Ancora falsità su F-35: il Governo usa trucco per superare la decisione del Parlamento

Il Ministero della Difesa si nasconde dietro numeri e documenti già presentati in passato ed ampiamente sbugiardati dal confronto con i dati ufficiali degli Stati Uniti.
Ancora una volta il Parlamento e l’opinione pubblica sono stati presi in giro perché non si vuole ammettere una realtà ben diversa dalle dichiarazioni imprecise della Difesa, e non si vuole concedere al parlamento la facoltà di poter recedere o modificare la partecipazione italiana al programma Joint Strike Fighter.
Fonte: Taglia le ali alle armi - 18 ottobre 2013

“Assolutamente insoddisfacente e, soprattutto, con il reiterato e già visto meccanismo di nascondere i dati reali e la situazione reale del programma F 35. E in più, in questo caso, con ulteriore schiaffo al Parlamento che nelle scorse settimane aveva votato mozioni per a sospensione e l’analisi approfondita del programma di acquisto legata ai cacciabombardieri”. È questa il commento della campagna “Taglia le ali alle armi” a quanto avvenuto stamattina in aula alla Camera, dove il Governo ha dovuto rispondere ad un'interpellanza promossa da un nutrito gruppo di deputati appartenenti ai “Parlamentari per la pace”.

Una comunicazione che fa seguito ad analogo question time della scorsa settimana con il ministro della Difesa Mauro, ma che quest'oggi ha visto protagonista il sottosegretario alle politiche Agricole Castiglione che, ovviamente, ha dovuto e potuto solamente leggere la documentazione prodotta dagli uffici della difesa. Una relazione che non ha prodotto niente di nuovo in termini di documenti da mettere a disposizione di Parlamento e Società Civile, ma ha ufficializzato un’interpretazione estensiva ed inaccettabile delle mozioni votate da Camera e Senato lo scorso giugno/luglio.

Il sottosegretario ha esordito infatti sottolineando come le mozioni non potrebbero essere considerate come “un generale e retroattivo divieto incidente su politiche di acquisto già determinate”. Come sia possibile affermarlo, ma l’On. Castiglione è scusato per il suo ruolo di “lettore”, che la concretizzazione degli ulteriori contratti di acquisto (quelli definitivi per il complesso del velivolo) è avvenuta solo lo scorso 27 settembre. Nessun “perfezionamento dei contratti in essere”, perché allora ci si dovrebbe domandare il motivo della firma avvenuta in momenti successivi. NO F35 Camera

Ci domandiamo infatti come sia possibile che per il medesimo lotto (il numero VII, tralasciando il VI che si pensava concretizzato già ad aprile ma che ha visto ultima firma anch’esso a settembre) ed in specifico per i pezzi di “lunga produzione” sia stato necessario firmare un contratto ad ottobre 2012 ed uno anche nel settembre 2013. Forse perché si tratta di parti diverse dell’aereo e quindi un impegno per sole quelle.

D’altronde anche il precedente Governo aveva negato la presenza di penali, soprattutto perché le Forze Armate USA non possono accedere ad una contrattualizzazione internazionale prima dell’anno fiscale in cui il denaro per il progetto viene ricevuto. E ricordiamo, per chi non lo sapesse, che la nostra firma avviene con Lockheed Martin per tramite del Pentagono.

Motivazione che ha permesso al Canada addirittura di cancellare in toto la propria partecipazione, ed all’Italia di ridurre drasticamente il proprio acquisto: per lo stesso Lotto VII che oggi il Governo ha descritto come “blindato” erano previsti 12 aerei. Come mai siamo quindi costretti a confermare l’acquisto solo per tre di essi? In realtà non corrisponde a verità quanto affermato in aula e cioè che “in termini pratici, ciò che si contrattualizza nell'anno zero, deriva da impegni assunti negli anni meno uno e meno due, con pagamenti che verranno effettuati fino all'anno più due” (vale solo per i pezzi effettivamente acquistati nell’anno -1 e -2 non per il velivolo nel suo complesso che fino a settembre non era stato acquistato).

“Ci domandiamo -commenta ancora la campagna “Taglia le ali alle armi” - come mai nessuno dalla Difesa abbia trovato il tempo di avvisare il Parlamento dell'acquisto effettuato lo scorso 27 settembre se non la Rete Disarmo la Campagna Sbilanciamoci in audizione presso la Commissione Difesa della Camera”. Senza un tale intervento informativo il Ministero della Difesa si sarebbe degnato di dare qualche comunicazione e qualche nuovo dato ai parlamentari?

Risulta poi un poco sospetta la citazione da parte del Sottosegretario dell'audizione dell'amministratore delegato di Finmeccanica, avvenuta solo pochi giorni fa, che ha dichiarato la  propria adesione ad un programma molto più ampia e convinta di quella riscontrata nella precedente audizione, solo pochi giorni addietro. Il sospetto è che si volessero un po' gonfiare i numeri favorevoli al progetto, senza sottolineare però (come dichiarato in aula dall’On. Frusone nella risposta al sottosegretario dei Parlamentari per la Pace, firmatari dell’interpellanza) molto come i ritorni industriali ed occupazionali siano bassi di quelli prospettati fino all’anno scorso.

