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Occhio alle Armi

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Control Arms

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1000 morti e 3000 feriti al giorno. Nessun paese è immune

Perchè le armi? Se la morte, le ferite, la disabilità provocate dalle armi leggere fossero classificate come una malattia, le considereremmo un’epidemia.
Le armi, vettore di malattie creato dall’uomo, sono indiscutibilmente dannose, per la salute umana.

Se 1000 persone al giorno stessero morendo per un’epidemia globale di influenza aviaria, il mondo si alzerebbe e si attiverebbe. Invece, il massacro in un liceo statunitense è considerato completamente sconnesso da un suicidio in Finlandia, dagli assalti di una gang brasiliana o dagli stupri in Sudan. Il comune denominatore, in tutti questi casi, è il tipo di arma usata.
Per quanto le armi da fuoco possano non essere la radice della violenza, l’aggravano sensibilmente. La povertà, la disoccupazione, l’ingiustizia, la frustrazione, la paura, la gelosia, la depressione possono accendere la scintilla della violenza; aggiungere le armi in questa situazione instabile è come gettare benzina sul fuoco.
Quando le armi da fuoco sostituiscono i pugni – o i coltelli – è molto più probabile che il risultato sia la morte. Così un banale caso di litigio per strada sfocia in omicidio, una discussione alimentata dall’alcol lascia dietro di sé un cadavere. Nel caso di fallimento di una relazione, come ad esempio un atto di infedeltà, un’arma può trasformare un momento di cieca collera in una vita di rimpianti. Da una mera disputa tra comunità può scoppiare una guerra, una volta che il primo colpo è stato sparato.

La peculiarità delle armi leggere è il saper trasformare istantaneamente una tensione o un’ansia in una tragedia. Le armi sono progettate allo scopo di uccidere. Le ferite da arma da fuoco sono particolarmente gravi rispetto ad altri tipi di ferite a causa del danno esteso ai tessuti circostanti. Le armi da fuoco, a differenza dei coltelli, possono uccidere a distanza, o perchè direttamente puntate o per via di una pallottola vagante. La presenza di un’arma, inoltre, riduce la probabilità che chi ha assistito intervenga per aiutare la vittima o per placare l’aggressore.

Un’aggressione con un’arma da fuoco ha una probabilità dodici volte maggiore di essere fatale rispetto ad aggressioni condotte con altri strumenti. La mera presenza di un’arma rappresenta un pericolo mortale: uno studio del 2003, condotto negli Stati Uniti, ha rilevato che tenere un’arma in casa aumenta del 41% il rischio che un membro della famiglia venga ucciso - per un omicidio, un suicidio o un incidente -.

Le armi possono avere una vita lunga decenni e potrebbero cambiare diverse volte proprietari e utenti. Gli avanzi militari troveranno facilmente mercato in situazioni di conflitto nei paesi in via di sviluppo. Una pistola in casa passerà nelle mani di qualche criminale dopo che un ladro l’avrà rubata. Le armi fornite in buona fede da un governo democratico ai “combattenti per la libertà” oltremare verranno usate contro le sue stesse truppe anni dopo. Il fucile da caccia del padre sarà usato dal figlio adolescente per commettere un suicidio. Un’arma leggera è parimenti letale, sia che si trovi nelle mani di un amico che di un nemico, di un civile che di un soldato.
Le frontiere sono vulnerabili e le armi da fuoco – specialmente le pistole – sono per natura estremamente facili da portare e da nascondere. In breve, sono il sogno del contrabbandiere e l’incubo di chi deve applicare la legge. Alcune armi sono abbastanza piccole da poter essere nascoste in una tasca e portate anche da un bambino di sette anni.
Questa combinazione tra letalità e longevità rende le armi da fuoco strumenti efficienti di una violenza diffusa. Per ridurre il costo della morte e delle ferite dobbiamo riportare il sangue delle armi sotto controllo.

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