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Occhio alle Armi

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Control Arms

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Occhio al G8: “clima” sfavorevole alla riduzione del commercio di armi

Il tema del controllo e riduzione del commercio di armi e delle spese militari mondiali continua a non esser messo in agenda della grande oligarchia armiera dei paesi che appartengano al G8. Basta ricordare che circa l’84% dei trasferimenti internazionali delle armi proviene da questi paesi. Tutto questo impegno per la spesa militare e il commercio di armi pregiudica un serio sforzo per ridurre la povertà e favorire la stabilità e i diritti umani a causa delle irresponsabili esportazioni di armi verso i paesi più poveri e maggiormente devastati dai conflitti.

Secondo l’ultimo rapporto della Campagna Control Arms, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Russia e Usa stanno trasferendo equipaggiamento militare, armi e munizioni verso paesi – tra cui Sudan, Myanmar, Repubblica del Congo, Colombia e Filippine – contribuendo ad alimentare il circolo della povertà e arrecando gravi violazioni dei diritti umani. Infatti “Ogni anno centinaia di migliaia di persone sono uccise, torturate, stuprate, allontanate dalle proprie terre grazie al cattivo uso delle armi. Come è possibile prendere sul serio gli impegni del G8 a eliminare la povertà e l’ingiustizia, se alcuni di quegli stessi governi stanno mettendo a rischio la pace e la stabilità autorizzando consapevolmente trasferimenti di armi verso regimi repressivi, regioni di estremo conflitto e paesi che non possono permettersi di rifiutarle? ” – afferma Irene Khan,Segretaria generale di Amnesty International.
Il rapporto di Amnesty International, Oxfam International e International Action network on Small Arms (Iansa) dimostra quanto sia necessario appoggiare in sede Onu un trattato internazionale per il controllo dei trasferimenti di armi. Questa ricerca mostra che i paesi del G8, già responsabili di oltre l’80% delle esportazioni mondiali, continuano a vendere armi che opprimono la gente più povera e vulnerabile del pianeta. Il prossimo vertice del G8 deve sostenere con forza l’adozione di un trattato internazionale sui trasferimenti di armi in sede Onu anche alla luce delle consultazioni bilaterali che costruiranno il percorso che porterà alla sua adozione.

Il rapporto della Campagna espone una serie di manchevolezze e di debolezze nel controllo delle esportazioni di armi, comuni a molti paesi del G8:

Canada: esportazioni in paesi coinvolti in conflitti armati o in abusi dei diritti umani, tra cui veicoli corazzati leggeri ed elicotteri in Arabia Saudita, nonché motori per aerei e pistole nelle Filippine;
Francia: esportazioni che rientrano nella categoria Onu “bombe, granate, munizioni, mine e altro materiale” verso paesi soggetti a embargo dell’Unione europea come Myanmar e Sudan;
Germania: l’uso di componentistica tedesca nelle forniture militari destinate a paesi coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani, come nel caso dei motori tedeschi incorporati in veicoli militari consegnati a Myanmar;
Italia: la “scappatoia” presente nella legislazione, che consente l’esportazione di grandi quantità di cosiddette “armi a uso civile” verso paesi in cui sono in corso gravi violazioni dei diritti umani come Colombia, Repubblica del Congo e Cina; mancanza di una legge sui mediatori di armi.
Russia: esportazioni di armi pesanti, tra cui aerei da combattimento, verso Stati le cui forze commettono abusi dei diritti umani come Etiopia, Algeria e Uganda;
Usa: un consistente aiuto militare a paesi che si rendono responsabili di persistenti violazioni dei diritti umani tra cui Pakistan, Nepal e Israele;
Giappone: esportazioni di armi leggere e di piccole armi in paesi che fanno registrare una situazione negativa dei diritti umani come le Filippine;
Regno Unito: la mancanza di controllo sui materiali britannici che possono essere usati per compiere maltrattamenti e torture e il crescente uso delle “licenze aperte”, che consente alle aziende di fare spedizioni multiple senza un adeguato controllo.

Gli esempi compresi nel rapporto mostrano perché è urgentemente necessario un rigido e coercitivo trattato sul commercio delle armi, internazionale, vincolante e basato sul diritto internazionale, soprattutto sul diritto umanitario e sulle norme relative ai diritti umani: questi standard, se fossero rispettati, potrebbero salvare la vita a molte persone, prevenire la sofferenza e proteggere i beni di sostentamento. Alla luce della massiccia perdita di vite umane e della distruzione di proprietà e beni di sostentamento alimentati da questo irresponsabile trasferimento di armi, il G8 doveva passare dalla retorica ai fatti e promuovere una seria azione per ridurre le spese militari e fermare il commercio incontrollato di armi ma è evidente che non c’è alcun interesse a farlo visto che il nostro modello di benessere deve e dovrà esser difeso a tutti i costi.

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