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Occhio alle Armi

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Control Arms

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Fine della guerra fredda: il commercio di armi si globalizza

La fine della Guerra Fredda ha comportato un’alluvione di armi sul mercato internazionale, poiché l’immenso esercito dell’ex Unione Sovietica è stato smantellato e i suoi armamenti sono diventati superflui. Da allora l’industria bellica si è globalizzata sempre più, consentendo alle compravendite di armi di eludere le norme internazionali grazie a trucchi legali nei diversi paesi. Sono stati violati ripetutamente gli embarghi sulle armi imposti dalle Nazioni Unite.

Questa mappa mostra come un intermediario israeliano, Leonid Minin, ha approfittato dei deboli controlli internazionali sul commercio degli armamenti per fornire armi alla Liberia. Minin è stato arrestato in un albergo in Italia nell’agosto del 2000, in possesso di diamanti, di una grande quantità di denaro e di 1.500 documenti in varie lingue relativi a transazioni di petrolio, legname e armamenti. Queste transazioni avvenivano in gran parte con la Liberia, un paese sotto embargo delle Nazioni Unite dal 1992.

Nel 1999 Minin aveva acquistato un surplus di 68 tonnellate di attrezzatura militare - tra cui 3000 fucili AKM da assalto e circa 1 milione di munizioni - da un’impresa ucraina che commercia armi, la Ukrspetsexport. Intermediario di questa transazione fu la Engineering and Technical Company Ltd, una compagnia di copertura ubicata a Gibilterra ma registrata nelle Isole Vergini Britanniche e che risulta appartenere a Minin. Minin fornì all’Ucraina un certificato di uso finale in cui si dichiarava che le armi erano destinate al Burkina Faso, ma in realtà questo certificato era falso.

Le armi viaggiavano dall’Ucraina al Burkina Faso sull’aereo di una compagnia britannica, la Air Foyle. Una volta giunte a destinazione, il cargo veniva trasferito direttamente a Monrovia, in Liberia, con diversi voli realizzati dal jet d’affari privato di Minin. I pagamenti delle armi venivano effettuati dal Governo Liberiano sul conto di una banca ungherese associata alla compagnia di copertura Engineering and Technical Company.

Amnesty International riferisce che alcune di queste armi venivano poi fornite ai ribelli del Sierra Leone, paese confinante con la Liberia e anch’esso sotto embargo delle Nazioni Unite. Pertanto il commercio di armi realizzato da Leonid Minin violava almeno uno, se non due, embarghi delle Nazioni Unite. Eppure, malgrado queste forti evidenze contro di lui, la giustizia italiana non poté perseguire Minin per i suoi commerci a causa del fatto che questo traffico d’armi non era passato sul territorio italiano.

Alla fine del 2006 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite iniziò il processo per un Trattato sui Trasferimenti Internazionali di Armi, uno strumento legale imprescindibile per regolare il commercio internazionale di armi convenzionali. La proposta di Trattato esigerebbe che tutte le richieste di queste compravendite fossero valutate in funzione del loro probabile impatto sui diritti umani, sulle leggi umanitarie internazionali e sul futuro sostenibile. Il suo obiettivo è evitare che il commercio internazionale di armamenti, direttamente o indirettamente, veicoli armi nelle mani sbagliate. Il TTA trasforma la violazione dell’embargo delle Nazioni Unite in un crimine perseguibile in qualsiasi paese che abbia ratificato il Trattato.

Se al momento in cui Minin realizzava i suoi commerci fossero stati vigenti reali controlli internazionali sui trasferimenti internazionali delle armi, il problema si sarebbe potuto prevenire, o quanto meno sarebbe stato perseguito, poiché i controlli avrebbero richiesto l’autorizzazione di ogni stato coinvolto nella transazione (in questo caso l’Ucraina, la Gran Bretagna e il Burkina Faso) prima che l’affare andasse avanti. Inoltre, le indagini sul possibile destinatario sarebbero state più accurate, soprattutto per il fatto che i paesi vicini (Liberia e Sierra Leone) erano sotto embargo. E anche nel caso in cui l’affare fosse andato avanti a dispetto di questi controlli, le violazioni dell’embargo delle Nazioni Unite avrebbero reso Minin persegubile in tutti i paesi, a prescindere dal fatto che le armi fossero passate sul loro territorio nazionale.

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