“Riteniamo che per un programma così complesso, così costoso, così problematico siano altri meccanismi di trasparenza che debbano essere messi in gioco. Per non arrivare ancora una volta a sprecare ingenti risorse per le spese militari quando il resto del paese e in situazioni problematiche” concludono le tre realtà promotrici Rete Italiana per il Disarmo, Campagna Sbilanciamoci e Tavola della Pace.

E siamo disponibili ad un confronto pubblico con il Ministro Mauro e gli uffici della Difesa. 

Note:

IN ALLEGATO Intervento di risposta dell’On. Frusone che avanza al Governo molte delle perplessità da sempre sollevate dalla campagna “Taglia le ali alle armi”

Signor Presidente, grazie. Ringrazio anche il sottosegretario che è qui oggi presente, ma assolutamente non vedo un motivo per ritenerci soddisfatti della risposta, e spiego anche perché. Innanzitutto, ringrazio il sottosegretario per essere qui. Sinceramente troviamo assurdo che né il Ministro né i sottosegretari della Difesa abbiano trovato un momento per risponderci, a questa interpellanza. Il sottosegretario – non me ne voglia assolutamente, so benissimo che ambasciatore non porta pena – è sottosegretario alle politiche agricole e con gli F-35, permettetemi il collegamento ortofrutticolo, non c'entra un cavolo. Ci ritroviamo assolutamente insoddisfatti perché, innanzitutto, questa nostra interpellanza non nasce da una mia richiesta singola, né dal mio collega Artini, ma viene mossa da un intergruppo, un intergruppo per la pace. È una richiesta, quindi, trasversale, che attraversa tutta la Camera dei deputati e arriva anche al Senato. Non è una richiesta, quindi, che si ferma solamente ad un mio capriccio o a quello del mio collega, ma veramente è una volontà sostenuta da una gran parte del Parlamento, da questo intergruppo per la pace, di cui facciamo parte. 
 
Noi abbiamo sottoposto queste domande, spettava a noi il compito, ma non abbiamo avuto risposte. Abbiamo chiesto chiarezza in questo programma. Non stiamo parlando di spiccioli. Stiamo parlando all'incirca di 13 miliardi di euro. Dico all'incirca, perché noi sinceramente non sappiamo veramente quale sarà la cifra finale. Chiediamo semplicemente chiarezza. Noi ci rendiamo conto che quando si parla di difesa, l'Italia acquista armamenti e strumenti d'arma come se fossero veramente giornali all'edicola la mattina. Mi piace quello, acquisto quello, voglio quell'altro, non c’è un progetto dietro, non c’è assolutamente nessuna proiezione al futuro. E quando ci arrivano questi progetti d'arma – non parlo solamente dell'assetto strategico e della funzione finale della nostra difesa e della sicurezza del Paese – noi ci troviamo veramente a combattere con le cifre. Ogni volta ci troviamo di fronte a degli scenari assurdi. Noi ci troviamo, ad un certo punto, a discutere o di 131 F-35 o di 90 F-35. Il costo finale è sempre lo stesso e, quindi, a quel punto noi ci chiediamo: ma se 131 F-35 costano 13 miliardi di euro, 90 costano sempre 13 miliardi ? Come si fa a negare che il costo sta aumentando sempre di più, perché effettivamente stiamo parlando di 40 F-35 in meno. Chiediamo il costo singolo, facciamo audizioni, ma non ci vengono mai date risposte. 
  
Anche l'altro giorno eravamo in audizione con l'amministratore delegato di Finmeccanica Pansa. Abbiamo chiesto il costo singolo di un F-35 e anche lì ci sono state date delle risposte assurde perché, appunto, si parlava di 90 milioni di euro per un singolo F-35, ma non si specifica se è con motore, non si specifica se effettivamente sono compresi tutti i costi che ci sono intorno. Noi abbiamo provato a fare un singolo calcolo del costo di un F-35 basandoci naturalmente sull'altra parte al di là dell'oceano, su quello che dicono gli Stati Uniti. E abbiamo trovato dei dati completamente differenti. Noi ogni volta che chiediamo trasparenza e certezza dei costi, arriviamo a queste risposte, che veramente non ci dicono nulla. 
  
