Giustizia e Pace della Diocesi di Novara: «Gli f35 vanno contro l’insegnamento della Chiesa»

18 gennaio 2012 - G.P.
Fonte: Adista - 17 gennaio 2012

Incostituzionali, inutili, eccessivamente cari. E anche difettosi, secondo quanto denunciato da un recente rapporto del Pentagono e dalle commissioni ufficiali d’indagine promosse da alcuni Paesi partecipanti al programma Joint Strike Fighter (Jsf), tra cui Norvegia, Canada e Australia. F-35 sempre più contestati – non solo tra le fila dell’associazionismo pacifista – ma non dal ministro della Difesa Giampaolo Di Paola che, anche nel corso del question time alla Camera dello scorso 11 gennaio, ha riferito che il governo andrà avanti nel programma militare più costoso della storia repubblicana senza nessun ripensamento, nonostante le polemiche sollevate all’interno del Parlamento e dall’opinione pubblica, nelle settimane che hanno seguito la “manovra salva Italia”. Secondo Di Paola, «quel programma significa crescita operativa, tecnolo visita a cameri gica e occupazionale notevole: parliamo di 10mila posti di lavoro in 40 aziende. A Cameri, provincia di Novara, c’è già un complesso industriale con 1.500 posti di lavoro».

E così, dopo la «la “foglia di fico” delle penali» che, come ha spiegato il coordinatore nazionale della Rete Disarmo, Francesco Vignarca (nell’inchiesta di Altreconomia di gennaio), «si è rivelata solo fumo negli occhi», ecco spuntare quella dello sviluppo industriale e occupazionale, prospettiva già ampiamente smentita dentro e fuori il Parlamento.

Sulla questione, Adista ha intervistato don Mario Bandera, direttore del Centro Missionario e dell’Ufficio della Pastorale del Lavoro della Diocesi di Novara e responsabile delle commissioni diocesane “Giustizia e Pace” e “Salvaguardia del Creato”. La diocesi di Novara – nel cui territorio si trova l’aeroporto di Cameri che ospiterà la fase di assemblaggio degli F-35 – è da sempre capofila della protesta contro il programma militare Jsf (v. Adista nn. 71/09 e 99/10). (giampaolo petrucci)

 

Perché, per superare la crisi, il governo ha deciso di “spremere” le famiglie, ma non accenna a metter le mani alla spesa militare?

Le spese miliari sono un argomento tabù, per tutti i governi: recenti studi hanno confermato che, nonostante la crisi, le spese militari continuano ad aumentare. Nel 2011 l’Italia ha speso oltre 20 miliardi di euro. Ci si maschera dietro scuse come quella della penale che non esiste. Credo che ci siano grossi interessi che spingono molto forte nella direzione delle spese militari, creando una specie di casta di intoccabili – la lobby delle armi – alla quale nessuno può chiedere sacrifici. La domanda che dovremmo porci tutti è: perché accade questo?

Come interpreti le parole del ministro Di Paola al question time dell’11 gennaio?

Lui stesso ha parlato di «un programma di elevato valore operativo, tecnologico e industriale» che garantirà occupazione e lavoro per oltre 40 imprese. «Anche così si fa la crescita», ha detto. È ovvio che risposte del genere pongono serie riflessioni e domande a cui bisognerà rispondere. Quale Difesa vogliamo? Quale modello di sviluppo? E via dicendo.

 

La commissione che coordini si è sempre opposta al Jsf dicendo che non avrebbe portato sviluppo nel territorio della Diocesi…

Per mesi, politici e media locali ci hanno raccontato incessantemente questa bugia. Nel novarese, zona colpita duramente dalla crisi occupazionale, gli F-35 apparivano come una grande speranza. Che si è rivelata presto disattesa. In principio, il sindaco di Cameri, Rosa Maria Monfrinoli, sperava di cogliere le opportunità offerte dall’assemblaggio dei supercaccia in termini di occupazione indotta, di commercio e di insediamenti abitativi. E per questo, dinanzi alle proteste delle associazioni, tuonava che l’etica doveva aspettare, prima venivano le assunzioni: «Serviranno tante figure professionali, addetti alle pulizie e specializzati in aeronautica», diceva, per non parlare delle opportunità legate all’indotto di tutta la filiera coinvolta: dall’edilizia ai servizi, fino alla ricettività. Ora, il sindaco si è dovuta ricredere. Al momento, nei nuovi hangar già attivi, sono stati assunti solo un paio di cameresi. In prospettiva, i tanto decantati 10mila posti di lavoro si sono ridotti prima a duemila, poi ad alcune centinaia ed ora a qualche decina… quindi poche briciole. Si è verificato esattamente quello che denunciavamo da tempo, per cui eravamo tacciati di essere degli incompetenti!

