che partivano gli input per i grandi investimenti, in mezza Europa e nei Caraibi, per ripulire i soldi di Cosa nostra e farli ritornare indietro, già "lavati", riciclati. Ed è a Messina che gli uonsini della Dia hanno rintracciato ed arrestato i principali protagonisti di questa vicenda, impreuditori, magistrati, poliziotti, dirigenti di banca ed anche boss mafiosi. Sedici gli arresti. In carcere sono finiti il "regista" di questa operazione, l'imprenditore Salvatore Siracusano che
avrebbe avuto rapporti d'affari con Youssef Nada ritenuto dalla Cia finanziatore di Bin Laden, il suo amico magistrato, Giuseppe Savoca presidente della sezione civile del tribunale di Messina, il vicequestore aggiunto, Alfio Lombardo, Antonino Puglisi ex presidente della squadra di calcio del Messina e padre dell'attuale presidente dell'Assindustria di Messina, Salvatore Ramella, direttore della sede del Credito Italiano di Messina ed il capomafia Michelangelo Alfano.
Dell'organizzazione facevano parte anche l'ex sottosegretario al tesoro dell'Udeur, Santino Pagano, Rosario Spadaro, imprenditore in odor di mafia che ha realizzato grandi opere e grandi affari a San Martin (Antille olandesi) e, secondo l'accusa, anche il sostiruto procuratore della Direzione distrettuale Antimafia di Messina, Vincenzo Barbaro che ha ricevuto l'avviso a comparire mentre era in aula a rappresentale l'accusa al maxiprocesso di Messina. Un'indagine consplessa ed inquietante perché gli indagati, come ha confermato il vicequestore della Dia, Aldo Fusco, avevano una "talpa", annidata tra gli investigatori o nelle procure di Reggio Calabria o di Messina, che riferiva in tempo reale le attività di magistrali ed inqurenti.
A casa della mente dell'organizzazione, l'imprenditore Siracusano, anello di congiunzione tra mafia palermitana e catanese, gli uomini della Dia hanno trovato un armadio blindato che conteneva tutti gli atti dell'inchiesta, anche le ultime intercettazioni che hanno incastrato gli attuali indagati.
Ed è stato attraverso le intercettazioni ambientali e telefoniche, conversazioni registrate anche nelle stanze della Procura della Repubblica di Messina, che gli uomini della Dia hanno potuto avere la conferma di sospetti e di inchieste comincate 12 anni fa e finora senza sbocco giudiziario. Siracusano, secondo gli inquirenti, investiva i miliardi dei traffici di Cosa nostra e quelli guadagnati dalle speculazioni iminobiliari a Messina (complice il giudice Savoca) in Polonia, nei Caraibi (attraverso Rosario Spadaro) ed in Romania dove l'imprenditore messinese aveva coinvolto politici e magistrati dell'est europeo che partecipavano agli affari. Affari relativi anche alla vendita di armi, di tutti i
tipi, vendute ovunque, dal Medio Oriente in Afghanistan, in Africa.
L'indagine di ieri è una coda di altre inchieste avviate agli inizi degli anni '90 dall'allora Alto Commissario Antinsafia, Domenico Sica cite aveva inviato nell'isola caraibica di Saint Martin, i suoi 007. Li operava, ed opera, Rosario Spadaro, proprietario di due casinò e di altre attività iniprenditoriali, in stretto collegamento con l'imprenditore Salvatore Siracusano.
Allora furono indagati anche Filippo Battaglia inserito nel giro del traffico d'armi e Rosario Cattafi, entrambi messinesi. Nomi finiti anche nell einchieste sulle stragi di Capaci e di via D'Amelio (Cattafi era collegato a Pietro Rampulla l'artificiere della strage Falcone; Battaglia era stato accusato da un pentito di avere procurato l'esplosivo) e che ieri sotto ritornati d'attualità.