Noi, al di là dell'oceano, abbiamo saputo che appunto su per giù si parla di 100 milioni di dollari, senza motore, a cui aggiungiamo, noi, ipotizzando, 25 milioni di dollari per questo motore, Pratt & Whitney, di cui ancora non si sa il costo. Anche la nostra quindi è un'ipotesi. Non riesco a capire, quindi, come si fa a dare delle cifre, a sparare delle cifre dall'altra parte. Arriviamo ad altri 60 milioni di dollari che vengono aggiunti al costo complessivo e, quindi, arriviamo all'incirca a 190 milioni di dollari. Dopodiché, sono anche buono, scalo quel 4-5 per cento che appunto appartiene all'Italia con quell'investimento.  
Ma, alla fine, arriviamo ad un costo superiore, ma di molto, a quello che ci viene detto. Noi ci troviamo di fronte ad una spesa all'incirca, per singolo aeroplano, di 135 milioni di euro, e siamo buoni veramente. Noi facciamo sempre stime al ribasso, ma lo facciamo noi, non è il nostro compito. Noi dobbiamo decidere sulla base di dati e, purtroppo, dall'altra parte i dati non ci vengono mai forniti. Quando si parla di difesa siamo veramente in una bolgia totale. Non ritroviamo un dato che combacia con quello che abbiamo dall'altra parte dell'oceano. Ci troviamo sempre in queste indefinitezza. Veramente è assurdo. 
  
Io non sono un tecnico del settore difesa, ma sinceramente pensavo diversamente di un settore del genere. Stiamo parlando di difesa e sicurezza, stiamo parlando di armamenti di miliardi di euro, sottolineo: miliardi, non stiamo parlando di milioni o di migliaia di euro, non stiamo parlando di un acquisto, chessò, per la tipografia, non stiamo parlando di cose banali, stiamo parlando di una cifra esagerata. 
  
Adesso tralascio il discorso che va sull'utilità di questi mezzi, sulla compatibilità con il nostro articolo 11 della Costituzione, di questo abbiamo parlato veramente tanto. Siamo quasi stufi di parlare degli F-35, delle promesse che sono state fatte in campagna elettorale da alcuni partiti, che non sono state rispettate, dell'aspetto difensivo di questi F-35. Vorrei parlare veramente giorni di questo, ma è una cosa assurda arrivare qui, oggi, e non avere ancora dati certi. So benissimo che è un contratto particolare, che si parla di un programma a lungo termine e, quindi, ci troviamo di fronte a dati che possono variare di fronte a scenari economici e a molte variabili. Di questo siamo ben certi, ma noi apprezzeremo veramente moltissimo una dichiarazione del Governo che dice: purtroppo ci troviamo in una situazione economica particolare, non siamo in grado di definire questa cifra, vedremo come andrà a finire: noi preferiamo piuttosto questa chiarezza alle cifre che ci vengono sparate ogni giorno. Infatti, a seconda della campana che sentiamo ci vengono date cifre diverse. 
  
Anche oggi non siamo assolutamente soddisfatti di questa risposta. Noi stiamo acquistando non si sa addirittura il numero degli F-35, quindi l'assurdità è questa. Ci troviamo veramente di fronte ad un acquisto dove non si sa il numero finale degli strumenti che andiamo ad acquistare. Quindi, come si può parlare di spese, di budget ? È veramente un'assurdità totale tutto questo progetto. Ci troviamo ogni giorno a combattere con delle cifre. Arriviamo a questo punto, dove non sappiamo se sono 90, se sono 131. Non sappiamo le ali. Ogni volta si parla di questo ritorno economico. Ricordo – non ero ancora qui perché si parla della Commissione difesa della scorsa legislatura – il generale Esposito venne qui a dire che noi producevamo 1.200 ali e, quindi, c'era un ritorno economico assurdo. Addirittura ce li ripagavamo questi F-35, erano gratis. Tant’è che mi viene in mente il discorso sulla cultura: un euro in cultura genera tre, quattro, cinque euro di ritorno economico e lì non li facciamo questi investimenti. Invece mi devo sentir dire che addirittura questi F-35, con il lavoro che portano, verranno ripagati. È veramente un'assurdità. Si parlava di queste 1.200 ali. L'altro giorno Pansa ha detto che ne produrremo 800. Ce ne siamo perse 400, forse da Cameri a Roma. Così, in un batter d'occhio, questi numeri diminuiscono. Si parlava di 10 mila occupati. L'altro giorno siamo arrivati a 5 mila. In realtà ne stimiamo mille, se tutto va bene, perché la stessa audizione in Commissione difesa ci ha fatto capire questo. Pansa ha parlato degli ingegneri. Ogni ingegnere formato in Italia ci costa 1,5 milioni di euro e noi li spostiamo da progetti che vanno avanti come, ad esempio, quello degli Eurofighter sugli F-35 e a questo punto li spostiamo, è stato detto proprio da loro. 
  
Quindi, non si crea occupazione, perché come spostiamo gli ingegneri, spostiamo anche gli operai, le persone che costruiscono questi aerei. Queste 10 mila persone sono veramente delle cifre assurde. Noi ci ritroviamo ogni giorno a combattere con queste cifre sparate, sembra il 26 dicembre, dove si fa la tombola e si lanciano i numeri, ma sinceramente noi questi numeri nella cartella non li abbiamo. Ogni volta che chiediamo di essere più specifici, di darci delle cifre concrete, arriviamo qui, alla fiera della banalità, del pressappochismo: si danno delle cifre assurde, che non hanno riscontro assolutamente in qualche dato, nei contratti. Noi abbiamo visto i contratti, abbiamo visto i vari lotti...