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Quattro milioni di famiglie “armate” in Italia

Un vero arsenale bellico “parallelo” diffuso in tutto il nostro paese.
Le armi forniscono una falsa sensazione di sicurezza. E intanto gli affari dell’industria militare prosperano.

In Italia c’è un vero e proprio arsenale bellico “parallelo”: sono infatti circa 10 milioni le armi legali presenti in Italia, con almeno quattro milioni di famiglie “armate”, cioè in possesso di almeno una pistola. E’ quanto emerge dal Rapporto Italia 2008 di Eurispes pubblicato a gennaio 2008.

Nel 2007, risulta che 4,8 milioni di persone, pari all’8,4% della popolazione totale, detengono un’arma da fuoco corta o lunga, da caccia o da tiro a segno o ancora da difesa (Dipartimento Armi ed Espolosivi Ministero dell’Interno). Sono 34mila i privati che posseggono un porto d’armi, ai quali si sommano le oltre 50mila guardie giurate, i circa 800mila cacciatori con licenza per abilitazione all’esercizio venatorio e i 178mila permessi per uso sportivo (tiro a volo o tiro a segno). Altri 3 milioni di italiani hanno denunciato, invece, la presenza di armi in casa, ereditate o inservibili.
Si collocano in cima alla lista delle città più armate nel 2007, Torino e Milano, seguite da Roma e provincia, con circa 2 milioni di armi regolarmente detenute su un totale di 10 milioni di “pezzi” presenti sul territorio nazionale. Significativa anche la situazione nella provincia di Nuoro, in cui, agli oltre 1.200 possessori di porto di pistola rilasciati o rinnovati prima del 2007, debbono considerarsi anche i 17.700 cittadini con porto di fucile per uso venatorio, con una media pari ad un’arma ogni 10 abitanti.

L’Eurispes stima che ogni anno in Italia si producono 629.152 armi, con una proporzione di detenzione di un’arma ogni dieci persone. Un giro d’affari con cifre che sfiorano i 2 miliardi di euro tra produzione e indotto (abbigliamento, oggettistica, accessori). Una fabbricazione che raggiunge percentuali significative: le armi lunghe prodotte coprono il 70% dell’offerta europea, per le armi corte la percentuale scende al 20%; un business, dunque, quello italiano tra tradizione e tecnologia, con un considerevole epicentro a Brescia, dove l’incidenza percentuale di produzione nazionale in quest’area - che raccoglie 143 imprese del settore armieristico - sfiora addirittura il 90%.

ITALIA sempre in vetta all’export di armi da fuoco

Pistole, revolver, fucili, carabine e relative munizioni, mine terrestri ed esplosivi: i dati forniti dalle Nazioni Unite per il 2006 segnalano l’Italia come il terzo paese, dopo Stati Uniti e Regno Unito, per esportazione di armi, munizioni ed accessori, per un valore di circa 513 milioni di dollari, che rappresentano il 7,3% del totale delle esportazioni mondiali.
Se si considera, inoltre, il settore costituito dalle sole pistole e dai revolver (le due principali categorie di armi che fanno parte delle cosiddette “small arms”), dal 2003 l’Italia occupa stabilmente il secondo posto (inferiore solo alla Germania) nella graduatoria mondiale delle esportazioni, per un ammontare complessivo, nel quadriennio 2003-2006, di 115 milioni di dollari (una media di circa 40 milioni di dollari all’anno), pari al 15,3% delle esportazioni mondiali (Fonte Rapporto Eurispes 2008).

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