 

Che fine ha fatto la mozione 408 firmata da Pezzotta, depositata alla Camera nel luglio 2010?

Di fatto la mozione Pezzotta era stata messa in calendario, poi fatta slittare e non più successivamente calendarizzata. Noi chiediamo, in collaborazione con la campagna promossa da Rete Disarmo (www.disarmo.org/rete/a/34753.html) e rilanciata in diversi modi con una raccolta firme online anche da altri movimenti, come Pax Christi, che di questo argomento così delicato e importante si discuta in Parlamento, si discuta cioè in aula la mozione Pezzotta o le altre che nel frattempo sono state presentate.

 

Quale è l’atteggiamento della diocesi di Novara di fronte al programma militare?

La Commissione Giustizia e Pace della diocesi, da quando si è individuato nell’aeroporto militare di Cameri il sito più appropriato per l’assemblaggio finale degli F-35, si è posta il problema di come aiutare la comunità cristiana a prendere coscienza del grave problema che stava sorgendo in casa nostra. Mons. Renato Corti, vescovo di Novara, ci affidò l’incarico di studiare quanto accadeva e di preparare un documento che sarebbe stato distribuito alla comunità diocesana affinché potesse prendere coscienza di tutti i risvolti negativi legati alla produzione e al commercio delle armi, compresi gli F-35.

 

Il motivo della vostra opposizione agli F-35, ovviamente, non è solo economico...

Assolutamente no! La nostra opposizione scaturisce dalla Dottrina Sociale della Chiesa e dai documenti del Magistero dove, fatto salvo il diritto alla difesa, viene stigmatizzata a più riprese la produzione delle armi ed in modo particolare delle armi nucleari. Essendo gli F-35 cacciabombardieri adattabili al trasporto di ogive nucleari, la nostra posizione è fedele alla lettera a quanto il Magistero indica in merito.

 

Esiste quindi un “dovere” dei cristiani a prendere posizione su questo tema?

Certamente esiste. Purtroppo però, la denuncia della Chiesa sugli F-35 – in passato presero posizioni molto dure anche mons. Fernando Charrier (già vescovo di Alessandria), mons. Tommaso Valentinetti (allora presidente di Pax Christi) e di mons. Renato Corti (vescovo di Novara) – non hanno inciso molto sulla comunità ecclesiale e sull’opinione pubblica italiana. Ci siamo spesso sentiti dire che la Chiesa non doveva mettere bocca su questioni non di sua competenza. Eppure, diversi missionari che operavano in Paesi devastati dai bombardamenti aerei ci incitavano ad andare avanti, anche se la denuncia profetica stentava ad essere valorizzata all’interno della comunità cristiana. Infatti, molti cattolici che si dichiarano “per la vita”, su un tema come questo non prendono posizione o cercano giustificazioni. E a noi ci hanno sempre considerato dei poveri illusi incapaci di fronteggiare le mutate situazioni internazionali.

 

Certo, vi sarete sentiti molto soli nella battaglia di questi ultimi anni…

Abbastanza: praticamente avevamo contro il mondo industriale, quello sindacale e quello politico. Ovviamente qualche voce critica anche all’interno di questi ambiti si è levata, ma l’impressione generale era che fossero solo delle ristrette frange della sinistra e del mondo cattolico. La manifestazione nazionale dello scorso novembre a Novara, è stata una fotografia perfetta di chi era realmente contro gli F-35, accanto alle Associazioni per la Pace e agli esponenti più sensibili della società civile: brillavano, per la loro assenza, proprio i rappresentanti della politica istituzionale. (g. p.)

Note:

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