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Occhio alle Armi

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Control Arms

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Dopo il successo di Control Arms, i prossimi passi in avanti alle Nazioni Unite

Nel 2008 sulle armi occhio ai governi

Il 2008 sarà un anno decisivo per fare dei concreti passi in avanti verso controlli internazionali sulle esportazioni di armi che potenzialmente potranno salvare un incalcolabile numero di vite. All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 2007 infatti, la maggioranza dei governi ha confermato di volere un Trattato Internazionale sui trasferimenti di armamenti per impedire le esportazioni verso zone di conflitto o di crisi per i diritti umani. Già nel 2006, 153 Stati membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, avevano raggiunto una decisione storica, votando per muovere i primi passi verso un Trattato sul Commercio delle Armi, giuridicamente vincolante, per assicurare una completa ed efficace regolamentazione dei trasferimenti internazionali di armi convenzionali. Nel 2007 si sono svolte le consultazioni e gli Stati hanno sottoposto le loro opinioni al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon sulla fattibilità di un trattato. Oltre 100 Paesi hanno inviato indicazioni scritte.
Nel 2008, il prossimo passo nello sviluppo di un Trattato Internazionale sul Commercio di Armamenti consisterà nel lavoro di un gruppo di esperti governativi (GGE) di 28 diversi stati (compresa l’Italia) tra i quali si possono annoverare sia i maggiori esportatori di armamenti, ma anche molte delle nazioni colpite da flussi irresponsabili di armi. A febbraio il gruppo comincerà ad incontrarsi per inserire le indicazioni dei governi in una prima bozza di futuro Trattato e, quindi, presenterà il risultato del proprio lavoro nell’incontro, il prossimo Ottobre 2008, del Primo Comitato dell’Assemblea Generale ONU. Ma un piccolo gruppo di Stati molto potenti (come USA, Cina, Russia ed India) rimangono sfortunatamente ancora scettici al riguardo e gli Stati Uniti sono stati gli unici a votare contro la risoluzione per il Trattato adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 2006. Anche nelle risoluzioni adottate il 2 Novembre del 2007, gli Stati Uniti hanno espresso un voto contrario.

Presenti ai lavori delle Nazioni unite molte organizzazioni nazionali ed internazionali, a partire dalla coalizione Control Arms, fondata da Amnesty International, IANSA e Oxfam. Per spingere i governi ad adottare questa decisione la campagna internazionale ha portato alle Nazioni Unite le voci ed i volti della società civile mondiale: oltre un milione di persone di 160 diversi Stati hanno aderito alla “Fotopetizione” lanciata internazionalmente dalla campagna Control Arms per dimostrare con la propria faccia il supporto verso il Trattato. E anche dall’Italia sono arrivate 45.000 foto raccolte dalla Rete Disarmo – Controllarmi composta da oltre 30 organizzazioni della società civile. Durante i lavori delle Nazioni Unite le ONG hanno spinto con una propria piattaforma di proposte per impedire trasferimenti illegali di armi, verso paesi in stato di conflitto o coinvolti in violazioni dei diritti dell’uomo.
E dalla campagna Control Arms partono i lavori in vista della decisione della prossima Assemblea Generale ad ottobre 2008. Da un lato tenere d’occhio i governi perché si arrivi ad un buon risultato, senza soluzioni di compromesso che consegnino un trattato debole. Dall’altro continuare con una forte mobilitazione dal basso coinvolgendo ancora più persone. Si partirà con il raccogliere le adesioni dei parlamentari nazionali e degli amministratori locali e nei prossimi mesi si stanno programmando molte iniziative in varie città. “E’ un momento importante – dicono dalla Rete italiana - e non bisogna abbassare la guardia, vogliamo in particolare che l’Italia faccia tutti gli sforzi perché in questo momento siede nel Consiglio di sicurezza, inoltre fa parte anche del gruppo di esperti nominato dal Segretario Generale. Ma non solo. L’Italia può dare un contributo importante perché la legge italiana è un modello a livello internazionale. Il Trattato sarà efficace se avrà come minimo standard e livelli di controlli come quelli previsti dalla legge 185 del 1990”.

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