Taglio F35, Rete disarmo: “Ora si passi dalle parole ai fatti”

Positivo l’annuncio del ministro della Difesa sulla possibile “spending review” sulla spesa militare, ma “occorre intervenire sull’acquisto di nuove armi”. Preoccupa la riunione del Consiglio supremo di difesa convocato da Napolitano: “Non sia l’ennesimo tentativo di evitare il taglio”
GA
Fonte: Redattore Sociale - 17 marzo 2014

NO F35 Camera “Taglio degli F35? Speriamo di passare dall’annuncio ai fatti”. Così Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo sulle parole del ministro della Difesa, Roberta Pinotti che su Sky Tg24 ha affermato che “è lecito immaginare che si può ripensare, si può ridurre, si può rivedere” la spesa per gli F35, ma che comunque bisogna attendere prima “la fine dell'indagine conoscitiva per prendere una decisione”. Per Vignarca, attendere l’esito dell’indagine parlamentare è una buona mossa e soprattutto non allungherà i tempi. “L’indagine doveva terminare per gennaio – spiega Vignarca -, poi con la caduta di Letta la cosa è stata procrastinata. Tuttavia, non si tratta di una commissione di inchiesta parlamentare, per cui la Commissione difesa può decidere di metterla nel prossimo ordine del giorno”. Il vero problema, però, è passare dalle parole ai fatti. “Mentre qui siamo a discutere – spiega Vignarca -, negli Stati uniti hanno già deciso di tagliare il 20 per cento degli F35 nel prossimo budget. E’ una cosa che si può fare, tant’è vero che la fanno addirittura gli Stati uniti”.

L’intervento del ministro Pinotti, però, non ha riguardato unicamente la possibile riduzione del numero di cacciabombardieri. Al vaglio anche la possibilità di chiudere 385 caserme o presidi e ridurre anche il numero dei militari “passando da 190 mila a 150 mila”. Per Vignarca, però, il risparmio “non può derivare dalla riduzione degli effettivi, per due motivi. Il primo è che la riduzione, già prevista per legge, andrà a regime nel 2026. Se poi la riduzione degli effettivi dovesse passare per un transito nei prepensionamenti, si sta unicamente spostando la voce di spesa”. Una buona “spending review” sulla spesa militare, invece, dovrebbe riguardare soprattutto “l’acquisto di nuove armi”, aggiunge Vignarca, tra cui proprio gli F35, ma non solo. Tagli che, come ha spiegato Vignarca in altre occasioni, permetterebbero di risparmiare circa 4 miliardi di euro.

Mentre si attendono mosse concrete da parte del governo, però, preoccupa la decisione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di convocare il Consiglio supremo di Difesa il prossimo 19 marzo e di inserire tra i punti previsti all’Ordine del giorno proprio le “criticità relative all’attuazione della legge 244 di riforma ed impatto sulla Difesa del processo di revisione della spesa pubblica in corso”. Secondo la Rete italiana per il disarmo, “il luogo deputato e naturale a definire qualità ed entità della spesa per armamenti italiana è il Parlamento. Ai sensi della nostra Costituzione nessuno ha “diritto di veto”, un tipo di “timore” espresso da precedenti prese di posizione del Consiglio Supremo di Difesa, mentre sicuramente il Parlamento ha il “dovere di voto” sulla materia in questione”.

Per Vignarca, però, il Consiglio Supremo di Difesa “non può fare nulla sui tagli, in quanto organo con valore formale e consultivo”. Anzi, negli ultimi mesi “ha positivamente iniziato ad occuparsi del tema delle spese militari con una inedita azione approfondita. Si tratta di un'azione da ampliare e consolidare”, spiega una nota della Rete disarmo. Ma i timori della Rete riguardano proprio questa apertura. “La nostra Rete esprime forte preoccupazione di fronte all'ipotesi di blocco di tale dinamica da parte di veti politici o di prese di posizione di organi che non hanno competenza legislativa o esecutiva in merito”. L’auspicio della Rete, quindi, è quello che l’interessamento al tema riguardi soprattutto “l’opportunità di dotare il Parlamento di maggiori strumenti”, per valutare gli eventuali tagli e che non sia, invece, “l’ennesimo tentativo di evitare un taglio alle risorse”.

Note:

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